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I parrocchetti hanno invaso Roma: “Sono ormai molto diffusi, difficile contenerli”

Presenti in parchi e giardini appartengono a "specie aliene". Francesca Manzia ( Lipu): "In apparenza uguali, hanno tra loro caratteristiche differenti"

Due parrocchetti dal collare. Foto Pixabay

Sono oltre seimila gli animali che ogni anno vengono portati nel Centro di REcupero Fauna Selvatica della Lipu. Alle cure dei volontari vengono affidati mammiferi, rettili ed uccelli d’ogni sorta.

I parrocchetti e la LIPU

“In questo periodo dell’anno sono preponderanti i casi dei rondoni. Parliamo di uccelli migratori che raggiungono la Capitale in un breve periodo dell’anno, tra marzo ed agosto, prima di ritornare in Africa” ha spiegato Francesca Manzia, del CRFS della LIPU. Ma tra i volatili che frequentemente ricevono le attenzioni della LIPU ci sono anche i parrocchetti. La presenza di questi pappagalli, in città, è un fenomeno relativamente recente. Come i gabbiani reali, fino a qualche anno fa, non si osservavano con tanta frequenza. Ma a differenza di questi ultimi, che a Roma e sul Tevere ci sono sempre stati, i parrocchetti sono una specie aliena. Anzi, due.

Due specie aliene

“Sono in apparenza molto simili ma il parrocchetto dal collare ed il parrocchetto monaco sono in realtà due specie con caratteristiche ben diverse. Per distinguerli si può guardare il becco, che è rosso in quello dal collare” ha chiarito l’esperta della LIPU. Si tratta in tutte e due i casi di pappagalli giunti in Italia, e prima ancora in Europa, solo negli ultimi anni.

I paesi d'origine

“Non arrivano certo perchè sono fuggiti dalla gabbietta sul balcone di qualcuno”. Improbabile che siano arrivati anche volando, perchè avrebbero dovuto coprire distanze importanti, scegliendo poi inspiegabilmente di non farvi ritorno. Il parrocchetto monaco è infatti diffuso nel continente Sud americano,mentre quello dal collare è diffuso in Asia ed in Africa. Più plausibile l’ipotesi che siano giunti in Italia seguendo le vie del commercio di questi animali selvatici e poi, com’è accaduto per altre specie, una volta liberati in natura, si sono rapidamente riprodotti.

Le conseguenze dell'invasione

“Oggi il loro numero è fuori controllo. Ed è anche difficile contenerli, a mio avviso impossibile” ha sottolineato. E’ una questione che riguarda molte specie aliene, dalle nutrie alle tartarughe palustri americane, fino al gambero killer della Louisiana. Ma che problemi creano nello specifico questi pappagalli?  “Inevitabilmente hanno un impatto sul sistema ecologico, ad esempio i parrocchetti dal collare sfruttano le tane dei picchi rossi che a Roma sono presenti, ad esempio ma non solo, a villa Borghese”. Le conseguenze potrebbero esserci anche per l’uomo.

La strada della convivenza

“I parrocchetti monaco creano dei nidi enormi, una sorta di condominio, che utilizzano sia come tana che per la riproduzione. E questo può creare problemi di tenuta dei rami sui quali sono realizzati, con conseguenti ricadute in tema di sicurezza”. Cosa fare quindi? “In Gran Bretagna stanno valutando l'abbattimento selettivo, ma è davvero complicato, in Spagna l’allontanamento”. Ora che la colonizzazione di parchi e giardini è avvenuta, però, conviene puntare sulla convivenza. Magari tenendo d’occhio le fronde degli alberi. I pericoli maggiori, a ben vedere, potrebbero arrivare proprio da lì.
 

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