Rifiuti, deserta la gara per lo smaltimento dell'indifferenziato e degli scarti dei Tmb

Agli uffici non è pervenuta nessuna proposta. Ennesimo flop, nonostante la base d'asta più alta e la vigilanza dell'Anac

Guai in vista per la raccolta rifiuti della Capitale. L'importante gara da 188 milioni di euro bandita da Ama con la vigilanza di Anac è infatti andata deserta: oggi all'apertura delle buste nessuno si è presentato. A darne notizia è l'Agenzia Dire.

Il bando prevedeva  lo smaltimento della fos e degli scarti in uscita dai tmb Salario e Rocca Cencia, il termotrattamento del cdr (anch'esso prodotto dai due tmb aziendali), e il trattamento e/o la valorizzazione energetica di tutte quelle tonnellate di rifiuto indifferenziato che ancora oggi vanno in parte ai due tmb del Colari o in altri impianti situati nel Lazio o in Italia o in Europa (Austria in particolare).

Proviamo a fare un passo indietro. I rifiuti di Roma Capitale dalla chiusura di Malagrotta, vale a dire dall'ottobre 2013, vengono smaltiti a Roma con quattro Tmb, due di proprietà di Ama e due di Colari. Trattamento meccanico e biologico (tmb appunto) che produce degli scarti che a loro volta devono essere smaltiti. C'è anche una quota di indifferenziato che va anch'esso smaltito (con altri Tmb o in discarica).  

Attualmente l'indifferenziato e gli scarti dei Tmb Ama finiscono in diversi impianti del Lazio (l'indifferenziato) o nel resto del Paese (gli scarti) o vengono bruciati negli inceneritori austriaci e tedeschi. Accordi precari, successivi alla scadenza dell'appalto precedente, che mettono in costante difficoltà la raccolta rifiuti. L'effetto è quello di rallentamenti nello svuotamento delle vasche degli impianti e a cascata ritardi nello scarico dei rifiuti da parte dei camion, i cui giri rallentati provocano accumuli nei pressi dei cassonetti.

Una gara importante quella andata deserta con la quale Ama e l'amministrazione grillina provavano, tra le altre cose, a sottrarre spazio al monopolista Colari, controllato ora dal commissario Palumbo per effetto dell'interdittiva antimafia confermata a Cerroni. Si tratta del secondo flop consecutivo per una gara del genere di Ama. Già lo scorso 26 marzo la municipalizzata aveva visto finire senza offerte una procedura pubblica (con base d'asta da 105 milioni) indetta per lo smaltimento della fos e degli scarti prodotti dai suoi impianti di trattamento. Bagnacani per questo aveva deciso di alzare la base d'asta, rendendo più appetibile la gara.

La maxi gara veniva così spiegata dal direttore operativo di Ama Massimo Bagatti: "Trovare da allocare 500mila tonnellate di indifferenziato e scarti ha una complessità più ampia  per questo abbiamo pensato di fare un tipo di gara strutturata con un contratto quadro che ci possa consentire di allocare i materiali a seconda della nostra necessità". La gara "da 188 milioni – raccontava – prevede più flussi con dentro l’indifferenziato e gli scarti che esulano dai mostri impianti di trattamento meccanico. Auspichiamo che, per come è configurata, questa gara possa essere più appetibile di altre. Il nostro auspicio è la messa in sicurezza dell’indifferenziato".

Il rischio è ora quello di un'ulteriore precarietà nello smaltimento. E con gli impianti ciociari già sul piede di guerra e gli accordi con le altre regioni precari, l'emergenza rifiuti rischia di tornare ad essere reale. 

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