Ingeneri Roma: "Know how tecnico per evitare la scomparsa del lago Tchad"

Il lago Tchad posto tra Nigeria, Niger, Ciad e Camerun era una delle più grandi riserve di acqua dolce del mondo

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di RomaToday

L'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma è presente alla "Conferenza dei donatori per la rivitalizzazione del Lago Tchad", in corso questo week end a Rimini, insieme ad alcuni capi di Stato Africani, al Presidente dell'Unione Africana, al Presidente della Commissione Africana. L'evento è stato organizzato e promosso attivamente dalla Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli e dal Prof. Romano Prodi.

"Siamo a Rimini con il Vice Presidente Manuel Casalboni, con delega all'internazionalizzazione e un team di ingegneri docenti universitari esperti delle tematiche trattate", afferma Carla Cappiello, presidente dell'Ordine romano, "perché noi ingegneri siamo pronti ad offrire le nostre competenze e il nostro know how tecnico, per cooperare al risanamento del bacino acquifero del Tchad, a rischio di scomparsa".

Il lago Tchad posto tra Nigeria, Niger, Ciad e Camerun era una delle più grandi riserve di acqua dolce del mondo. Permetteva il sostentamento dei più che numerosi abitanti dell'area, che potevano praticare, anche grazie a un clima favorevole, pesca agricoltura e pastorizia. E' in corso un inaridimento della zona causato dal cambiamento climatico, dal non corretto "sfruttamento" del lago e dall'aumento smisurato della popolazione. La portata del lago rappresenta oggi circa un decimo di quella che era negli anni '70.

Come ha sottolineato il Prof. Romano Prodi, durante il suo intervento, è necessario un pronto intervento delle comunità locali e internazionali, perché il prosciugamento del lago porterebbe a una catastrofe economica, sociale e ambientale.

I paesi geograficamente coinvolti, la Repubblica Centrafricana, la Libia, il Sudan, l'Egitto, il Congo e la Banca di Sviluppo Africana sono interessati ad un progetto su piano quinquennale (2013-2017) per la risoluzione del problema, attraverso la realizzazione di opere idrauliche e attività per il risanamento di agricoltura e zootecnia.

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