Ama, Bagnacani scrive al Campidoglio: "Sblocchi pegno sui crediti bancari, altrimenti servizi a rischio"

Due lettere per chiedere di sottoscrivere le garanzie sulle linee di credito. E una deroga per trattenere la Tari di novembre e dicembre 2018

Lorenzo Bagnacani (Foto Ansa)

Serve la firma di Roma Capitale al pegno sui crediti vantati da Ama. Altrimenti, data anche l'assenza del bilancio 2017 bocciato dal socio unico, le banche, a fine mese, taglieranno i finanziamenti erogati alla partecipata per la copertura dei servizi. Lo dice chiaramente il presidente e ad Lorenzo Bagnacani in una lettera recapitata ieri alla sindaca Raggi, al direttore generale Franco Giampaoletti, all'assessore al bilancio Gianni Lemmetti. 

"Le banche ci hanno informato che non hanno ancora ricevuto l'accettazione formale del pegno sui crediti" scrive Bagnacani. E non è il primo richiamo. Tra agosto e settembre 2018 dai vertici dell'azienda erano già arrivati altri tre solleciti al Comune per la sottoscrizione della garanzia. Senza il finanziamento Ama rischia di non poter portare avanti le normali attività. Privata delle somme erogate dagli istituti bancari "non può adempiere alle obbligazione assunte nei confronti della stessa Roma Capitale e dei fornitori". E nemmeno "corrispondere gli stipendi ai dipendenti e pagare le deleghe tributarie".

In attesa di risposta dal Campidoglio, una terza lettera è stata inviata dai vertici di via Calderon de la Barca anche alle banche, con la richiesta di erogare linee di credito per 110 milioni di euro a partire dal 18 febbraio, lunedì prossimo, forte delle garanzie messe nero su bianco da Roma Capitale nella delibera di bocciatura del bilancio. Da una parte quindi il pressing su palazzo Senatorio per le garanzie necessarie alle erogazioni bancarie, dall'altra le rassicurazioni agli istituti di credito. 

Se poi le banche dovessero rispondere "picche", Ama spera in un ulteriore paracadute. Con un'altra lettera inviata sempre a Roma Capitale Bagnacani chiede di poter trattenere gli importi della Tari, la tassa sui rifiuti, di novembre e dicembre 2018. Poco meno di 250 milioni di euro, che normalmente la municipalizzata sarebbe chiamata a versare nelle casse di palazzo Senatorio. "Richiediamo una vostra esplicita deroga per poter trattenere gli incassi utili e indispensabili al fine di garantire l'ordinaria gestione aziendale". A rischio quindi, già da lunedì. 

E' una corsa contro il tempo quella dell'azienda di smaltimento dei rifiuti, stretta dalle pressioni del socio unico, chiamata a rispondere alle richieste di revisione del bilancio, ma senza i tempi sufficienti nè le indicazioni dettagliate sul come mettere mano ai conti, che comunque hanno ricevuto il parere positivo di esperti, rivendicano in Ama, oltre al via libera del revisore Ernst & Young. Non quello però del collegio sindacale, l'organo di controllo interno in scadenza (che in teoria sarebbe stato da rinominare con l'approvazione del bilancio 2017). I rilievi effettuati riguardano essenzialmente una partita di 18 milioni di euro contesa tra controllata e controllante. Che hanno spinto il Campidoglio a optare per la bocciatura. 

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