Il Piano di Ama per i rifiuti romani: quattro impianti e 111 milioni di investimenti

Il documento è stato diffuso ieri, dopo un accesso agli atti, dalle consigliere dem Valeria Baglio e Ilaria Piccolo: "I rifiuti della città continueranno a dipendere dai privati"

L'impianto Ama di Rocca Cencia (immagine di repertorio)

Tre impianti di compostaggio da 100 mila tonnellate complessive. Uno multimateriale da 80 mila. 111 milioni di investimenti fino al 2021. E' questa la ricetta dell'Ama a Cinque Stelle per la gestione dei rifiuti della Capitale. I contenuti del nuovo piano industriale dell'azienda capitolina, firmato il 4 maggio scorso dall'ormai ex amministratrice unica Antonella Giglio, sono stati resi pubblici ieri dalle consigliere Pd Valeria Baglio e Ilaria Piccolo dopo un burrascoso accesso agli atti presso la sede della municipalizzata in via Calderon de la Barca. "Ad Ama la raccolta dei rifiuti e a terzi la filiera dei profitti, circa 2 miliardi di euro trasferiti dalla tasche dei romani ai profitti dei privati, nessuna localizzazione di impianti" sintetizzano le consigliere dem. 

Il nuovo piano chiude in un cassetto gli ecodistretti del duo Fortini-Marino che mettevano sul piatto un monte-investimenti da 300 milioni di euro. Per quanto riguarda l'organico, che oggi finisce prevalentemente fuori regione, Ama punta a costruire tre impianti oltre a quello di Maccarese che resterà invariato. Le aree non sono ancora state individuate: accadrà "attraverso un processo di condivisione con i Municipi" si assicura nel documento. Il trattamento sarà aerobico, quindi non produrrà alcun biogas da bruciare ma seguirà il metodo naturale del compostaggio. Si punta anche al compostaggio di comunità con 100 macchine che produrranno una raccolta totale di 6 mila tonnellate all'anno. Resta il conferimento a impianti terzi: nel 2021 le tonnellate saranno 175 mila all'anno. 

C'è poi l'obiettivo di realizzare un impianto multimateriale "altamente meccanizzato" per separare e lavare i materiali riciclabili come plastica, carta e vetro per un totale di 80 mila tonnellate di rifiuti all'anno. Anche in questo caso non viene indicato il luogo, anche se si specifica che sarà in "un’area già industrializzata di proprietà di Ama". Non si esclude Rocca Cencia, dove la municipalizzata ha già un impianto Tmb. Meno probabile l'area dell'impianto del Salario che il piano prevede di chiudere entro il 2020 mentre non esclude una sua riconversione, definita "possibile", in un centro di riuso o in una piattaforma di valorizzazione dei materiali. Carta e vetro, invece, continueranno ad essere trattati da "terzi". 

Il Piano marcato Giglio punta anche a trasformare gli impianti di Trattamento meccanico biologico in 'Fabbriche di materiali' attraverso "modifiche di piccole entità e operazioni di efficientamento". Con gli attuali impianti la frazione secca viene separata da quella umida e viene prodotto Cdr destinato all'incenerimento. Dopo le modifiche i rifiuti verranno trattati finalizzando i processi alla "selezione e al successivo recupero di materiali, nell’ottica di valorizzare i rifiuti e ridurre i quantitativi inviati in discarica". E ancora. Stop entro il 2019 al trasferimento di rifiuti all'estero, mentre non verrà superato nemmeno nel 2021 quello ad impianti di altre regioni italiane. 

L'incremento di "autonomia industriale" a cui punta Ama va dal 20,4 per cento di oggi al 29,4 per cento nel 2021. Un punto che ha sollevato le critiche delle consigliere Baglio e Piccolo secondo le quali con quello elaborato da Fortini "nel 2020 si arrivava fino all'80 per cento. Il che significa trasformare i rifiuti raccolti nella città in risorse produttive ed economiche e conseguente riduzione costi per i cittadini (T.A.R.I.)". Ama, da piano, sarà infatti costretta a ricorrere a impianti 'terzi', e quindi privati, per circa il 70 per cento dei rifiuti raccolti continuando, come accaduto fin dai decenni scorsi, a occuparsi prevalentemente della parte più onerosa della gestione dei rifiuti, la raccolta. "Questo in termini economici" attaccano le consigliere "significa che per i 14 anni di affidamento ad AMA, circa 2 miliardi di euro trasferiti dalla tasche dei romani andranno ai profitti dei privati". Il Piano 5 Stelle "diminuisce la realizzazione di impianti di proprietà Ama, peggiora i ricavi da raccolta differenziata penalizzando il futuro dell'azienda municipalizzata che non potrà mai aspirare ad essere leader di mercato". 

Il Piano, tra le premesse, assume anche il piano comunale illustrato settimane fa dall'assessora all'Ambiente, Pinuccia Montanari. Raccolta differenziata al 70 per cento entro il 2021; riduzione dell'11 per cento della produzione dei rifiuti procapite (da 590 chili annui per abitante a 524) tramite provvedimenti come la 'Green card', la diffusione di prodotti alla spina e l'apertura di centri di riparazione e riuso. Entro il 2021, si legge ancora nel piano, verranno realizzate anche 1000 domus ecologiche" e verrà avviata la tariffa puntuale con un progetto pilota nel VI Municipio. 

Per ottenere le 98 pagine di piano industriale le consigliere hanno richiesto un accesso agli atti. "L'Assemblea capitolina ha compiti di indirizzo e controllo sulle aziende comunali. Per questo motivo oggi ci siamo recati nella sede di Ama per esigere copia del piano industriale dell'azienda" hanno fatto sapere in una nota. "Il documento di programmazione aziendale, approvato il 4 maggio, e di cui è stata la stessa maggioranza capitolina a darne notizia a dieci giorni dalla sua adozione non è stato ancora reso pubblico. Forse in barba a qualsiasi principio di trasparenza ne sono a conoscenza solo pochi privilegiati consiglieri comunali. Dopo una lunga anticamera e la minaccia di chiedere l'intervento dei Carabinieri, dalla segreteria dell'au ci è stata consegnata una copia del piano industriale della società capitolina. Al tempo stesso ci è stato anche riferito che per il documento in questione ci potrebbero essere sviluppi" considerato il cambio ai vertici approvato ieri dall'assemblea dei soci. Il piano firmato Giglio potrebbe già essere vecchio. 
 

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