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Acqua: più poteri all'Acea di staccare le utenze, è il nuovo contrato di servizio

La denuncia arriva dal Comitato acqua bene comune dei Castelli Romani che denuncia come nel nuovo contratto di servizio si rafforza il potere dell'azienda nello staccare le utenze in barba ai servizi minimi

Se stranamente il Ministro Clini chiede di applicare i risultati referendari referendari sull'acqua per evitare speculazioni, nella provincia di Roma si decide di rafforzare la posizione di Acea, gestore idrico dell'Ato 2, e prevedere nel nuovo contratto di utenza maggiori possibilità di tagliare il servizio unilateralmente, poteri che vanno a discapito delle famiglie a basso reddito.

"Il nuovo regolamento è un vero scempio del principio di diritto all’acqua, dove la mercificazion, quella vera, quella che viene pesata a suon di euro prevale rispetto al voto chiaro di milioni di cittadini della provincia di Roma. Un documento elaborato dalla Segreteria tecnica operativa diretta dall’ingegner Sandro Piotti, pagata con i soldi delle bollette dei cittadini, che prima di ogni altra cosa dovrebbe prendere atto del risultato referendario. Invece si va in direzione opposta", affermano dal coordinamento per l'acqua bene comune dei Castelli Romani.

Nel nuovo regolamente l'Acea potrà procedere in caso di morosità addirittura alla "piombatura" e "rimozione del contatore", che di fatto impedisce l'accesso all'acqua potabile. In un periodo di crisi dove le famiglie faticano ad arrivare a fine mese è un atto di forza del gestore  Acea, tuonano i comitati.

I comitati ricordano un caso giudiziaro di un'altra zona del Lazio dove il tema acqua è un tema scottante ovvero Latina, dove il tribunale ha dichiarato come clausola vessatoria il distacco per morosità previsto nel regolamento idrico dell'Ato 4: "Se questo principio giuridico vale per la provincia di Latina, non capiamo perché non possa essere applicato in tutta la regione Lazio. Un punto, questo, sul quale chiediamo un pronunciamento urgente e pubblico del presidente Zingaretti".

Alcuni punti del nuovo contratto di servizio solo sempre a scapito dei cittadino, là dove si prevede che l'Acea possa installare in modo unilaterale i riduttori di flusso con le spese per la realizzazione delle vasche di accumulo a carico dei cittadini, tecnica che potrebbe essere applicata nelle zone a bassa portata, ovvero gran parte dei Castelli Romani. Altra beffa, non viene previsto nessun risarcimento per il cittadino in caso di interruzione del servizio per più di 15 giorni, quindi il cittadino per una mancanza può vedersi staccata l'utenza, invece per l'azienda le negligenze non vengono risarcite.

"Chiediamo a questo punto una presa di posizione ferma e chiara da parte dei Sindaci, che nei prossimi giorni saranno chiamati a discutere questa bozza di Regolamento di utenza. Votare queste norme significherà firmare una cambiale in bianco ad Acea, aprendo le porte ad una vera e propria guerra dell’acqua, con pattuglie di tecnici inviati nelle case dei cittadini più bisognosi armati di sigilli e tagliatubi", si appella il Comitato dei Castelli Romani.

Poi un'ultima richiesta  è diretta al presidente Nicola Zingaretti, che accolse con favore i risultati referendari: "Ora è arrivato il momento della verità: da che parte si schiererà la politica? Con le grandi multinazionali o a fianco dei cittadini?"

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