Operazione Babylonia: 23 arresti a Roma. Sequestri ai locali dei vip

Sono 23 le persone arrestate. Decine le perquisizioni e un decreto di sequestro di beni emesso dalla DDA di Roma che ha riguardato decine di bar, ristoranti, pizzerie e sale slot

Arresti e maxi sequestri oggi 23 giugno a Roma. A finire in manette ben 23 persone. Quarantasei, invece, i bar e i locali frequentati da vip a cui sono stati sottoposti a sequestri preventivi. E' questo il bilancio di una operazione dei Carabinieri del Comando Provinciale di Roma condotta anche con la partecipazione dei Finanzieri del Nucleo Polizia Tributaria di Roma, che ha riguardato la Capitale ma anche le province di Napoli, Milano e Pescara.

LE ACCUSE - L'ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip presso il Tribunale di Roma su richiesta della locale Dda, è stata emessa nei confronti di 23 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di appartenere a "due distinte associazioni" per delinquere finalizzate "all'estorsione, l'usura, il riciclaggio, l'impiego di denaro, beni o utilita' di provenienza illecita, e il fraudolento trasferimento di beni o valori". Il tutto anche con un sequestro record di beni valutabile in circa 280 milioni di euro.

La maxi-operazione scaturisce da un'indagine dei Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando provinciale di Roma, convenzionalmente denominata 'Babylonia', riguardante due sodalizi criminali in vertiginosa crescita sul territorio capitolino, con base a Roma e Monterotondo.

IL RUOLO DI 'NINO' - Il primo gruppo criminale è riconducibile a Gaetano Vitagliano , personaggio di spicco nel settore del narcotraffico internazionale con "fatturati" da capogiro, contiguo al clan camorrista degli Amato-Pagano, denominato degli "Scissionisti", operante a Nord di Napoli. La figura "imprenditoriale" di Gaetano Vitagliano, detto 'Nino' emerge a partire dal 2011, in concomitanza della sua liberazione dal carcere romano di Rebibbia, ove era detenuto per traffico internazionale di stupefacenti tra l'Olanda e l'Italia. 

Da quel momento, ha costruito un vero e proprio impero, creando attorno a sè un'articolata organizzazione criminale dedita al riciclaggio ed al consequenziale reimpiego di proventi illeciti. Negli ultimi anni, il gruppo imprenditoriale ha ampliato in maniera esponenziale gli investimenti nel settore commerciale dell'esercizio di bar, ristoranti, gelaterie, pasticcerie, sale slot e tabacchi, gestiti tramite numerose societa' intestate fraudolentemente a prestanome ed ai suoi prossimi congiunti. 

>>> IL VIDEO DELL'OPERAZIONE <<<

I RAPPORTI CON 'CAPITONE' E 'GENNY' - Le indagini hanno certificato i rapporti di natura finanziaria, finalizzati al riciclaggio di denaro sporco, tra Vitagliano e Davide Siciliano, detto 'Capitone', noto esponente del clan camorristico Amato-Pagano, attualmente detenuto per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti aggravata dal metodo mafioso. Tali rapporti sono stati mantenuti, durante le fasi dell'attività d'indagine, per il tramite di Luigi Siciliano e Gennaro Capasso detto 'Genny', entrambi elementi apicali del medesimo clan, rispettivamente fratello e cognato di 'Capitone'. 

I SOLDI DELLA DROGA PER COMPRARE LOCALI - Attraverso un'articolata manovra investigativa, consistita in intercettazioni, servizi dinamici sul territorio ed accertamenti bancari, è stato ricostruito il singolare modus operandi dell'organizzazione criminale. Vitagliano, sfruttando gli ingenti capitali accumulati col narcotraffico, ha acquisito numerosi locali a Roma e Milano creando società fantasma, utilizzate per ripulire il denaro. 

>>> TUTTI I LOCALI SEQUESTRATI <<<

Il denaro ripulito, con la partecipazione di quattro funzionari di banca infedeli, due dei quali tratti in arresto, veniva poi reimpiegato nel circuito legale, tramite società create per la gestione degli esercizi commerciali, tutte fittiziamente intestate a terzi. Utilizzando il medesimo stratagemma Vitagliano riciclava i proventi illeciti della famiglia Siciliano, da cui riceveva denaro 'sporco' che restituiva dopo averlo ripulito mediante cambiali e assegni bancari emessi da imprenditori compiacenti.

GLI AFFARI A GUIDONIA - Nel corso delle indagini è stato ricostruito un ulteriore complesso canale di riciclaggio. In particolare, Vitagliano ha immesso diversi milioni di euro di provenienza illecita, giustificandoli come "finanziamento soci", in una società di un imprenditore romano ritenuto appartenente al sodalizio, per la realizzazione di un'imponente opera edilizia a Guidonia - Montecelio. L'imprenditore, dopo aver realizzato il progetto immobiliare, ha poi riconosciuto a Vitagliano la titolarità di fatto di oltre decine di appartamenti tra i 200 edificati.  Alcuni di questi appartamenti sono stati poi utilizzati come corrispettivo "in nero" nella compravendita delle attività commerciali rilevate dal gruppo Vitagliano.
 
IL SECONDO GRUPPO CRIMINALE - L'organizzazione criminale capeggiata da Giuseppe Cellamare , invece, legata al gruppo Vitagliano attraverso l'imprenditore romano fa faceva appunto da cerniera, è risultata particolarmente attiva nella commissione di gravi delitti contro il patrimonio, realizzati a Monterotondo, tra i quali estorsioni ed usure realizzate con il metodo mafioso, e nel successivo impiego dei proventi illeciti in bar e sale giochi, fraudolentemente intestati a prestanome. 

IL DOMINIO A MONTEROTONDO - Cellamare, negli anni '90 elemento di spicco della 'Sacra Corona Unita', divenuto collaboratore di giustizia, è stato trasferito sotto protezione nel Comune di Monterotondo, dove negli ultimi anni ha ricostituito un sodalizio criminale, mutuando le modalità tipicamente mafiose utilizzate in Puglia ed adattandole al contesto territoriale dell'hinterland romano.

Nel corso delle indagini, è emerso che l'organizzazione capeggiata da Cellamare si è imposta a Monterotondo, avvalendosi della condizione di assoggettamento derivante dalla propria "fama criminale", ripetutamente affermatasi con atti di violenza compiuti dai membri del sodalizio al fine di recuperare i crediti delle estorsioni e delle usure.

>>> VIDEO: I LOCALI SEQUESTRATI DA CARABINIERI E FINANZA <<<

ARMI E SPEDIZIONI PUNITIVE - Tra i membri del sodalizio, Cellamare aveva anche inserito alcuni dei suoi vecchi uomini di fiducia dei tempi della S.C.U., specializzati nelle violente spedizioni punitive nei confronti delle vittime. Durante le indagini, all'organizzazione è stato sequestrato un vero e proprio arsenale, costituito da armi e munizioni comuni e da guerra. Alcune delle vittime, oltre ad essere state ripetutamente minacciate e picchiate, hanno subito gravi atti intimidatori, quali l'incendio di autovetture. 

IL MAXI SEQUESTRO - Oltre ai destinatari della misura cautelare, risultano indagati a piede libero altri 26 soggetti, tutti responsabili a vario titolo dei delitti fine delle associazioni capeggiate da Vitagliano e da Cellamare. Tra questi rientrano anche un notaio, tre commercialisti e altri dipendenti infedeli di banca.

Sulla base della misura cautelare e sussistendo un'accertata netta sproporzione tra il reddito dichiarato e l'effettiva consistenza patrimoniale, come acclarata nel corso delle investigazioni condotte dai Carabinieri e dalla Guardia di Finanza, la Procura della Repubblica di Roma - Dda ha chiesto l'applicazione di una misura di prevenzione patrimoniale a carico di Vitagliano, dell'imprenditore romano che faceva da cerniera e Cellamare, ottenendo dal Tribunale di Roma - Sezione Misure di Prevenzione, l'emissione un provvedimento di sequestro dei beni. 

Nel corso della mattinata, i Carabinieri del Comando Provinciale di Roma e le Fiamme Gialle del Gico del Nucleo di Polizia Tributaria GdF di Roma hanno proceduto, quindi, anche al sequestro di beni per un valore di circa 280 milioni di euro, tra cui 46 esercizi commerciali (bar, ristoranti, pizzerie e sale slot), 262 immobili, 222 rapporti finanziari/bancari, 32 auto e moto, 54 società, 24 quote societarie in Roma, Milano, Salerno, Pescara, L'Aquila e Potenza. Tra i sequestri rientrano anche gli storici bar 'Mizzica!, 'Macao' e la nota catena di bar 'Babylon Cafe'.
 

Ai locali è stato comminato il provvedimento di sequestro preventivo:

Il sequestro preventivo, nell'ordinamento giuridico italiano, è una misura prevista dall'art. 321 codice di procedura penale italiano previa richiesta da parte del pubblico ministero nel corso delle indagini preliminari e convalidata, con decreto motivato, dal giudice per le indagini preliminari quando ci sia il rischio che la libera disponibilità di una cosa possa aggravare o protrarre le conseguenze di un reato, consentire la commissione di nuovi reati oppure quando la cosa sia pericolosa in sé.

Nel caso in cui, nei casi previsti dalla legge, durante le indagini preliminari non sia possibile attendere il responso del giudice in merito alla richiesta di sequestro preventivo, quest'ultimo è disposto direttamente dal o dalla polizia giudiziaria con decreto motivato, con convalida del GIP entro 48 ore dal provvedimento.

Quando non è necessario mantenere il sequestro a fini di prova, le cose sequestrate sono restituite a chi ne abbia diritto, anche prima della sentenza. I locali non hanno l'obbligo di rimanere chiusi e in alcuni casi per tutelare i lavori, e permettere la continuazione dell'attività commerciale, sarà un poi nominato un curatore giudiziario che  coordinerà l'attività stessa.

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