Il Grande Raccordo Criminale per inondare Roma di droga: 51 arresti, Diabolik a capo dei narcos

Blitz della Guardia di Finanza a Roma. Coinvolti nell'operazione 400 militari col supporto di elicotteri e unità cinofile

Operazione Grande Raccordo Criminale

Un Grande Raccordo Criminale per inondare di cocaina ed hashish le più importanti piazze di spaccio romane e della sua provincia: Tor Bella Monaca, San Basilio, Tufello, Bufalotta, Colli Aniene, Borghesiana, il Tuscolano, la Romanina, Ostia e Primavalle sino ad arrivare a Frascati, Ardea ed Artena. A smantellare una organizzazione criminale dedita al traffico di sostanze stupefacenti la Guardia di Finanza con un blitz alle prime luci di giovedì 28 novembre che ha portato all'arresto di 51 persone (50 in carcere ed una agli arresti domiciliari). 

A capo del sodalizio due figure di spicco della criminalità romana, Fabrizio Piscitelli, il Diabolik capo degli Irriducibili Lazio della Curva Nord ucciso con un colpo di pistola alla testa lo scorso 7 di agosto al parco degli Acquedotti e Fabrizio Fabietti. 

Secondo quanto emerso dalle indagini Diabolik poteva contare su amicizie tra cui quella di Michele Senese, detto "'o Pazz". Il gruppo operava principalmente nella zona di Roma Nord per fornire le piazze di spaccio e recupero credito. 

Nell'organizzazione erano presenti per quest'ultimo aspetto picchiatori, ultras ed ex pugili, tra cui cittadini albanesi in grado di garantire la "copertura militare" necessaria all'organizzazione per garantire la Pax Criminale fra i soggetti coinvolti nel traffico internazionale di sostanza stupefacenti. 

In particolare Fabrizio Fabietti si colloca sulla scena criminale come broker del narcotraffico capitolino, dotato di qualificate relazioni sia sul fronte degli approvvigionamenti di droga, risultando in affari con soggetti contigui a organizzazioni di matrice mafiosa, la cosca di 'ndrangheta Bellocco, con i fratelli Emanuele e Leopoldo Cosentino, entrambi destinatari del provvedimento cautelare, sia rispetto a un nutrito "portafoglio clienti".

Chi era Fabrizio Piscitelli, il Diabolik storico ultrà della Lazio

51 arresti per l'operazione Grande Raccordo Criminale

Questi ultimi rappresentano gli acquirenti all’ingrosso che, a loro volta, sono i referenti/responsabili di sotto-gruppi criminali che riforniscono le diverse “piazze” di spaccio di quartiere, esercitando il business della droga sull’intero territorio della Capitale (con basi a Nord nel quartiere Bufalotta, a Est nei quartieri San Basilio, Colli Aniene, Tor Bella Monaca e Borghesiana, a Sud nei quartieri Tuscolano e Romanina, a Ovest nei quartieri Ostia e Primavalle) e nelle zone limitrofe (comuni di Frascati, Ardea e Artena), secondo una vera e propria logica imprenditoriale di divisione dei compiti.

Suggestiva l’espressione con la quale Fabietti manifesta a un sodale l’influenza esercitata sul mercato illegale capitolino: “…la devo dà a tutta Roma ...”.

Parallelamente alle attività illecite strettamente connesse al traffico di droga, le indagini hanno consentito di ricostruire il ruolo di Fabrizio Piscitelli alias “Diabolik”, il quale, comunque coinvolto nella compravendita di stupefacenti, si ergeva a figura di riferimento nel “controllo” del territorio, nonché di garanzia e affidabilità dell’associazione, che si avvantaggiava della sua leadership.

Piscitelli godeva, infatti, di un particolare riconoscimento nella malavita e operava avvalendosi di soggetti, alcuni dei quali coinvolti anche nella presente associazione dedita al traffico di droga Ettore Abramo alias “Pluto” (classe 1966), Aniello Marotta (classe 1976), Alessandro Telich (classe 1987)], che fanno parte di una frangia ultrà degli Irriducibili Lazio di cui era divenuto capo.

Le immagini dell'operazione Grande Raccordo Criminale

Le investigazioni hanno fatto emergere uno spaccato delittuoso che vede il sodalizio di narcotrafficanti evolversi e costituire una “batteria di picchiatori” (“…oh gli ho preparato una macchina, li massacriamo tutti eh…”) composta da soggetti appositamente incaricati dell’esecuzione di attività estorsive per il recupero dei crediti maturati nell’ambito del traffico di droga, mediante l’impiego della violenza, non escludendo l’uso delle armi (“...vabbè spariamogli, che dobbiamo fare?...).

Una batteria che agisce in concreto: sono almeno due gli episodi di estorsione con metodi violenti ricostruiti. Il primo ai danni di un vecchio compagno di cella di Fabietti che, responsabile di non aver onorato un pregresso debito di droga di circa 100.000 euro, diviene vittima di una brutale aggressione, prima di cedere alle richieste dei vertici del sodalizio.

Il secondo episodio estorsivo matura, invece, nei confronti di altri due soggetti già noti alle cronache giudiziarie per i loro trascorsi nel settore del narcotraffico, padre e figlio titolari di una ferramenta a Tor Bella Monaca. Ancora una volta, dopo le minacce di morte, gli associati riescono a farsi promettere la dazione di 90.000 euro. 

Prestipino: "Organizzazione multilivello che non ha eguali in Italia"

L’operatività del sodalizio è garantita e supportata anche dal ricorso a propri sistemi di comunicazione all’avanguardia, quali sono quelli forniti dall’associato Alessandro Telich già tratto in arresto nell’ottobre del 2013 per aver favorito la breve latitanza di Piscitelli.

Telich, alias “Tavoletta”, è un tecnico informatico, titolare di una società con sede a Dubai (Emirati Arabi Uniti), operante nel settore del controspionaggio industriale e delle telecomunicazioni, che esegue bonifiche sulle autovetture e nelle abitazioni degli associati, fornisce sistemi di comunicazione criptati che convogliano i dati presso server ubicati negli Emirati, così da rendere il sistema ancora più impenetrabile agli investigatori.

La costante e immediata disponibilità di rilevanti somme di denaro permette all’organizzazione criminale di ottenere condizioni economiche favorevoli nel corso delle trattative promosse con i fornitori dello stupefacente. Potendo pagare con la formula “subito e cash”, il prezzo ottenuto è sempre vantaggioso e il “giro” si allarga a dismisura, anche perché il sodalizio garantisce poi la consegna “a domicilio” da parte di Fabrizio Borghi (classe 1977) e Daniela Viorica Gerdan (classe 1980).

Accanto ai promotori del sodalizio, si affianca una schiera di acquirenti “all’ingrosso” che, in ragione dello stabile rapporto di fornitura che li lega, sono considerati parimenti associati all’organizzazione, garantendole costanti disponibilità economiche, fondamentali per la sua esistenza e operatività.

Tra questi spiccano i fratelli Nicolas ed Emiliano Pasimovich (entrambi classe 1985), originari del Sudamerica ma residenti sul litorale pontino. I due sono tra i più affidabili acquirenti selezionati dal Fabietti, cui si aggiungono Adnan Ibrakovic (classe 1981), Stefano Piccioni (classe 1971), Paolo Salvemini (classe 1977), Stefano Coniglio (classe 1983), Adamo Castelli (classe 1967), Angelo Bartocci (classe 1963), Giuliano Cappoli (classe 1993), Abramo Di Guglielmo (classe 1980) e Sabatino Di Guglielmo (classe 1968) (questi ultimi due contigui al clan dei Casamonica) Roberto Montanaro (classe 1961) e Marco Tripodi (classe 1976).

Nonostante l’elevato numero degli associati (trentadue), l’organizzazione criminale è comunque aperta alle nuove occasioni di profitto generate dai soggetti che ruotano attorno ad essa. 

Questi ultimi, che siano fornitori occasionali [come i fratelli Cosentino o Maurizio Cannone (classe 1973)], acquirenti saltuari [Gianluca Almaviva (classe 1979), Marco De Vincentis (classe 1979), Fabio De Tommasi (classe 1962), Ruben Alicandri (classe 1977), Danilo Perni (classe 1970)] ovvero, ancora, corrieri e factotum arruolabili all’occorrenza [Umberto Scarpellini (classe 1974), Marco Adamo (classe 1980) e Luigi Centi (classe 1974)], riconoscono il sodalizio e ne individuano un’opportunità di investimento.

Nell’ambito delle indagini, svolte nel periodo febbraio-novembre 2018, è stata ricostruita la compravendita di circa 250 chili di cocaina e 4.250 chili di hashish, per un valore complessivo stimato “al dettaglio” di circa 120 milioni di euro.

L’attività repressiva nel contempo condotta ha consentito di evitare che parte dello stupefacente (oltre 60 chili di cocaina e circa 3.800 chili di hashish) venisse immessa sul mercato. In occasione dei sequestri operati sono state tratte in arresto, in flagranza di reato, 18 persone tra corrieri e fiancheggiatori.

L’associazione poteva contare su un flusso costante di droga proveniente dal Sud America (cocaina da Colombia e Brasile) e dal Nord Africa (hashish dal Marocco), garantito dai fornitori abituali, quali Dorian Petoku (classe 1988), Francesco Maria Curis (classe 1961) e Alessandro Savioli (classe 1961), tutti destinatari dell’odierna ordinanza.

Le azioni di contrasto assicurate nel corso delle indagini, suggellate dall’esecuzione dell’odierno provvedimento cautelare emesso dal Tribunale di Roma, costituiscono la testimonianza dell’impegno profuso dalle Fiamme Gialle nella tutela della legalità e nel contrasto ai traffici illeciti.

Raggi: "Le istituzioni sono unite"

Sulla vicenda è intervenuta anche la sindaca Virginia Raggi che, su Twitter, ha così commentato: "Grazie a Gdf e Procura di Roma per maxi operazione, con 51 arresti, contro organizzazione che inondava di droga la nostra città. Le istituzioni sono unite per combattere criminalità e violenza". 

"Desidero ringraziare il comando provinciale della Guardia di Finanza di Roma, la Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, la Procura per la straordinaria, complessa operazione antidroga che ha stroncato un'organizzazione criminale dedita al traffico di stupefacenti nella Capitale, e non solo, e all'estorsione con metodi violenti", scrive invece in un comunicato il vice presidente della Regione Lazio, Daniele Leodori.

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