Ama, la bufala di Virginia Raggi: nessun premio a dirigenti con bilancio in attivo

La difesa della sindaca non regge. Da anni i dirigenti non prendevano premi, nonostante il bilancio con segno più

"Quella dei premi di produttività, è una bufala". Lo dice l'ex assessore all'Ambiente Pinuccia Montanari a RomaToday, confermando quanto già scritto, e verificabile, nelle carte. Il bilancio di Ama in attivo, quello che l'ex ad Lorenzo Bagnacani voleva approvare con i 18 milioni di euro tra i crediti verso il Comune, oggetto dell'ormai noto braccio di ferro con Virginia Raggi che invece lo voleva in passivo, come testimoniano gli audio pubblicati ieri dall'Espresso, non avrebbe regalato alcun extra ai dirigenti della partecipata.  

"Non approvo un bilancio che viene dichiarato irregolare" e che "garantisce premi a pioggia anche se la città è sporca". E' la difesa della sindaca, la va ripetendo da ore, sui social network, su La7 intervistata a piazza Pulita, e ancora a margine di eventi cittadini in mattinata: approvare un bilancio in attivo, ma a detta di Raggi "non veritiero" - come sarebbe stato quello voluto dalla gestione Montanari-Bagnacani - avrebbe garantito "i premi ai dirigenti con i soldi dei cittadini". Ma è davvero così?

La storia dei 18 milioni di euro in bilancio

"Non prendiamo premi da anni, sette circa" lamentano negli uffici di via Calderon de la Barca. I dirigenti di Ama, una dozzina, non vedono bonus legati alla produttività almeno dal 2013. "Non è vero questa storia dei premi" racconta l'ex assessora Montanari al nostro giornale: "Non ne vedono da anni, e non c'entrano niente con il bilancio". Ma basta andare sul sito di Ama, alla sezione "società trasparente", per leggere che "nessun premio è stato erogato collegato alla performance". Eppure nel 2016 in Campidoglio amministrava già Virginia Raggi, il bilancio era in attivo, e nessun aumento è stato inserito nelle buste paga dei lavoratori. 

Perché l'erogazione, per quanto disciplinata dal contratto collettivo nazionale, non segue alcun automatismo. Nel 2014, quando la città era comunque sporca e i dirigenti reclamavano premi, l'allora presidente di Ama Daniele Fortini, nel verbale di intesa con le rappresentanze sindacali del 5 marzo (che RomaToday ha potuto visionare), decise di mettere un freno. Concordò una riduzione "del trattamento economico complessivo modulato sul livello di anzianità e inquadramento" tra il 5 e il 10 per cento per i successivi 24 mesi. E arriviamo al 2016, appunto, senza alcun premio. Nel 2017 idem, perché manca il bilancio. Ma l'erogazione non era comunque legata al semaforo verde sui conti, come è possibile vedere dagli anni precedenti. Quando nonostante il segno più davanti, i premi non sono comunque arrivati. 

Nessun aumento sarebbe stato possibile nemmeno per l'ad Lorenzo Bagnacani. Il cui compenso annuo lordo è stato considerato omnicomprensivo dell'indennità di risultato, di benefit e rimborsi, da una comunicazione del direttore generale Franco Giampaoletti dello scorso maggio. Senza considerare il fatto che eventuali aumenti non sarebbero comunque legati al bilancio in attivo, ma al cosiddetto MOL, indicatore differenziale di costi e ricavi che sarebbe rimasto comunque positivo, anche con i 18 milioni di euro inseriti tra i debiti. E che passerebbero comunque da una Commissione di valutazione del dipartimento Partecipate. 

Insomma, la questione dei premi di produttività, a onor del vero, non sembra direttamente legata al bilancio d'esercizio. E gli stessi sindacati lo fanno notare: "Sono questioni tecniche - hanno commentato Natale Di Cola, Marino Masucci e Massimo Cicco, Segretari generali di Fp Cgil, Fit Cisl e Fiadel Roma e Lazio - ci stupisce che Raggi le usi in modo artefatto per giustificare una simile scelta e aizzare i cittadini”. 

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