Governo amico e dialogo con il Pd, ma Raggi si guarda le spalle: solo Conte ispira fiducia

Non apprezza il Pd e con gli esponenti nazionali non ha grandi rapporti. Unico interlocutore per il momento è il premier Giuseppe Conte, ma il dossier Roma Capitale lo gestirà Francesco Boccia, ministro in quota dem

Virginia Raggi (Foto Ansa)

Il fuoco amico della Lega a palazzo Chigi, con annesse bordate di Matteo Salvini tutte dirette a Roma, è un lontano ricordo. Nicola Zingaretti, governatore del Lazio e segretario del Pd, si è trasformato da avversario ad alleato di governo. E Roma Capitale ha un suo passaggio dedicato nel programma dell'esecutivo giallorosso. Per la sindaca Virginia Raggi il momento sembra dei più propizi, forse il migliore da inizio consiliatura, per provare a vincere (e intestarsi) qualche partita di quelle fondamentali per la città. Rifiuti, trasporti, grandi opere, poteri speciali e decentramento. Le sponde ci sono. Eppure la prima cittadina resta asserragliata nel suo fortino, isolata e sempre pronta a guardarsi le spalle.  

Diffidente verso il Partito democratico, in primis. Un flop l'incontro dello scorso venerdì con il capogruppo dem Giulio Pelonzi. "Non apriremo nessun tavolo di trattative" ha detto il piddino. "Abbiamo una solida maggioranza in Comune" ricordano continuamente i grillini romani. Con Zingaretti poi, oltre un ritrovato bon ton di facciata, resta aperta la questione rifiuti. Ancora terreno di scontro.

La sindaca nell'ultima allerta lanciata tre giorni fa ha attaccato solo i privati che gestiscono gli impianti regionali e che non stanno accogliendo i quantitativi predisposti dall'ordinanza. Ma a svelarne l'irritazione ci ha pensato il consigliere Pietro Calabrese, da sempre tra i più accaniti difensori di Raggi sul tema immondizia: "La richiesta a Zingaretti è sempre la solita, come da normativa vigente, deve garantire il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti negli impianti autorizzati proprio dalla Regione". Senza contare l'insanabile divario sulla questione dello smaltimento, con la Regione che chiede una discarica per Roma e il Comune che rispedisce puntuale l'ipotesi al mittente. Insomma, se a palazzo Chigi la pax di governo è siglata, la sindaca Raggi non ha voglia di interloquire più di tanto con il Partito democratico. 

Ma i canali di comunicazione sono silenti anche con gli stessi cinque stelle fuori dal Campidoglio. Nulla è cambiato con Luigi Di Maio. I rapporti sono sempre stati pessimi. Anche se dalla poltrona del ministero degli Esteri non avrà molti argomenti da tirare fuori contro Roma. Come invece accadde quando guidava il Ministero del Lavoro e criticava Raggi sulla gestione del commercio ambulante. Non va meglio con i pentastellati in Regione, dove a farla da padrona è l'acerrima nemica Roberta Lombardi. Tra l'altro pioniera del patto di governo M5s-sinistra, già realtà seppur in forma blanda nell'aula consiliare della Pisana. Proprio lei ha dichiarato, in un'intervista al nostro giornale, di auspicare "una nuova stagione di dialogo" anche in Comune

Il dialogo è ridotto al minimo quindi, anche con i grillini che non siano fedelissimi del Campidoglio. "Al governo ha sempre parlato quasi solo con Conte" raccontano i ben informati. E anche a questo giro, con la nuova alleanza, il premier avvocato sarebbe l'interlocutore prescelto. Se non fosse che di Roma Capitale - a meno che non spunti un sottosegretario ad hoc - si occuperà il ministro per Affari regionali e Autonomie Francesco Boccia, in quota democratici. Con lui il gruppo Pd ha già avviato le interlocuzioni. "Con il contributo del partito romano a tutti i livelli, porteremo sul tavolo del ministro le nostre priorità per la città" spiega a RomaToday. "La riforma dello Statuto, i rifiuti, un piano Casa".

Sono solo alcuni dei temi in lista. Raggi dal canto suo continuerà a interfacciarsi con il Presidente del Consiglio. "L'unica interlocuzione che ho trovato (sui poteri per Roma, ndr) è stata quella con il presidente Conte con il quale da mesi stiamo lavorando a questa nuova architettura. Credo che sarebbe fondamentale riuscire a individuare un tavolo di giuristi e costituzionalisti che non sia targato politicamente". Pelonzi invece va oltre, "bene i giuristi ma serve coesione sul piano politico". 

Quasi una corsa a chi pesa di più, a chi porta a casa più risultati. La campagna elettorale all'ombra del Cupolone, d'altronde, non è lontana. 

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