Domenica, 25 Luglio 2021
Tommaso Caldarelli

Opinioni

Tommaso Caldarelli

Giornalista RomaToday

Così il caos Grillo - Conte aiuta la vittoria di Salvini e Meloni a Roma

Fa un certo stupore collegare la recente crisi del Movimento Cinque Stelle, con le randellate di livello nazionale fra Beppe Grillo e Giuseppe Conte, al tempo di permanenza in carica dell’Avvocato degli italiani come leader dei pentastellati: quanto è bastato per certificare l’irremovibilità di Virginia Raggi quale candidato a Roma, andando così a chiudere qualsiasi prospettiva di candidatura per Nicola Zingaretti, l’apertura della campagna elettorale di Roberto Gualtieri e il naufragio dell’operazione nazionale voluta da Enrico Letta.

Non deve essere stato un buon investimento per Conte, visto che tutti i retroscena portano a pensare che la Raggi, tenutasi opportunamente larga da coinvolgimenti diretti, oggi può ben essere qualificata come dirigente nazionale in quota Grillo, fedele a Rousseau: “Sento entrambi, Grillo e Conte”, ha detto Virginia, ben posizionandosi al centro dello schieramento interno.

Intanto l’ultimo video del comico ligure sembra smorzare i toni, anche se la pax fra le due colonne sembra lontana dall’essere firmata e due nuovi partiti politici sembrano pronti a venire al mondo, mentre gli ultimi sondaggi restituiscono un quadro definito: le forze di centrodestra viaggiano intorno al 45% dei consensi a livello nazionale, una situazione che non sembra diversa da quella dello scenario romano.

Sì, perché le divisioni nazionali fra Conte e Grillo, in un contesto in cui il PD di Enrico Letta eredita la linea Zingaretti – Bettini sull’alleanza organica a tutti i livelli con il Movimento Cinque Stelle, non possono non diventare un assist alla destra. Nella Capitale il fronte conservatore gioca infatti la partita della vita, tentando di dimostrare che la forza del radicamento e delle proprie liste – Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni e Lega di Matteo Salvini su tutte – è in grado di contendere il Campidoglio ai partiti tradizionali del centrosinistra, anche con un candidato scelto in maniera un po’ rocambolesca.

Enrico Michetti è competitivo proprio perché al suo seguito ci sono esponenti politici che hanno qualcosa da dimostrare e che vogliono provare di aver lavorato sui territori in cinque anni di opposizione alla giunta Raggi. Mentre il M5S è diviso e il PD non ha sciolto l’opzione su chi appoggiare in caso di rimanere fuori dal ballottaggio (“Al ballottaggio vado io”, ha risposto evasivo Gualtieri) a prendere quota nella caotica situazione risultano essere le forze che hanno sempre bombardato il M5S e le sue ambiguità: il centrodestra prima di tutto e, a seguire, Carlo Calenda, che ha già annunciato la “mobilitazione” contro la giunta Raggi e la sua gestione dei rifiuti. 

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