Sabato, 12 Giugno 2021
Monti

INTERVISTA | Primarie I Municipio, Pulika Calzini (Liberare Roma): "Non lasciamo il commercio alla destra"

Colloquio con il candidato della sinistra civica nel centro storico: “Gestiremo i processi come a Barcellona. Il comportamento del PD? Scoraggia la partecipazione”

“In questi primi giorni di corsa c’è tanta ricchezza, più di quella che onestamente immaginavo, e mi dà tanta energia.  Vediamo cosa ne faremo di tutto questo”: Pulika Calzini è il candidato alle primarie del I Municipio per Liberare Roma, la lista coordinata dal presidente dell’VIII Municipio Amedeo Ciaccheri che schiera alle primarie comunali l’informatica e attivista Imma Battaglia. Imprenditore e giornalista, 47 anni, è da 15 anni un ristoratore del Rione Monti, attualmente socio di una Enoteca e di una trattoria, entrambe botteghe storiche. È inoltre presidente della Rete d’imprese “Monti Green”. Lo abbiamo intervistato.

Inizierei con una “domandaccia”. Crede che il recente comportamento del PD del centro storico la stia avvantaggiando? Militanti di quel partito già hanno annunciato il proprio voto per lei.

Direi che rischia di prima di tutto di svantaggiare la partecipazione. Delle primarie attualmente non si parla abbastanza, sono troppo poco visibili rispetto a quello che dovrebbero essere. Inoltre rischiamo di arrivare spompati a quello che è il nostro vero obiettivo, ovvero le elezioni vere. La dinamica delle candidature è stata vissuta molto male da tanti, il Partito Democratico continua a fare errori quasi masochistici rispetto alla coalizione tutta e alla politica in generale. Questa operazione gestita dall’alto va a penalizzare candidati che rappresentavano un certo tipo di lavoro e un certo tipo di rapporto con il territorio, con le categorie e i corpi sociali. Capisco che ora tanti né accettino né comprendano questa dinamica. 

Giornalista, imprenditore, attivista. Il suo è un profilo molto composito.

Molto composito senz’altro, sono anche illustratore, documentarista e con altri fondammo “Carta”, settimanale che usciva con il Manifesto. Questo mi dà la possibilità di intercettare mondi diversi e di essere molto sensibile a terreni differenti. Oggi sono principalmente un ristoratore e nella mia campagna proveremo a proporre un’idea diversa di impresa, pensiamo che questa sia un nucleo di attività che sa fare propri i valori di comunità e di territorio. Chi fa impresa produce legittimamente profitto e fa la propria economia, ma diventa reale creatore di valore quando interpreta autenticamente una tensione economico-sociale. L’esperimento della rete di impresa è la testimonianza di come riusciamo a sanare alcune ferite sociali.

Possibile che in questo modo a fine mese sia però più difficile farcela.

Non solo ce la si fa, ma fare impresa con un occhio sociale è un valore aggiunto, perché viene premiato un rapporto costante con il proprio territorio. Con questo spirito vogliamo costruire un municipio attento alla sostenibilità ambientale, sociale, alle problematiche che insistono sul territorio; uno spazio aperto ai diritti, che sia gay friendly e accogliente. Queste sono tutte carte che alzano la qualità dell’offerta, intercettando un altro tipo di domanda più attenta e più in equilibrio con il territorio e il suo tessuto sociale

Parliamo di una categoria molto presente nel I Municipio e che, fra l’altro, tradizionalmente vota a destra. Quale suo parere sulla questione ambulanti?

Parto col dire che il commercio non può essere lasciato alla destra. Questo è sempre stato un grosso errore della sinistra, dato fondamentalmente da un pregiudizio. L’ambulantato è una delle tradizioni di questa città e interventi legislativi come la Bolkenstein si ispirano a modelli che non atterrano proficuamente sul nostro tessuto, non combaciano con questo luogo di cultura e con Roma. Il territorio è un complesso sistema sociale, che ragiona con i propri attori sociali ed economici e le varie figure che vi operano sopra. Se si applicano verticalmente norme fatte altrove, non si capiscono ad esempio le esigenze di commercianti alla presa con i debiti; si tratta invece di conoscere la realtà, accompagnare e gestire i processi lavorando insieme agli attori sociali per definire le regole e farle rispettare. Noi lo chiamiamo “Il triplo salto vitale” e il nostro modello è Barcellona. Nel I Municipio vive Francesca Bria, intellettuale che è stata la responsabile tecnologica di Ada Colau; in Catalogna hanno operato con l’innovazione digitale e tecnologica costruendo una piattaforma per le decisioni, che ha consentito di prendere insieme alla cittadinanza il 70% delle scelte. Sono esperienze da riprendere soprattutto in territori complessi come questi, ricchi di energie inespresse.

Il centro storico vive di turismo, che a parere di tutti ormai è eccessivamente gentrificato e orizzontale. Quale sarebbe la sua azione sul tema?

Anche qui si tratta di abbandonare la non gestione dei processi; le dinamiche complesse non si risolvono con le delibere, limitandosi ad imporre per esempio gli orari di vendita degli alcoolici. Il turismo è un fenomeno sociale che si può organizzare: io credo che il turismo sostenibile, lo slow travel non sia solo una parola ma una modalità differente del fare le cose. Oggi il centro è in una fase di transizione e vediamo anche un certo ritorno di residenti. Bisogna scegliere quali tendenze incentivare con misure ad hoc: se l’artigiano tradizionale ce la fa sempre di meno chiuderà e al suo posto arriverà una attività gentrificata. Allora per quella categoria servono defiscalizzazioni e agevolazioni. Ancora, se vogliamo che i giovani ripopolino il centro storico, bisogna scontargli il 70% dell’affitto: a Parigi, quando studiavo, così la città mi accoglieva e sosteneva.  

Si parla molto anche di “malamovida” mentre nel I Municipio gli spazi culturali chiudono o non riaprono. Viene in mente l’Angelo Mai che nacque proprio a Monti. Come agirebbe su questo tema?

Intanto questo è un uso molto brutto di una parola molto bella. “Movida” è il ritorno alla vita degli spagnoli dopo il franchismo e non gli ubriachi per strada; bisognerebbe allora aver più rispetto della gioventù e del fermento, così come dei residenti che vivono, trovando delle soluzioni che favoriscano l’armonia e non creando fratture generazionali e ulteriori ferite, sfruttando questi temi per una manciata di voti. Ciò detto, l’Angelo Mai è il simbolo delle voragini culturali di questa città. Quell’esperienza poteva essere condotta in tutt’altra maniera, il risultato è che ora non c’è la scuola che si doveva realizzare, c’è solo un altro luogo abbandonato e nel municipio non c’è più niente a livello di spazi che offrano cultura: è questo che favorisce la gentrificazione. Più si chiudono le esperienze sociali dal basso, quelle in cui le persone mettono passione, più si favoriscono altri modelli, diversi e peggiori. Per la notte, noi proponiamo la “Carta della qualità della vita notturna”; non vorrei ripetermi ma anche questo è un processo che va gestito, bisogna vedersi e incontrarsi tra residenti, commercianti con le istituzioni per darsi delle regole condivise che favoriscano una vera armonia. Altro errore è chiedere a chi fa impresa di diventare tutore dell’ordine pubblico, perché la città è uno spazio comune che va vissuto con letizia. A Santa Maria dei Monti oggi ci sono gli schieramenti dei blindati e le transenne: le politiche che chiudono non hanno però mai risolto i problemi. Poi c’è il grande tema della scuola e come quella risorsa può essere utilizzata per creare comunità. La pedonalizzazione di via Bixio e l’azione dei genitori della Di Donato è una buona esperienza per costruire una dinamica dentro-fuori, proficua, fra scuola e territorio. 

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