In carcere per l’omicidio di Ponte Sisto, le ombre di Massimo Galioto sulle banchine del Tevere

I gialli del fiume romano. Da Solomon a Carnici, in un servizio di approfondimento di Chi l’ha visto?

Massimo Galioto

Semo io, er cane mio, un cannone ed una Ceres”. Così si riprendeva Massimo Galioto in video da una desolata piazza Trilussa durante il lockdown. Vistosamente stonato, cresta da punkabbestia e marcato accento romano il 46enne è stato poi messo in carcere poco dopo accusato di omicidio volontario per la morte di Emanuel Petrut Stoica, ucciso a calci, pugni e morsi di cane sulla banchina del Tevere, poco distante da dove Galioto viveva nella sua tenda con il suo inseparabile cane labrador.

In carcere per l’omicidio del 38enne romeno, Galioto si dovrà presentare il prossimo ottobre alla Corte d’Appello per la morte di Beau Solomon, lo studente statunitense trovato morto nel maggio del 2017 nel Tevere dopo essere stato spinto nel fiume. Morte in relazione alla quale era stato fermato lo stesso Galioto, poi liberato lo scorso ottobre nel processo di primo grado “per non aver commesso il fatto”. 

Ad accomunare i due fatti la figura di Galioto e le banchine del Tevere, dove nel corso del tempo sono stati decine i corpi restituiti dal fiume, con molti gialli che non trovano ancora risposte certe. “Luoghi pericolosi”, che i giornalisti di Chi l’ha Visto? hanno raccontato nella trasmissione del 13 maggio associando i vari cold case del Tevere e ponendosi delle domande su possibili connessioni fra i casi citati e le favelas che sorgono sotto gli archi dei ponti dei fiume romano. 

Ponte Vittorio Emanuele, dove ci sono dei senza tetto non aggressivi, “socievoli”, come li definiscono i giornalisti Rai. Ponte Principe Amedeo Duca d’Aosta, “dove è sconsigliato passare” e Ponte Mazzini, dove viveva Galioto prima di finire nel carcere di Regina Coeli. A fare da guardia alle tende tanti cani, “educati ad essere aggressivi”. Luoghi pericolosi anche per fare della semplici passeggiate o accedervi dalle scale che dai lungotevere portano alle banchine.

Si può cadere facilmente nel fiume per paura, per sfuggire ad un morso o essere spinto nel fiume da chi ha abusato di alcol e droga”. Zone franche, che sistematicamente si pongono alle attenzioni delle cronache romane, non solo quando purtroppo riaffiorano corpi privi di vita trascinati dalla corrente, ma anche per morti violente, come  quella di Emanuel Petru Stoica, ucciso a calci e pugni in pieno giorno in Centro Storico.

Una morte per la quale resta in carcere Massimo Galioto, nonostante il punkabbestia tramite il suo legale ha affermato la propria innocenza: “Non sono stato io ad ucciderlo e a provocargli le lesioni mortali. Sono passato di là dopo, é stato picchiato prima da un'altra persona", la dichiarazione spontanea di Galioto nel corso dell’interrogatorio di convalida dell’arresto che si è svolto in videoconferenza con il carcere di Regina Coeli, nel corso del quale l’imputato si è avvalso della facoltà di non rispondere. 

A metterlo nei guai alcuni video che riprendono gli attimi dell’aggressione al senza fissa dimora, nei quali si vede un uomo vestito di nero ed un cane vicino alla vittima.  C’è poi l’autopsia sul corpo di Stoica, che ha rivelato diversi traumi sul corpo del 38enne ed all’apparenza morsicature di cane sulle gambe dell’uomo.

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Esame autoptico i cui esiti definitivi ed ufficiali verranno ultimati tra circa due mesi. Resta infatti da definire se le lesioni siano state cagionate a mani nude o con un corpo contundente, così come resta da accertare se la dentatura del cane è quelle del labrador di Galioto. Agli atti al momento ci sono un paio di filmati ed alcune testimonianze mentre il punkabbestia di Trastevere attende il proprio destino in carcere. 

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