Ama: indagati per concussione tre dirigenti del Campidoglio. Sul caso il M5s si spacca

Tra gli iscritti nell'inchiesta il dg Franco Giampaoletti

Foto Ansa

Indagati tre uomini della sindaca Raggi per tentata concussione nei confronti dell'Ama. Nell'inchiesta aperta sui conti della municipalizzata i giudici stanno vagliando le posizioni del direttore generale Franco Giampaoletti, del suo vice direttore ad interim delle partecipate Giuseppe Labarile, e dell'ex ragionere generale Luigi Botteghi. L'accusa è di aver tentato pressioni sul collegio sindacale dell'azienda dei rifiuti perché modificasse il giudizio espresso sul bilancio 2017, prima promosso, a marzo 2018 con un attivo di circa 600mila euro, poi bocciato, a fine dicembre. Cosa è successo nel frattempo, e perché il parere dei revisori interni è cambiato? L'oggetto della contesa, una partita di 18 milioni di euro di crediti che il Comune non vuole riconoscere alla sua partecipata, è rimasto lo stesso. E i magistrati vogliono vederci chiaro.   

In Procura sono stati ascoltati già due volte l'ex assessore all'Ambiente Pinuccia Montanari, uscita dalla giunta in polemica con la linea dura del titolare dei conti Gianni Lemmetti che ha spinta per la bocciatura del bilancio, e l'ex presidente Lorenzo Bagnacani, autore dell'esposto presentato mesi fa che ha fatto scattare le indagini. Nel frattempo è stato rimosso con un'ordinanza di Raggi insieme all'intero Cda. Ad interim è subentrato Mauro Lonardo, ex presidente del collegio sindacale. Che ha comunicato ieri al Campidoglio la data della prossima Assemblea dei soci: il 28 febbraio. Per quel giorno dovrebbe arrivare la comunicazione del nuovo Consiglio. Intanto resta un bilancio da approvare, il caos conti con le banche che non hanno ancora rinnovato le linee di credito, i servizi a rischio blocco e la paura che i lavoratori non vengano pagati. 

Il terremoto poi, da via Calderon de la Barca, si sposta a catena sul fronte politico. La maggioranza M5s è spaccata sia sull'indagine che sulla strategia adottata da Raggi con Ama. Per la prima questione, c'è chi tra i consiglieri riterrebbe opportune le dimissioni immediate. "Se si trattasse di figura dirigenziali dovrebbero dimettersi" commenta la grillina Simona Ficcardi, fedele al Movimento "vecchie maniere". E chi invece ha sposato la nuova linea garantista. Vedi Marco Terranova, presidente della commissione bilancio: "Ormai si aspetta il primo grado di giudizio". 

Sulla cacciata dei vertici stessa divisione in fazione. Tra chi non ha gradito la scelta abbiamo Daniele Diaco, fedelissimo di Pinuccia Montanari, primo a rimpiangerla, nel mirino del fuoco amico per non aver monitorato a sufficienza le criticità sul fronte rifiuti. Altri però, sostengono che va bene così, anzi, che era tempo che attendevano la cacciata. "E' stato giusto cacciarli" commenta una laconica Alessandra Agnello, presidente della commissione Lavori pubblici.  "Meglio tardi che mai" invece per il consigliere Andrea Coia, riflettendo alla buvette del Campidoglio: "Andava fatto prima". Poi la lieve stoccata su chi non avrebbe lavorato a dovere: "La commissione ambiente non è mia".  

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