Il bilancio di Ama da cambiare: i 18 milioni della discordia e la guerra con Bagnacani

Cosa c'è dietro gli audio della sindaca Raggi pubblicati dall'Espresso. La storia del bilancio Ama e del braccio di ferro con l'ex Amministratore delegato

"Devi modificare il bilancio, anche se ti dicono che la luna è piatta". Così diceva la sindaca Raggi all'ex ad di Ama Lorenzo Bagnacani. Parole emerse in alcune registrazioni pubblicate dall'Espresso e portate in Procura dallo stesso Bagnacani. E' l'ultima puntata di una guerra, quella tra Comune e azienda dei rifiuti, che va avanti da mesi, oggetto di un'inchiesta giudiziaria che ha portato all'iscrizione nel registro degli indagati anche del direttore generale Franco Giampaoletti. Di cosa stiamo parlando?

Perché il Comune ha bocciato il bilancio

Ama è ancora senza il bilancio dell'anno 2017. Il Comune si è rifiutato di approvarlo per una partita di 18 milioni di euro che l'azienda ha richiesto a copertura di "maggiori costi" presunti, sostenuti fra il 2009 e il 2016 per la gestione dei loculi cimiteriali. Parliamo di soldi incassati dal Comune che Ama pretende di riavere indietro.

Lo scorso 30 aprile quindi l'allora cda Ama ha approvato il bilancio 2017 con questi 18 milioni iscritti fra i crediti verso il Comune. Da qui il muro del Campidoglio, lo stallo sull'approvazione - mai arrivata - del documento contabile, il parere negativo del collegio sindacale ma quello positivo dei revisori contabili, la guerra a colpi di pareri richiesti dalle parti agli studi legali. E non è bastata nemmeno la correzione a dicembre con l'istituzione di un fondo rischi dove far confluire il tesoretto. 

La "cacciata" di Bagnacani e del cda

L'11 febbraio la decisione in giunta: il bilancio così com'è, non va. La giunta lo boccia. Vota contro solo Pinuccia Montanari, e poco dopo dà le sue dimissioni. Segue giorni dopo la "cacciata" in massa dell'intero Cda e la nomina ad interim del direttore operativo Massimo Bagatti al vertice. Ma Bagnacani non ci sta, e la guerra si sposta a piazzale Clodio.

Un primo esposto dell'ex ad in Procura porta all'apertura di un'inchiesta in cui viene iscritto anche il direttore generale Franco Giampaoletti. Da qui arriviamo all'audio reso noto dall'Espresso, che avallerebbe l'ipotesi di una pressione esercitata dal Campidoglio per approvare il bilancio in passivo, con i 18 milioni di euro nella colonna dei debiti e non dei crediti aziendali. 

Come si è difeso il Campidoglio

Dal Comune la strategia difensiva resta la stessa, anche in queste ore: non si tratta di pressioni ma di aver fatto semplicemente rispettare le regole. "Il ragioniere generale, il direttore generale, il segretario generale, l’assessore al Bilancio e tutti i dipartimenti competenti hanno certificato l’assoluta mancanza di possibilità di riconoscere il credito inserito nel progetto di bilancio caldeggiato dall’ex ad. Non c’è stata quindi alcuna pressione ma la semplice applicazione delle norme. Inoltre, si sottolinea che più volte nel corso dello scorso anno Roma Capitale ha sollecitato la revisione del progetto di bilancio e delle voci segnalate dagli organi preposti e dal collegio dei revisori dei conti della stessa Ama".

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