Il paradosso di Ostia: i clan "non sono mafia", ma il X Municipio resta Commissariato

Decade l'accusa di associazione mafiosa per il clan Fasciani di Ostia. La Corte ha confermato l'assoluzione dei fratelli Vito e Vincenzo Triassi. Il X Municipio, però, resta Commissariato

Ostia vive una situazione kafkiana. Ad Ostia non c'è più (almeno per ora) la mafia, ma c'è un Commissariamento per mafia. Ad Ostia il Partito Democratico, il cui ex presidente del X Municipio Andrea Tassone è finito con le manette ai polsi per la vicenda Mafia Capitale, ora chiede per voce del Senatore Stefano Esposito, già commissario dei dem di Ostia, il perché del Commissariamento. 

Esposito è stato tra i primi a commentare la sentenza dei clan di Ostia: "L'assoluzione dei Triassi dall'accusa di associazione mafiosa mi indigna. Per alcuni giudici il 416 bis non si applica in quella Roma. A questo punto mi chiedo perché abbiamo sciolto il X Municipio per mafia. Pochi giorni fa la Cassazione ha confermato l'associazione mafiosa per imputati che, nell'ambito dello stesso processo, avevano scelto il rito abbreviato. Rispetto la magistratura ma non comprendo queste schizofrenie". 

Secondo le parole del Senatore del Pd, quindi, ci sono diverse incongruenze. Sui social i residenti commentano sbigottiti la sentenza, respingono con più vigore l'etichetta di "Ostia mafiosa" e chiedono risposte accusando, soprattutto il Pd, di aver messo in ginocchio il territorio, Il Movimento 5 Stelle, che proprio nel X Municipio ha la sua nuova rocca forte, gongola in vista del ballottaggio. Il gruppo del litorale di Forza Italia, che lo scorso 6 giugno ha collezionato appena 4500 voti ad Ostia, invece di raccogliere i "suoi" pezzi chiede le elezioni. 

Trovate che la situazione sia ingarbugliata? Proviamo a mettere ordine. Le indagini partirono nel luglio 2012 per un pacco bomba ritrovato all'interno dello stabilimento Capanno. Fin da subito agli inquirenti fu chiara l'ombra della malavita del litorale. La svolta, poi, un anno dopo. Nel luglio 2013 scatta l'operazione Nuova Alba in cui 51 persone legate alle famiglie Fasciani e Triassi vennero arrestate. Il vaso era ormai aperto, il romanzo litorale di Ostia criminale discritto nelle 330 paginge di ordinanza a firma del Giudice per le indagini preliminari Simonetta D'Alessandro sembrava chiaro. 

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti Triassi, legati alla nota famiglia mafiosa dei Caruana - Cuntrera (i banchieri di Cosa Nostra ndr), "gestivano il traffico di armi, di stupefacenti e controllavano le attività di balneazione e ristorazione nel litorale di Ostia". I Fasciani, invece, esercitavano il controllo del territorio con "il pizzo ai commercianti", prestavano denaro a tasso di usura con "l'obiettivo finale di acquisire l'attività commerciale".

Il contesto criminale era così più chiaro. Ma serviva di più. Dalla 'Nuova Alba' si arriva al 'Tramonto'. A marzo 2014 altre 16 persone legate alla famiglie fasciani vennero arrestate. Il processo contro le famiglie Triassi e Fasciani, quindi, aveva basi più che solide. Il 30 gennaio 2015, i giudici della Decima Sezione Penale del Tribunale di Roma parlarono chiaro: oltre duecento anni di reclusione complessivi, con quattordici condanne e cinque assoluzioni. 

Una sentenza storica che, per la prima volta dopo anni, riconosce il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso. Il X Municipio, nel frattempo, viene commissariato. I residenti di Ostia, Acilia, Dragona, Infernetto e dintorni alle elezioni amministrative del 2016 non votano per scegliere il presidente del municipio

Il tempo passa e proprio tra le elezioni e il ballottaggio arriva il Processo d'Appello. I giudici della II Corte d'Appello, dopo oltre tre ore di camera di consiglio, hanno fatto cadere l'associazione e l'aggravante della modalità mafiosa. Le sentenza ci sono e vanno rispettate e, lette le motivazioni, magari anche commentate.

Una sentenza che condanna a 10 anni di reclusione il 'capo famiglia' Carmine Fasciani, considerato il boss. Dieci anni anziché 27 anni e 6 mesi come era stato deciso con la sentenza di primo grado. Ridotte anche le altre condanne inflitte in primo grado. Sei anni e 6 mesi di reclusione per la moglie di Carmine Fasciani, Silvia Bartoli (in primo grado 16 anni e 9 mesi). 

Ridotta anche le condanne alle figlie di Fasciani, Sabrina ha avuto 5 anni e 4 mesi anzichè 25 e 10 mesi per il primo grado, mentre la sorella Azzurra che in primo grado è stata condannata a 11 anni ha avuto oggi 4 anni e 10 mesi. Condanna anche per Alessandro Fasciani a 4 anni e mezzo che in primo grado ne aveva avuti 26. Per Terenzio Fasciani fratello di Carmine, invece, 5 anni e 8 mesi rispetto ai 17 di primo grado  

Quattro anni e mezzo sono stati inflitti a Riccardo Sibio e Gilberto Colabella (in primo grado hanno avuto 25 anni e 3 mesi e 13 anni). Identica condanna anche per Luciano Bitti. A Gilberto Inno 5 anni e 8 mesi. Assolti Nazareno Fasciani fratello del boss, Ennio Ciolli, Fabio Guarino, Danilo Anselmi, Mirko Mazzoni ed Eugenio Ferramo.

Ma non finisce qui. La Corte ha confermato l'assoluzione dei fratelli Vito e Vincenzo Triassi che, secondo il procuratore generale Giancarlo Amato rischiavano la condanna a 15 anni ciascuno. 

Confermata la confisca dei beni della famiglia Fasciani ad eccezione del ristorante 'Al Contadino non far sapere'. Per un'altra vicenda, solamente 20 giorni fa Carmine Spada detto Romoletto, presunto capo "clan" dell'omonima famiglia era tornato a casa, dal carcere di Regina Coeli, per "raggiunto limite della massima carcerazione preventiva".

Angelo Bonelli dei Verdi, che a Ostia ha ricevuto un'intimidazione per il suo impegno sulla questione spiagge, domanda: "Ma esiste o non esiste la mafia ad Ostia? Perché allora il X Municipio è stato commissariato per mafia? Ma la serie di attentati ad attività economiche sul litorale romano a cosa erano riconducibili?". I residenti di Ostia, e di tutto l'entroterra, cercano e vogliono risposte. 
 

  

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