Caos nidi, il Comune non paga i convenzionati: servizi a rischio in decine di asili

I titolari denunciano fatture arretrate per centinaia di migliaia di euro. La Lega: "Situazione drammatica"

Immagine generica (Ansa)

Per pagare insegnanti, cuochi, addetti alle pulizie, in tanti hanno tirato fuori soldi di tasca propria. Era l'unico modo di continuare a garantire il servizio, che non può uscire dagli standard stabiliti, pena la revoca della concessione. E' il caos dei nidi convenzionati, che il Comune non paga. Sono circa 200 sul territorio, in numero quasi identico ai comunali, per un totale di 7mila bambini iscritti e 1500 educatrici. E chi li gestisce fa i conti con fatture in continuo ritardo, accumulate di mese in mese, per centinaia di migliaia di euro.  

"Da maggio non vediamo un centesimo" racconta Elio Sciurpi. Ha due asili nido a Casal Palocco che ospitano circa 160 bambini e 80 dipendenti, è a credito del Comune per dieci fatture, circa 500mila euro. "Ne ho scontate tre in banca, ma gli interessi sono molto alti, da gennaio non potrò più garantire un regolare servizio". Elio ha inoltrato mail e telefonato "anche dieci volte al giorno" agli uffici. Non sono arrivate risposte. 

Idem per il signor Aldo Ciaralli, a capo della cooperativa che gestisce un nido convenzionato di Bufalotta. Ultima fattura, di giugno, pagata a metà settembre. E un'altra di luglio contestata, "per un numero scritto male", a inizio ottobre. Circa 10mila euro al mese per 18 bambini, 550 euro a utente, con cui coprire tasse e stipendi. 

Il paradosso? Che se gli standard del servizio reso si abbassano scattano le penali, o la revoca della concessione, come da contratto con lo stesso ente locale che non ottempera ai pagamenti. "E' una situazione che va avanti da anni - spiega Aldo - e non fa che peggiorare. Dal 2009, con Alemanno andava mediamente bene, con Marino peggio, con Raggi malissimo". 

Anche Flavia De Luca ha due asili tra l'Eur e Mostacciano con 80 bambini. Proprio ieri il Comune le ha pagato le mensilità di giugno, fra i 35 e i 40mila euro. Mancano quelle degli ultimi cinque mesi. "A settembre ho licenziato una persona, e da gennaio saremmo costretti a fare altri tagli perché siamo sotto utenza. Fin'ora ho anticipato con mie risorse personali". 

La ragione dei ritardi? Una catena burocratica molto complessa per l'acquisizione delle fatture, il controllo, l'emissione dei bonifici solo dopo le autorizzazioni dei dirigenti degli uffici. Dal dipartimento Scuola alla Ragioneria, dalla Ragioneria alla Tesoreria di Stato. Un percorso fatto di mille cavilli e ostacoli, piccoli ma sufficienti a bloccare tutto per mesi. E accanto alle motivazioni tecniche, per qualcuno, ce ne sono anche di squisitamente politiche.  

"La situazione è allarmante. Si rischia lo stop ai servizi" commenta a RomaToday il capogruppo della Lega in Campidoglio Maurizio Politi. "Abbiamo sollecitato  gli assessori Lemmetti (al bilancio, ndr) e Baldassare (a scuola e sociale, ndr) ma da loro nessuna risposta. Dipendenti senza stipendio e tredicesima e tantissime imprese a guida femminile che hanno chiuso. Uno schifo mai visto". Per il consigliere quella in corso è "una guerra assurda iniziata da due anni e mezzo contro i nidi in convenzione. Stanno uccidendo uno dei fiori all'occhiello della nostra città". 

Il riferimento è non solo ai mancati pagamenti, ma anche all'introduzione, con l'amministrazione Raggi, dell'obbligo di scelta con priorità alle strutture comunali. Una lunga battaglia di due anni con un compromesso raggiunto: al posto di una proporzione iniziale che dirottava le prime cinque scelte delle famiglie necessariamente su nidi pubblici e solo una sul privato convenzionato, si è poi attestata a tre e tre. 

La decisione di limitare la libertà di selezione ha una motivazione precisa: tentare di riempire le strutture a gestione diretta, rimaste vuote con il calo delle iscrizioni registrato negli ultimi cinque anni (meno 1500 bimbi solo tra il 2015 e il 2016) ma con i costi fissi del personale comunque presenti. Il risultato è che, con meno iscrizioni e i pagamenti in eterno ritardo, i convenzionati rischiano il crollo.

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