Suburra non è solo un film su politica, Chiesa e malaffare. E' Roma

Sollima dipinge magistralmente un volto non più tanto nascosto della città eterna: criminalità, corruzione e clan intorno ai palazzi del potere, e il richiamo ai più recenti fatti di cronaca è immediato

Suburra era il quartiere ai piedi del Palatino, nell'antica Roma, dove potere e criminalità si incontravano. Dopo oltre duemila anni quel luogo esiste ancora, ma è nell'anima di chi la città eterna la vive come una continua scalata verso il successo personale, di qualsiasi genere, a qualunque costo. E' questo che il regista Stefano Sollima ha voluto descrivere nel suo ultimo film, un ritratto preciso e attuale di una città in cui politica e malaffare si intrecciano molto più spesso di quanto si immagini, tessendo una trama che recenti fatti di cronaca hanno portato alla luce.

Visto oggi, il richiamo allo scandalo di mafia capitale, o al clan dei Casamonica è inevitabile e immediato, anche se il film è ambientato nel novembre del 2011, scandito nei sette giorni in cui potere politico e spirituale sono caduti contemporaneamente (le dimissioni di Papa Benedetto XVI e dell'allora Presidente del Consiglio Berlusconi fanno da sfondo). Una sorta di presagio, anche se il regista non ha dubbi: "In questo film, a cui abbiamo iniziato a lavorare due anni fa, ti ci ritrovi oggi così come ti ci puoi ritrovare tra altri 10 anni, perché è un racconto sul potere ed è sempre attuale".

Una grande speculazione edilizia, il Water-front, trasformerà il litorale romano in una nuova Las Vegas. Per realizzare tutto ciò servirà l'appoggio di Filippo Malgradi (Pierfrancesco Favino), politico corrotto e invischiato fino al collo con la malavita, di Numero 8 (Alessandro Borghi), capo di una potente famiglia che controlla Ostia, e di Samurai (Claudio Amendola), il più temuto rappresentante della criminalità romana, ultimo componente della Banda della Magliana e garante delle "famiglie" del Sud, tra i primi investitori nell'affare. A generare un inarrestabile effetto domino capace di inceppare il meccanismo saranno dei personaggi che vivono ai margini dei giochi di potere e che si ritroveranno coinvolti, alcuni per caso, altri per prendersi la loro fetta di torta: Sebastiano (Elio Germano), un Pr viscido e senza scrupoli, Sabrina (Giulia Elettra Gorietti), un'avvenente escort, Viola (Greta Scarano), fidanzata tossicodipendente di Numero 8, e Manfredi (Adamo Dionisi), capoclan di una pericolosa famiglia di zingari.

Straordinario il cast che riesce a far immergere lo spettatore nel racconto fin dai primi minuti, trascinandolo in un crescendo di emozioni, spesso negative, ma pur sempre emozioni. "Tutti i personaggi sono guidati da un'ambizione estrema che nasce dalla cultura della soddisfazione personale - commenta Favino - Ognuno fa per sé e tenta di fare il massimo per se stesso". Un'introspezione che è alla base del film, come spiega anche Elio Germano: "Racconta una degenerazione comune, di come cerchiamo di riempirci di un'immagine da proiettare agli altri, I personaggi sacrificano qualsiasi cosa per rincorrere il potere, il benessere".

Politica, Chiesa e criminalità, sono questi i tre elementi caratteristici della Roma narrata in 130 minuti in "Suburra", nelle sale dal 14 ottobre. Il ritratto di una città, ma anche di un Paese intero, e della psicologia di anti-eroi descritti nella loro umanità. 

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