Nidi convenzionati al collasso: "Noi pagati poco e abbandonati dal Comune, ci stanno uccidendo"

L'ennesima protesta dai titolari delle strutture. Dai ritardi nei bonifici ai pagamenti insufficienti a coprire le spese

Immagine d'archivio (Fonte: Pixabay)

Pagati poco e male dal Comune, fanno i salti mortali per offrire il servizio di qualità come da contratto. Ma c'è chi è costretto a chiudere o a licenziare il personale. A fine mese incontreranno il nuovo assessore, e se non arriveranno risposte scateneranno il putiferio. Sono i titolari degli asili nido convenzionati di Roma Capitale, rete di imprese per lo più al femminile, ancora una volta sulle barricate. Bonifici dal Campidoglio che arrivano a singhiozzo e risultano comunque insufficienti a far fronte a tutti i costi, e a monte quel vincolo di scelta sulle strutture pubbliche a gestione diretta voluto dalla giunta Raggi, che riducendo le iscrizioni li ha messi in ginocchio. 

"Siamo alle solite" tuona Flavia De Luca, referente dell'associazione Onda Gialla che riunisce circa 90 nidi convenzionati su circa 200 totali, in protesta il 15 ottobre sotto il dipartimento Scuola per portare le proprie istanze alla neo assessora al Sociale Veronica Mammì. "Ci riceverà il 30 ottobre" spiega De Luca. Nella lista dei problemi mai risolti ci sono i pagamenti delle fatture da parte del Campidoglio. Ritardi e intoppi nella lunga e cavillosa catena burocratica per l'emissione dei bonifici che il dipartimento Scuola ha risolto - si fa per dire - da settembre mettendo in mano le pratiche agli uffici municipali. Non adeguatamente formati per gestirle. "Non è certo colpa loro ma molti non sanno dove mettere le mani" racconta Aldo Ciaralli, gestore di un asilo in convenzione a Bufalotta, nel III municipio, con la figlia Claudia. "Non conoscono le procedure né come si gestiscono, per omologare il foglio presenze dei bambini ci hanno messo 15 giorni, con ritardi a catena sui pagamenti. Per liberarsi di un intoppo ne hanno creato un altro"

Una grana in più per un sistema, quello dei nidi in convenzione, già da tempo al collasso. "Anche questa volta il Comune dimostra di relegarci in un angolo" denuncia Valentina Delle Grotte, altra esponente di Onda Gialla, titolare di un nido con 62 bambini. Lamenta, come tutte le sue colleghe, l'abbandono più totale da parte di Roma Capitale, a partire dai bandi che obbligano le famiglie a scegliere per le prime tre opzioni una struttura comunale, poi, solo in quarta scelta, un convenzionato. Con la naturale conseguenza di un drastico calo delle iscrizioni che ha messe le attività in ginocchio. "Veniamo pagate troppo poco, io 740 euro a bambini con standard di qualità richiesti elevatissimi, molto più che nei Comunali". Senza contare i bambini con disabilità, gli unici a poter accedere liberamente ai convenzionati senza obblighi. "Il Comune non paga le insegnanti di sostegno, c'è un pagamento in più sì ma non è sufficiente a coprire i costi. Molto spesso lo paghiamo di tasca nostra". 

Nati con la giunta Veltroni ormai quasi 15 anni fa, servivano allora per smaltire le lunghe liste di attesa con costi inferiori rispetto al servizio interamente pubblico. Poi sono arrivati i tagli, dall'amministrazione Alemanno in poi. Prima gli orari di apertura, ridotti dalle 18 alle 16, poi le rette ridotte e le agevolazioni sulla Tari (Tassa rifiuti) eliminate. E a dare la mazzata finale ci ha pensato il Campidoglio grillino, con l'obbligo di scelta per i nuclei familiari, uno strumento pensato per risollevare il sistema di nidi pubblici dato il calo demografico degli ultimi anni. Che però non avrebbe raggiunto l'obiettivo. 

"E' una misura che non ha prodotto alcun risultato, se non danneggiare i nidi in convenzione. I comunali a gestione diretta restano comunque vuoti e le famiglie preferiscono i privati" commenta il capogruppo della Lega in Campidoglio Maurizio Politi. "Da anni si continua con azioni discriminatorie e assurde verso i convenzionati. Un tempo eccellenza della città, oggi ridotti al lumicino da una politica miope ed ideologica. Parliamo di decine di imprese, per la maggior parte a gestione femminile, che hanno chiuso". 

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