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Immagine d'archivio

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Cura del ferro e no all'autostrada Roma-Latina: quali opere servono a Roma per una svolta ecologista

Un ultimo dossier di Legambiente fissa le priorità infrastrutturali per una mobilità sostenibile nella Capitale

No a nuove autostrade come la Roma-Latina, sì alla cura del ferro, dalla chiusura dell'anello ferroviario al prolungamento della metropolitana. Nel nuovo dossier presentato da Legambiente, "Per un'Italia più verde, innovativa e inclusiva", un Piano nazionale di ripresa e resilienza, così denominato, elaborato dall'associazione ambientalista, ci sono anche la Capitale, il Lazio e alcune opere considerate fondamentali per una vera svolta ecologica e sostenibile sul territorio. 

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La cura del ferro per Roma 

Nel Lazio, tra i 63 progetti prioritari individuati nel dossier, un capitolo è appunto dedicato a Roma con tre opere pubbliche considerate centrali. La chiusura dell'Anello ferroviario con il completamento degli ultimi 10 km di binari tra le stazioni Vigna Clara e Nomentana. "Opera fondamentale per creare una serie di linee suburbane passanti, riorganizzando i servizi attuali del TPL romano" è spiegato nel dossier.

Poi ancora il prolungamento della rete metropolitana: linea A da Battistini a Torrevecchia e da Anagnina a Tor Vergata, linea B da Rebibbia a Casal Monastero, linea B1 verso Bufalotta, linea C da San Giovanni a Piazzale Clodio. E infine la conversione della Roma Lido e Roma Nord in nuove metropolitane e della Roma Giardinetti in Tram con ripristino del servizio interrotto 5 anni fa tra Centocelle e Giardinetti. Da bocciare invece, sempre per quanto riguarda la Capitale, la realizzazione dell'autostrada Roma Latina.

Gli acquedotti colabrodo 

Riguarda la Capitale e la sua provincia anche la richiesta di risanamento della rete idrica "colabrodo". "Nella provincia di Roma la dispersione si attesta appena sotto il 40% invece a Frosinone e Latina ci sono le 2 peggiori situazioni d’Italia con uno spreco del 78% e del 70% di acqua negli acquedotti" spiega Legambiente. "Dopo la siccità del 2017 e le cronache che hanno messo in primo piano le captazioni sul Lago di Bracciano, il risanamento degli acquedotti è indispensabile per risolvere un problema che negli anni diverrà sempre più drammatico, alla luce della crisi climatica".

La bonifica della Valle del Sacco

A cavallo poi tra la provincia di Roma e quella di Frosinone troviamo la necessaria bonifica della valle del Sacco, 6.172 ettari compresi in 19 comuni tra le province di Roma e Frosinone, dove insistono numerosi agglomerati industriali, centinaia di aziende, migliaia di lavoratori e decine di migliaia di residenti. "Dopo il primo accordo tra Ministero dell'Ambiente e Regione per i primi 12 interventi di bonifica individuati da ISPRA come prioritari, con 53 milioni di euro destinati, deve completarsi questa colossale opera - spiegano dall'associazione ambientalista - una restituzione di salubrità al territorio che vuol dire tutela della salute e nuovo sviluppo economico green per l'intero quadrante sud-est del Lazio".

"Con le opere che saranno finanziate e realizzate grazie al Pnrr potrà nascere una grande parte della riconversione ecologica di Roma e del Lazio - dichiara Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio - e affinché ciò accada chiediamo di aumentarne l'ecosostenibilità attraverso progetti determinanti, per l’acqua come bene prezioso da preservare e non disperdere, per i fiumi come luogo di sviluppo ecosostenibile e non più ricettacolo di insostenibilità, per una Capitale a misura d’uomo con strade liberate dal groviglio delle auto e una mobilità nuova, per il verde e i parchi come volano dell’economia sana e non luogo dove permettere nuovo asfalto o cemento".

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