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Metro C, guerra a San Giovanni: tutti contro gli alberi "uccisi" dai cantieri

Le ruspe hanno già abbattuto una ventina di lecci e pini secolari per fare spazio ai cantieri della metro. In strada residenti e comitati: "Uno scempio da fermare"

Foto dall'interno del cantiere

Tanto incerto il futuro della Metro C, quanto noto -e già realtà- quello degli alberi dove passeranno i cantieri. Pini secolari, lecci, platani stanno cadendo da ieri sotto i colpi delle ruspe, e i residenti, che a luglio erano riusciti a ottenere una sospensione dell'intervento, urlano alla scandalo. 

Oggi alle 13 un sit in in Via Sannio, che insieme a viale Ipponio e al parco omonimo, sembra destinata a restare senza verde, con più di cento alberi destinati a lasciare il campo a cabine di raffreddamento per l'olio della talpa. Una ventina sono stati già falciati. Combattivi i comitati che sostengono la battaglia dalla prima ora: Ipponio Verde, Porta Asinara, Progetto Celio ed esponenti politici che hanno abbracciato la causa.

In prima fila, sempre agguerrita sul tema, la consigliera della Lista Civica per Marino, Nathalie Naim. "E' uno scempio, un intervento ingiustificabile. Siamo entrati nel cantiere, abbiamo visto con i nostri occhi gli alberi abbattuti. Uno spettacolo orribile. Il capo cantiere ci ha confermato che verranno tagliati tutti entro la settimana. Salvando come sempre il cemento".

Un'alternativa all'abbattimento degli alberi pare infatti che ci fosse. "Mi è stato confermato da Roma Metropolitane e da Metro C, con tanto di accesso agli atti, che in un primo momento i cantieri dovevano passare dai campi sportivi, iter che è stato modificato per venire incontro ai gestori degli impianti". 

In effetti i campi del circolo Tennis Roma, subito dietro via Ipponio, non li ha toccati nessuno, e anche il campetto della Romulea, difeso a spada tratta dal quartiere nel 2009, ha scampato il pericolo. Tutela del cemento a scapito del verde? Se lo chiedono i residenti, che a convivere con rumori, emissioni e polveri per anni, non ci stanno.

"È impensabile che un cantiere così impattante, venga realizzato accanto a un sito sensibile, accessibile alle scuole materna e medie, e sotto alle abitazioni rendendole invivibili". Impensabile e per qualcuno anche vietato dai vincoli paesaggistici apposti sull'area. E il nodo critico starebbe proprio qui, nei pronunciamenti della Sopraintendenza. "L'unico parere espresso è del 2009, quando nel progetto non era previsto nessun taglio" spiega ancora la Naim. 

"Lunedì parteciperemo alla Commissione Ambiente e discuteremo di vincoli e pareri" interviene Paolo Gelsomini, di Associazione Progetto Celio, che dubita fortemente sulla validità di una VIA (Valutazione di Impatto Ambientale), indispensabile per l'ok a qualunque progetto urbanistico, che risale al 2003. "Quanto cose sono cambiate? Possibile che il documento non sia stato rimodulato?".

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Detto questo, se anche sull'area potesse colare il cemento, i cittadini faticano a dare un senso prima di tutto logistico all'operazione: perché abbattere alberi secolari lungo il tracciato di un progetto che non ha ancora un cronoprogramma ufficiale? Il rischio è di un sacrificio inutile.

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