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VIDEO | Un tavolo con le iniziali dei dipendenti lasciati a casa dai Dpcm: la protesta dei commercianti

L’iniziativa di protesta dei commercianti del rione della Fontana di Trevi, con la quale si vuole denunciare la crisi relativa non solo alla pandemia, ma a anche a causa delle scelte governative considerate sbagliate

 

Un tavolo con su scritte le iniziali di chi ha perso il lavoro, chi ha difficoltà con la cassa integrazione, ma anche dei fornitori, messi in ginocchio dalla crisi e dalle chiusure imposte per il Covid. “La speranza è che questo tavolo non sia una lapide che riguarda il commercio di questO rione, ma un monito alla politica”.

Fabrizio Patrizi, presidente dell’associazione dei commercianti del Rione Trevi, spiega questa nuova protesta con la quale si cerca di mettere in evidenze, ancora una volta, le difficoltà di chi lavora nel centro storico di Roma, svuotato totalmente dalla presenza di turisti a causa della pandemia.

Una condizione che, secondo loro, viene aggravata da scelte governative discutibili: “Stiamo promuovendo questa iniziativa perché ad un anno di distanza dall’emergenza Covid molte misure inutili ed improvvisate sono state per gli operatori commerciali dannose quanto il virus - dice Patrizi -. Abbiamo preso un tavolo su cui abbiamo scritto le iniziali di tutti i lavoratori che sono stati lasciati a casa, indicando alcune delle assurde ed inefficaci misure imposte come ‘il virus è pericoloso dopo le 18’ o ‘io niente ristori perché sono figlio di un codice Ateco minore’, ma anche  ‘bar vuoti ma bus pieni’.

Il virus c’è e va affrontato - continua il presidente dell’associazione dei commercianti del Rione Trevi -, ma dopo tutto questo tempo non possiamo più accettare certe discriminazioni e facilonerie”.

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