Sophia, la bambina morta di tumore che ha unito Atac. I genitori: "Mai soli grazie ai dipendenti e all'azienda"

I genitori della piccola Sophia hanno voluto dedicare un messaggio attraverso RomaToday: "In questo duro cammino vorremmo ringraziarli tutti, proprio tutti, soprattutto quelli della Roma Lido"

La vita è dura, sa essere bastarda a volte. I genitori di Sophia, una bambina di 8 anni morta di tumore lo scorso luglio, lo sanno bene. La loro storia, drammatica, ha lasciato una eredità importante: grazie al clamore mediatico che ebbe la notizia, riportata su RomaToday, Atac accelerò i tempi con i sindacati firmando l'accordo relativo alla "ferie solidali" permettendo così ai colleghi del padre di Sophia (macchinista della Roma Lido) di donare i loro giorni di riposo all'amico, permettendogli di passare più tempo con la figlia. 

La vicenda nasce da lontano. Nel corso degli ultimi ultimi cinque anni, insieme alla sua famiglia, il papà di Sophia ha girato l'Italia per trovare una cura. Il dipendente Atac, per seguire le dinamiche della sua bambina, aveva però esaurito quasi tutte i giorni a disposizione per le sue ferie e così, chi lavora con lui, ha pensato bene di ricorrere alle così dette "ferie solidali", la possibilità che è stata introdotta dal Decreto 151/2015 numero 24 del Jobs Atc.  

La possibilità, però, non era prevista nel contratto sindacale Atac. Dopo lunghi tavoli sindacali, l'accordo arrivò a maggio scorso. Una vittoria, di tutti, di Sophia e dei suoi genitori soprattutto. L'undici luglio, però, la tragica notizia della morte della piccola Sophia: il tumore ha vinto.

L'azienda di trasporti di Roma, per ricordarla, fece indossare ai dipendenti un fiocchetto viola con il nome della bambina e lanciò un messaggio di addio sui monitor.  Oggi la mamma e il papà di Sophia vogliono dire grazie e lo fanno attraverso una lettera, mandata alla nostra redazione.

Il tumore di nostra figlia ci ha dato la possibilità di mettere piedi ed occhi nel vero dolore, cambiandoci nell'anima. Ci ha fatto comprendere l'essenza di una vita che andrebbe vissuta guardando l'altro, attenti a non calpestare i sentimenti e porgendo la mano. Il nostro percorso è cominciato il 31 dicembre 2014 e si è chiuso l'11 luglio di quest'anno. Questi anni non sono stati semplici: operazioni, chemio e risonanze tra ansie e paure, eppure, con la grande speranza di farcela, siamo andati avanti, tanto avanti, come anche, nell'ultimo periodo, quello che si definisce di fine vita, tanto tanto indietro.

Sophia ha chiuso gli occhi nel nostro letto e con il sorriso, lo stesso sorriso alla vita che da quando è nata l'ha contraddistinta. Sophia ha chiuso gli occhi serena con la voce ed il bacio del suo papà, portandosi dietro un bagaglio pesantissimo, ma stupendo, del nostro amore e di tutte le persone, veramente tante, che ci hanno aiutato, ognuna a suo modo e con i suoi strumenti a far sì che quella strada, la nostra strada, fosse meno tortuosa. 

Una grazie speciale va a persone speciali, persone di una sensibilità veramente rara: tutti i colleghi dell'Atac. In questo duro cammino vorremmo ringraziarli tutti, proprio tutti, soprattutto quelli della Roma Lido, che, fin dal primo momento, non ci hanno mai lasciati soli, sostenendoci in ogni modo, con gesti, messaggi e sì, non ci vergogniamo a dirlo, anche economicamente, con una generosità che non ha parole adatte a poterla descrivere.

Grazie ad Atac, al personale, alla Dirigenza, ai sindacati per tutto. Grazie anche per aver permesso, nel giorno del funerale, di fare indossare ai dipendenti il fiocchetto viola con il nome di Sophia e per aver proiettato messaggi di saluto dai monitor: un cordone di generosità ed umanità unica, grande come il loro cuore 

"Concludiamo questa nostra lettera, ricordando una frase che Sophia spesso ripeteva: 'Non mi devo arrendere mai!'. Lei lo ha fatto fino alla fine. Ora, seppur zoppicando, sta a noi proseguire la sua strada. Grazie a Tutti. Grazie Sophia.

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