Chi era Fabrizio Piscitelli, il Diabolik storico ultrà della Lazio

Diabolik, tra la fine degli anni 80 e l'inizio degli anni 90, iniziò a farsi sempre più spazio nel mondo ultras. In poco tempo divenne uno dei capi degli Irriducibili della Lazio

Fabrizio Piscitelli, meglio conosciuto come 'Diabolik', figura di spicco del tifo biancoceleste per il suo ruolo di storico capo degli Irriducibili della Lazio è morto a Roma, ucciso da un colpo di pistola, nel tardo pomeriggio del 7 agosto. Aveva 53 anni. In passato era stato coinvolto in diverse inchieste giudiziarie dalla così detta scalata "per prendersi la Lazio", fino a questioni legate al mondo della droga. E' stato menzionato anche nelle carte di Mafia Capitale.

Fabrizio Piscitelli, il capo degli Irriducibili

Diabolik, tra la fine degli anni 80 e l'inizio degli anni 90, iniziò a farsi sempre più spazio nel mondo ultras. In poco tempo divenne uno dei capi degli Irriducibili la frangia più estrema della tifoseria della Lazio. La Curva Nord diventa così casa sua con coreografie spettacolari e contestazioni eclatanti come quella in via Allegri nell'anno dello Scudetto biancoceleste.

Poi con la crisi della Lazio di Sergio Cragnotti, Piscitelli fiuta l'affare. Insieme ad altri ultras sponsorizzano Giorgio Chinaglia presidente al posto di Claudio Lotito ma per quei fatti finì poi sotto processo. 

Mister Enrich e gli affari degli Irriducibili 

In quella curva, però, qualcosa non andava. Almeno stando alle indagini del Gico della Guardia di finanza che avevano effettuato un sequestro preventivo di beni riconducibili a Diabolik e alla sua famiglia per circa 2,4 milioni di euro. Dall'inchiesta scattata nell'aprile del 2014 emerse che "all'elevato tenore di vita tenuto dalla famiglia Piscitelli faceva da controparte una dichiarazione dei redditi decisamente troppo scarna".

Secondo quelle indagini il capo ultrà "faceva soldi commercializzando gadget della Lazio, e aveva fondato un'azienda il cui capitale, allora sotto sequestro, era diviso a metà tra la moglie e la figlia". Ma non è tutto. L'irriducibile biancoceleste deteneva anche il 70 per cento delle quote di una società in liquidazione, la "Fans Edition", e risultava presidente dell'associazione culturale "Mister Enrich", che contava nel consiglio direttivo due vertici storici del gruppo laziale.

I collegamenti con la criminalità organizzata

Ma c'è di più. Secondo quanto accertato dagli uomini del Gico "Piscitelli è più volte assurto agli onori della cronaca giudiziaria: dai rapporti, risalenti agli anni tra il 1991 ed il 1992, con il noto Michel Senese il quale, proprio attraverso Fabrizio Piscitelli e il fratello Gennaro Senese, stringeva accordi con il Clan Abate, all'epoca egemone nell'area di San Giorgio a Cremano (in provincia di Napoli), ma con interessi nella Capitale, finalizzati all’approvvigionamento di eroina dalla Turchia, via Germania, e di hashish dalla Spagna, al più recente processo connesso alla scalata alla Lazio ovvero, ancora, agli innumerevoli episodi di violenza negli stadi", si legge nelle carte dell'operazione Ginko.

Piscitelli e il fascismo

"Siamo fascisti, gli ultimi rimasti". Fabrizio Piscitelli commentava così la bomba "alla crema", la chiamava lui, fatta esplodere la notte scorsa davanti alla sede degli ultras in via Amulio, in zona Tuscolano. Un attentato ancora non rivendicato fatto la scorsa primavera. 

"Se vogliono tornare al terrorismo degli anni '70, a quel clima, noi siamo pronti. Anzi, io non vedo l'ora e di certo non ci tiriamo indietro", disse. Prima di quel giorno i tifosi della Lazio furono protagonisti per lo striscione "omaggio" a Mussolini esposto a corso Buenos Aires il 25 aprile scorso.

Prima ancora, il 30 gennaio del 2000, in occasione di Lazio-Bari fecero il giro del mondo le immagini dello striscione esposto in Curva nord in "onore alla tigre Arkan": il riferimento era a Zeljko Raznatovic, criminale di guerra serbo accusato di genocidio e crimini contro l'umanità morto in quei giorni.

Nel 2017, invece, gli Irriducibili finirono nella cronaca per aver affisso adesivi di chiaro stampo antisemita che ritraevano Anna Frank con la maglia giallorossa nella Curva Sud dei cugini romanisti. E, appena un anno fa, fece scalpore un volantino, a firma del 'direttivo Diabolik Pluto' che vietava alle donne di stare nelle prime dieci file della Curva Nord.

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