I milanesi battono in ritirata da Roma: Raggi perde i nominati da Casaleggio

Se l'addio della Raineri è legato alla richiesta dei chiarimenti all'Anac, quello di Minenna cela un nodo politico, quello dell'autonomia della sindaca rispetto alla linea Casaleggio

Cosa succede alla giunta Raggi? Se lo chiedono da ore, smarriti, attivisti e semplici simpatizzanti del Movimento. La notizia delle dimissioni di Raineri e Minenna è arrivata come un fulmine a ciel sereno. Nessuno si aspettava che le cose potessero precipitare fino a questo punto. La sensazione infatti è piuttosto diffusa: la Casaleggio e associati ha mollato la sindaca. Se le dimissioni di Minenna non bastavano, sono arrivate nel pomeriggio anche quelle di Solidoro, presidente Ama proveniente da Milano, scelto da Minenna&Casaleggio. E mentre scriviamo anche Stefano Bina, direttore generale dell'azienda dei rifiuti, sarebbe ad un passo dall'addio. 

Goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la decisione da parte della Raggi di procedere con la revoca dell'incarico alla Raineri. Secondo quanto si apprende da fonti del Movimento, ieri in giornata è giunta la risposta dell'Anac. La nomina della Raineri andava fatta con un altro articolo ed era perciò a rischio inchiesta. La sindaca decide così per la linea della revoca della nomina, da rieffettuare, sempre scegliendo la Raineri, in modo corretto. Quando la scelta viene comunicata, il capo di gabinetto va su tutte le furie e decide di dimettersi. A questo punto, ad opporsi alla scelta della Raggi, sarebbe stato Minenna, ottenendo l'ennesimo rifiuto dalla sindaca. Da qui la decisione di avviare la crisi e di dimettersi, scegliendo di annunciare l'addio nella mattinata di oggi, 1 settembre. Prima dell'alba però la Raggi prova ad anticipare i tempi e ad imporre un'altra narrazione, quella della trasparenza che ha portato quindi alla revoca. Obiettivo: nascondere il nodo politico.

Ad esplicitare la linea della sindaca sarà, nel pomeriggio, il suo vice, Daniele Frongia: "Noi abbiamo agito dopo la ricezione di un parere dell'Anac nell'ambito di un intervento straordinario di analisi e verifica di tutte le deliberazioni prodotte dall'amministrazione Raggi. Questa è un'operazione straordinaria voluta dalla sindaca per massimizzare la trasparenza e la bontà degli atti".

Il dato di fatto però è che la Raggi rivendica una sua autonomia, senza seguire le indicazioni che vengono dall'alto, dal direttorio prima e da Milano poi. Così ha eletto a suoi uomini di fiducia, il famoso raggio magico, Daniele Frongia, Raffaele Marra e Salvatore Romeo ed ascolta solo loro. Minenna in queste settimane è stato costantemente osteggiato e solo Raineri garantiva il lavoro dell'ex Consob, criticato da molti tecnici capitolini di alto rango. Con l'addio della Raineri, Minenna ha ritenuto di essere venute meno, definitivamente, le condizioni per proseguire il suo lavoro con la giunta pentastellata. 

Scelto da Di Maio e dalla Casaleggio, l'ex Consob veniva indicato da tutti come il vero regista della giunta, un sindaco ombra portatore del verbo dell'azienda ispiratrice del Movimento nelle stanze del Campidoglio. Non a caso a lui erano state affidate le deleghe pesanti alle partecipate. Non a caso è stato lui a scegliere, nel momento di massima criticità della vicenda Muraro, il sostituto di Fortini, individuato nel milanese Alessandro Solidoro, dato come molto vicino agli ambienti della Casaleggio e associati. 

Le nomine e la vicenda degli stipendi però hanno incrinato il rapporto tra Raggi e Minenna. La sindaca si è impuntata su alcuni compensi. Minenna invece, probabilmente d'accordo con la Casaleggio e la base grillina, puntava a ridimensionarli. Ha prevalso però la linea Marra, diventato nel frattempo il vero deus ex machina in Campidoglio. 

L'ex uomo di Alemanno viene raccontato come una sorta di plenipotenziario  a Palazzo Senatorio. Consiglia la sindaca e ne suggerisce le mosse. Tra queste anche quella di chiedere chiarimenti all'Anac sulla nomina della Raineri. Sarebbe stato lui ad ispirare il quesito posto all'anticorruzione. Da qui la risposta dell'autorità presieduta da Cantone e da qui la necessità di revocare l'incarico. Ancor prima era stato lui a suggerire alla Raggi di agitare la possibilità di ridurre lo stipendio alla Raineri nel caso in cui fossero stati abbassati quelli dei suoi uomini. Una mossa questa che, qualche giorno fa, ha fatto infuriare Minenna e le cui conseguenze estreme si sono viste oggi. 

Di fatto si è reso evidente che Minenna, mandato in Campidoglio per "dettare i tempi di gioco", in realtà "non tocca palla". Da qui il libera tutti della Casaleggio. Cosa ne sarà della Raggi e del governo pentastellato è tutto da vedere. Il segnale però stavolta è chiaro. 
 

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