Casa, un corteo riapre il dialogo con la Regione: Valeriani al tavolo con movimenti e sindacati

La Regione: "Condiviso un percorso di confronto sulle varie misure che riguardano le politiche per la casa"

Dagli occupanti agli abitanti dei residence, dagli inquilini dei piani di zona agli assegnatari di una casa popolare. La Roma della precarietà abitativa è scesa in piazza oggi pomeriggio con un corteo per le strade di Garbatella terminato sotto le finestre della sede della Giunta regionale del Lazio di Nicola Zingaretti. Obiettivo: far ripartire un tavolo di trattativa con le istituzioni capace di porre come questione principale il tema del diritto all’abitare. Una strada tracciata già lo scorso 10 gennaio con il presidio in piazza del Campidoglio, sotto le finestre dell’amministrazione comunale guidata dalla pentastellata Virginia Raggi, che oggi ha bussato alla porta dell’esecutivo regionale a trazione dem. Ne è nato un incontro con l'assessore alle Politiche Abitative, Massimiliano Valeriani, e il capo di gabinetto del presidente regionale che ha dato il via a un percorso di confronto.

Il pomeriggio di protesta scatta adavanti alla fermata della metro di Garbatella, in via Pullino, con appuntamento alle 15. Il corteo muove i suoi primi passi intorno alle 16. Per le vie del quartiere sono scesi gli abitanti delle tante occupazioni della capitale, ormai da mesi sul tavolo del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica che si è riunito a scadenza quasi mensile in Prefettura per dare corpo a una serie di sgomberi. I residenti delle case popolari, presenti con diversi comitati e realtà tra cui anche Corviale e Ostia. Gli inquilini “truffati” dei piani di zona. Gli abitanti dei residence per l’emergenza abitativa gestiti dal Comune, alle prese con un bando per l’accesso al nuovo servizio di assistenza da cui sono rimaste escluse 533 famiglie su circa 1200. Una formazione composta dai movimenti per il diritto all’abitare, Action e dai sindacati Asia Usb e Unione Inquilini.  

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In cima alla lista delle richieste lo “stop a sfratti e sgomberi” ma anche un “piano regionale di edilizia pubblica” articolato in dieci punti: riattivazione del piano decennale di finanziamento di edilizia pubblica di un miliardo; la conversione in legge della delibera 18 del 2014 così da rendere operativo il piano regionale per l’emergenza casa ed utilizzare i circa 200 milioni di euro di fondi ex Gescal che erano stati messi a disposizione dal provvedimento; fermare sfratti e sgomberi per chi ha i requisiti di accesso ad una casa popolare; avviare un piano di regolarizzazione degli inquilini senza titolo delle case popolari aventi diritto in base ai requisiti dell’edilizia residenziale pubblica; innalzare i limiti di reddito per la decadenza, considerando il 30% di quello dei figli.

E ancora. Rinnovare l’amministrazione del patrimonio Erp escludendo ogni forma di amministrazione privata; stop all’aumento dei canoni nelle case popolari; impegno da parte della Regione Lazio alla tutela degli inquilini degli enti previdenziali (Inps, Enpaia, Enasarco, Casse ecc.), riattivando le norme regionali che prevedono la concessione di mutui agevolati o l’acquisto delle case da parte degli Ater per chi non può acquistare; attuazione della norma (L. 199/2008) che tutela chi è insolvente nel pagamento del mutuo della casa; promuovere una forte azione istituzionale da parte della Regione Lazio per la verifica della modalità di realizzazione dei piani di edilizia agevolata, i cosiddetti piani di zona, e della spesa dei fondi, 1,5 milioni di euro negli ultimi 20 anni; fermare il sistema di gestione speculativo e sanzionare le imprese cooperative costruttrici che hanno commesso gravi violazioni.

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“Chiediamo che venga ripresa quell’interlocuzione interrotta ormai da tempo con le istituzioni. La Regione è un ente con funzioni legislative e siamo qui per chiedere che la delibera con il piano per l’emergenza abitativa, rimasta inapplicata, diventi una legge imperativa” le parole di Paolo Di Vetta, dei movimenti per il diritto all’abitare. “Dove sono finiti i 169 milioni di euro di fondi ex Gescal che erano stati stanziati proprio dalla Regione” si chiede Andrea Alzetta di Action. “Siamo qui per capire se c’è una politica diversa o ce n’è una che è solo in grado di eliminare le persone con gli sgomberi”. Decisi a chiedere conto della “mappatura degli immobili inutilizzati del territorio” è Unione Inquilini che, per voce di Silvia Paoluzzi, ricorda: “I fondi ex Gescal possono essere utilizzati solo per le case popolari e non spostati su altre voci di bilancio”. La manfestazione di oggi, ha sintetizzato Angelo Fascetti di Asia Usb "pone alla Regione il problema del rilancio dell'edilizia pubblica, un tema di competenza di questo ente". 

Al termine del percorso stabilito, il corteo si ferma nel piazzale antistante il palazzo regionale. Sono circa le 17.30 quando una delegazione sale per essere ricevuta dall'assessore Valeriani e dal capo di gabinetto del presidente Nicola Zigaretti. "Nel corso della riunione sono stati affrontati diversi aspetti: dalla riforma della Legge 12/1999 agli interventi per il frazionamento degli immobili Ater, dai piani di zona all’housing sociale" si legge in una nota della Regione. "Le parti hanno condiviso un percorso di confronto sulle varie misure che riguardano le politiche per la casa, anche attraverso incontri periodici".  

“Abbiamo ottenuto la convocazione urgente di due momenti di confronto: uno sulla delibera con il piano per l’emergenza abitativa e l’altro sul percorso di modifica della legge 12” spiegano dalla delegazione al termine dell’incontro. “Verranno inoltre organizzati una serie di tavoli tematici sulle diverse questioni sollevate, tra cui uno sulla sanatoria delle case popolari e uno sulle occupazioni i cui procedimenti di sgombero sono sul tavolo del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza”. Per quest’ultimo punto, la strada che la Regione intende mantenere è quella del ‘modello Carlo Felice’, ovvero trovare una sistemazione agli abitanti prima dello sgombero. “Dopo il confronto di oggi saranno i passaggi successivi a dimostrare la buona volontà della Regione sul tema abitativo. Quel che è certo” concludono i movimenti “è che l’aggregato che si è mosso oggi resterà unito e farà pressione affinché gli impegni vengano mantenuti”.

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