Mafia e criminalità a Roma: la Dia disegna la mappa dei clan che comandano la Capitale

Il primo nome che si legge è quello dei Casamonica ma a Roma sono molto influenti anche le famiglie napoletane

FOTO ANSA

Nel Lazio e a Roma in particolare si segnala "l'operatività di diverse formazioni criminali ben strutturate". E' quanto emerge dalla relazione pubblicata della Direzione Investigativa Antimafia sul primo semestre 2017. Casamonica, Di Silvio, Spada e Fasciani i nomi più ricorrenti nella Capitale dove, tuttavia, sono forti le influenze di clan campani, calabresi e siciliani.

E' questa la mappa disegnata nella relazione consegnata dal Ministro dell'Interno Marco Minniti al Parlamento sull'attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Dia. I recenti fatti di cronaca hanno mostrato come le famiglie criminali abbiano, attraverso variegati metodi illeciti, allungato e consolidato i tentacoli sulla Capitale. 

Chi comanda a Roma

Il primo nome che si legge è quello dei Casamonica cui sono state, nel tempo, contestate condotte usurarie ed estorsive, nonché il traffico di droga e il reimpiego di capitali illeciti. Da segnalare, in proposito, la confisca eseguita, nel mese di aprile, dall'Arma dei Carabinieri, di varie auto di lusso, di una villa e terreni in provincia di Roma per un valore di oltre un milione di euro, nei confronti di un membro del citato sodalizio, il cui tenore di vita era nettamente superiore ai redditi dichiarati (qui la notizia).

Sempre i Carabinieri, il successivo mese di maggio, hanno eseguito il sequestro 430 di beni per un valore di oltre 4 milioni di euro (tra cui un immobile di tre piani, una villa di pregio e vari terreni nella periferia di Roma) nei confronti di alcuni appartenenti alla famiglia di etnia romanì (rom e sinti) Di Silvio, legati da vincoli di parentela alla menzionata famiglia dei Casamonica e agli Spada (qui la notizia).

Anche in questo caso il sequestro ha trovato giustificazione nel fatto che i soggetti investigati disponessero di beni del valore del tutto sproporzionato rispetto al reddito dichiarato. Ad Ostia rilevano, invece, il gruppo dei Fasciani e gli Spada, colpiti duramente dalla recente operazione Eclissi (qui i nomi degli arrestati). Per quanto attiene alla provincia di Roma, segnatamente la zona tra Ladispoli e Cerveteri, si richiama il sequestro eseguito, nel mese di febbraio, dalla Dia di Roma di un patrimonio del valore di oltre 30 milioni di euro (qui il video). 

Il provvedimento ha interessato 5 soggetti, facenti parte di una famiglia di giostrai nomadi strutturati in una organizzazione criminale attiva, in particolare, nella commissione di delitti contro il patrimonio. Sequestri che hanno permesso di bloccare il flusso di denaro di alcune delle famiglie più influenti a Roma. Ma non c'è solo la criminalità autoctona nella Capitale. 

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La 'Ndragheta a Roma: i legami storici

Le evidenze investigative raccolte nel recente passato hanno fatto luce anche sull'operatività, nel Lazio, delle cosche 'ndrine. La regione del centro Italia, secondo la Dia, costituisce il teatro di una interazione e coesistenza di fenomenologie di diversa matrice. Si registrano, infatti, proiezioni delle organizzazioni mafiose tradizionali, che mantengono legami storici con le consorterie calabresi. 

I rapporti tra le diverse organizzazioni criminali sembrano svilupparsi su un piano paritario di accettazione reciproca e di fattiva collaborazione. Emblematica, in proposito, l'operazione Luna Nera della Guardia di Finanza, che ha colpito la cosca Rango-Zingari di Cosenza (qui la notizia). Le indagini, concluse nel mese di maggio con l'esecuzione di diversi provvedimenti cautelari e di un sequestro di beni per oltre 16 milioni di euro, hanno svelato come un imprenditore romano, titolare di una società situata sulla via Tiburtina nella cui sede venivano pianificate estorsioni, attività usurarie e di riciclaggio, fosse risultato contiguo, oltre che alla menzionata cosca Rango-Zingari, anche ad ambienti di stampo camorristico (clan Senese) e della criminalità romana (Casamonica e famiglia Cordaro di Tor Bella Monaca). 

L'imprenditore si sarebbe, peraltro, avvalso della cosca di 'Ndragheta per reclutare 'agenti di riscossione crediti', maggiormente convincenti nel caso di ritardi dei pagamenti. Restando sulla Capitale, viene segnalata l'operatività della 'ndrina Fiarè di San Gregorio di Ippona legata al clan Mancuso presente in varie zone del centro e attiva nell'acquisizione e nella gestione, a fini di riciclaggio, di attività commerciali ed imprenditoriali

Cosa Nostra a Roma: dall'edilizia al gioco

Il territorio laziale rientra nelle mire imprenditoriali di Cosa Nostra, grazie al ventaglio di opportunità di investimento che offre e che spaziano dai settori dell'edilizia, della ristorazione, delle sale da gioco e dell'agroalimentare. Quest'ultimo ambito rappresenta uno dei business di riferimento delle consorterie, le quali, specie nel sud Pontino, hanno intessuto una solida rete di relazioni. Non solo. 

Dopo la Banda della Magliana sul mare di Roma arrivarono i Triassi. Dalla provincia di Agrigento, a gestire il controllo dei chioschi e delle attività sul litorale di Ostia, oltre che il traffico di droga e armi, ci sarebbe stata la storica famiglia mafiosa Caruana-Cuntrera di Siculiana, tramite i fratelli Vincenzo e Vito Triassi, ritenuti i colonnelli della stessa famiglia. I fratelli Triassi sul litorale gestiscono il traffico di droga e armi che arrivano dalle zone degli stati balcanici. Nel 2007 e nel 2011, rispettivamente Vito e Vincenzo Triassi sono stati vittime di agguati e intimidazioni. Ferimenti avvenuti per motivi legati alla gestione dei chioschi sul lungomare di Ostia. 

I napoletani a Roma: tanti affari nella Capitale

Forte, anche per vicinanza geografica, la presenza di famiglie napoletane a Roma, sia nell'hinterland che sul litorale. Secondo la relazione della Dia, permangono immutati gli assetti criminali, perché quello laziale sarebbe il terreno ideale per riciclare denaro e farvi confluire ingenti quantità di stupefacenti. Gli ambiti maggiormente interessati da tali infiltrazioni si individuano nella gestione di esercizi commerciali, anche del centro storico della Capitale, nel mercato immobiliare, servizi finanziari e di intermediazione, gestione di sale giochi, appalti pubblici ed edilizia, nonché da ultimo lo smaltimento di rifiuti. Si tratta di attività per la realizzazione delle quali si rivela determinante la rete di relazioni con professionisti, operatori economici, esponenti delle pubbliche amministrazioni e del mondo della finanza.

I riscontri investigativi attestano, sempre più frequentemente, l'operatività di cartelli compositi, di cui fanno parte affiliati a clan di Camorra, a cosche calabresi ed a sodalizi autoctoni, attivi nelle estorsioni, nell'usura, nel traffico di sostanze stupefacenti, nella ricettazione e nel riciclaggio. Negli anni è stata accertata l'operatività dei clan napoletani Di Lauro, Giuliano, Licciardi, Contini, Mariano, Senese, Moccia, Mallardo, Gallo, Gionta, Anastasio, Zaza, Pagnozzi della provincia di Avellino, Schiavone, Noviello, Zagaria, Belforte, Bardellino della provincia di Caserta. La loro datata presenza è documentata da provvedimenti di sequestro di beni immobili e quote di società, alle quali fanno capo attività economiche.  

Elicottero Polizia Ostia-2

A febbraio l'operazione Domus Aurea 2 della Guardia di Finanza (qui la notizia) ha fatto luce sugli investimenti, operati dai Mallardo, in alcuni comuni a nord della Capitale (Mentana, Guidonia Montecelio, Monterotondo, Capena e Fonte Nuova), dove sarebbe stato messo in atto un sistematico acquisto di terreni, strumentale a speculazioni edilizie, anche grazie alla compiacenza di funzionari pubblici, che avrebbero consentito di edificare complessi residenziali su terreni a vocazione agricola, in concorso con affiliati all'alleato cartello dei Casalesi

Un altro decreto di confisca, emesso nel mese di aprile, ha riguardato un prestanome avellinese del clan Pagnozzi, i cui esponenti si sarebbero trasferiti, da anni, nella zona sud-est della Capitale: tra i beni oggetto di confisca, figurano quote di diverse società che gestivano ristoranti a Roma, nella zona di Trastevere. Il gruppo in parola risulta in accordo con la famiglia Senese, presente nella stessa area, zona Tuscolana - Cinecittà.

Le indagini hanno riscontrato cointeressenze criminali dei Senese per la gestione di varie attività illecite (traffico di stupefacenti, estorsioni, reati contro la persona, riciclaggio in attività economiche apparentemente legali come la distribuzione di slot machine e la gestione di esercizi commerciali) con diverse famiglie camorristiche operanti nella Capitale. In particolare, oltre che con i Pagnozzi, sono state, nel tempo, registrate sinergie con il gruppo Di Giovanni, dedito al controllo delle piazze di spaccio nelle zone Capannelle, Magliana e Tor Vergata, anche attraverso azioni militari per dirimere controversie e attuare il recupero di crediti maturati nel traffico degli stupefacenti. 

Altre collaborazioni sono state registrate con il clan Esposito, che fa capo ai figli di un ex collaboratore di giustizia, già legato ai Licciardi. Le commistioni che si sono create nella Capitale, tra soggetti collegati a contesti criminali di diversa origine territoriale, imprenditori e pubblici ufficiali, trovano conferma in un'altra indagine, conclusa nel mese di maggio dalla Guardia di Finanza con l'esecuzione di diversi provvedimenti cautelari e di un sequestro di beni per oltre 16 milioni di euro

Al centro dell'inchiesta 'Luna Nera', già richiamata nel capitolo dedicato alla criminalità organizzata calabrese, si pone un affermato imprenditore romano, titolare di una società situata sulla via Tiburtina (nella cui sede venivano pianificate le attività del sodalizio), risultato contiguo ad ambienti di stampo camorristico (Senese).

Le intese tra gruppi di origine diversa, hanno interessato anche il settore dei giochi. É quanto emerso nella già citata operazione Babylonia (qui la notizia), che ha riguardato due distinte associazioni per delinquere, operative sulla Capitale, di cui facevano parte soggetti campani, pugliesi e romani: una era capeggiata da un elemento contiguo al clan napoletano degli Amato-Pagano, l'altra da un pregiudicato originario di Bari. I componenti delle organizzazioni, da tempo radicati a Roma, gestivano, con modalità mafiose ed in accordo con noti imprenditori del settore con numerose sale giochi, dislocate in diversi quartieri romani e lungo le consolari, con finalità di riciclaggio, estorsione, usura, impiego di utilità di provenienza illecita, fatturazioni per operazioni inesistenti, false comunicazioni sociali e frode fiscale, con l'aggravante del metodo mafioso. I napoletani, di recente, sono tornati anche d'attualità ad Ostia dove compaiono in alcune intercettazioni in cui Carmine 'Romoletto' Spada, confessa la sua "paura" di una invasione partenopea sul litorale.

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