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Dopo il suicidio di giovedì, rabbia e commozione all'Ericsson

Fabrizio Micarelli segretario territoriale Slc territoriale di Roma Sud spiega a Romatoday la situazione dell'azienda: "Ci sono 325 esuberi, ma l'azienda sta andando oltre gli accordi. Molti dipendenti spinti all'esodo. Tra questi anche C.R. che si è suicidato giovedì"

E'stato un venerdì strano quello di ieri allo stabilimento Ericsson di via Anagnina a Morena. Commozione, cordoglio, ma anche tanta rabbia per il suicidio che il giorno prima ha portato via un dipendente della storica azienda romana. Su Romatoday molti colleghi hanno raccontato commentando l'articolo sulla morte di C.R., a volte con toni esasperati, quella che è la realtà vissuta all'interno della Ericsson.

Un suicidio figlio della crisi dicono in tanti. Lui ha ceduto, aggiungono altri, ma poteva capitare benissimo a chiunque di noi. Nel suo nome propone qualcuno, dobbiamo iniziare la lotta. Ma cosa accade davvero alla Ericsson di via Anagnina? E' vero che oltre ai motivi personali, c'è stato qualcos'altro a spingere giù dal sesto piano il 47enne C.R.?

"Sarebbe sbagliato oggi speculare su questo suicidio", spiega Fabrizio Micarelli segretario territoriale Slc territoriale di Roma Sud. "Attribuire la morte dell'altro ieri alla situazione in azienda non mi pare una ricostruzione corretta. Qui la situazione da un punto di vista sindacale è questa: è in atto una fase di riorganizzazione aziendale all'interno della quale sono stati stabiliti 325 esuberi. Sappiamo però che si sta andando anche oltre questa cifra e l'abbiamo denunciato ai tavoli sindacali".

Micarelli spiega che molti dipendenti hanno segnalato pressioni subite da parte di alcuni responsabili per accettare l'esodo. "Sappiamo ed abbiamo già denunciato" spiega Micarelli, " che molte persone sono state chiamate da responsabili per accettare degli accordi per uscire dall'azienda. Inoltre ultimamente stanno fioccando provvedimenti disciplinari che hanno poca ragione d'essere e che sono figli, secondo noi, di una maggiore attenzione volta a costituire un ulteriore strumento di pressione nei confronti dei dipendenti".

C.R., l'uomo suicidatosi giovedì, era tra le persone contattate dall'azienda per accettare l'esoso anche se a suo carico non risulta alcun provvedimento disciplinare volto a creare pressione. "Sì, tra le persone contattate dall'azienda e a cui è stato chiesto se voleva andare via c'era anche lui", conferma Micarelli. "Tuttavia mi sembra inappropriato collegare quest'iniziativa dell'azienda al gesto poi compiuto dall'uomo. Sicuramente questa situazione, sommate a quelle personali, ha portato poi alla terribile decisione dell'altro giorno".

Su quanto accaduto giovedì sono intervenuti anche Claudio Di Berardino, segretario generale Cgil Lazio e Alberto Manzini, segretario generale Slc Cgil Roma e Lazio che in una nota spiegano: "Non si possono più ritardare gli interventi per limitare i disagi determinati da questa crisi che, oltre a creare difficoltà economiche, coinvolge anche la sfera emozionale e la dignità delle persone che va sempre salvaguardata. La crisi infatti determinerà sempre più espulsioni dal mondo del lavoro. E' urgente dare una prima risposta attraverso la riforma degli ammortizzatori sociali".

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