Ama, cresce l'allarme conti: no delle banche a linee di credito. A rischio stipendi e servizi

Niente fondi senza garanzie del socio unico. E spunta il parere legale di Ama: "Il giudizio del collegio sindacale su bilancio non ha validità"

Foto Ansa

Andare avanti con il contagocce fino a fine mese, senza la possibilità di pianificare i servizi, e con il rischio concreto di ritrovarsi decine di camion bloccati nei depositi con i serbatoi a secco. In Ama cresce l'allarme per i conti da mettere in regola e, di conseguenza, per la tenuta del servizio di raccolta rifiuti e pulizia della città. 

Ieri mattina le banche hanno risposto no alla richiesta avanzata dal presidente Lorenzo Bagnacani di rinnovare almeno una parte delle linee di credito, circa 110 milioni di euro, erogate oramai dal 2009 in forza di un piano di ristrutturazione del debito storico della partecipata. Non ci sono le condizioni. Manca il bilancio, bocciato da Roma Capitale per una partita di 18 milioni di crediti contesa tra le parti. E manca anche la firma, sempre del Comune, al pegno sui crediti, garanzia essenziale per le banche. Quella che Bagnacani ha richiesto due giorni fa tramite una lettera inviata ai vertici del Campidoglio. 

A peggiorare il quadro c'è pure il no del direttore generale Franco Giampaoletti all'ipotesi avanzata sempre da via Calderon de la Barca di trattenere la Tari (la tassa sui rifiuti pagata dai romani) di novembre e dicembre 2018, poco meno di 250 milioni di euro, per mettere una toppa in cassa in assenza di altre entrate. Il Campidoglio ha rigettato la proposta, aprirà piuttosto una "cabina di regia" per mettere mano al caos bilancio e trovare la quadra. 

Uno scontro più che aperto quello tra Ama e il suo socio unico. La bocciatura del bilancio 2017 da parte di Roma Capitale, ha innescato la miccia una settimana fa. Il Campidoglio ha chiesto correzioni al consuntivo sulla scia del parere, negativo, rilasciato dal collegio sindacale, ma ieri i vertici della partecipata hanno risposto con un parere legale dello studio Lipani Catricalò and partners che dichiara nullo il giudizio del collegio, rilasciato fuori tempo massimo, il 13 novembre scorso, due giorni dopo la scadenza e il decadimento dello stesso organo interno di revisione. Detto altrimenti: il Comune avrebbe bocciato i conti sulla base di un parere che non avrebbe validità legale. E ora c'è chi in giunta teme un avviso di garanzia, magari all'interno dell'inchiesta appena aperta dalla Procura proprio sui conti bocciati della municipalizzata. Un bel pasticcio che nelle prossime ore potrebbe portare all'addio e sostituzione di Bagnacani, ormai scaricato da palazzo Senatorio. 

Lunedì il cda di Ama si riunirà d'urgenza per fissare un'assemblea dei soci. Ma è una corsa contro il tempo. E dall'azienda filtrano i forti timori per i pagamenti ai fornitori e ai dipendenti, con annesse agitazioni dei sindacati di categoria che certo non resteranno a guardare. Le difficoltà, fanno sapere da via Calderon de la Barca, potrebbero palesarsi già dalla prossima settimana. E a farne le spese sarebbe l'intera città.

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