Martedì, 26 Ottobre 2021
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In attesa della Giunta Raggi cadono le accuse contro il Corto Circuito

Cadute le accuse contro l'occupazione e la somministrazione di alimenti scadenti. In attesa d'incontrare gli Assessori capitolini, la giustizia fa il suo corso: si va verso il dissequestro dell'autocostruzione in paglia e legno

Il tavolo di confronto con l’Assessorato Capitolino, annunciato dopo la manifestazione del 22 ottobre, non è mai stato avviato. E per questo, visto che  “sono passati due mesi ed alle parole non sono seguiti i fatti” delle 9 di  giovedì 15 è stato occupato l’assessorato al Bilancio ed al Patrimonio di Roma Capitale.

L'ANNULLAMENTO DEL SEQUESTRO - Nel corso della mattinata, trascorsa in attesa di un incontro con l’Assessore Mizzillo, agli attivisti del Corto Circuito è arrivata una buona notizia. In merito al ricorso presentato per il sequestro dell’autocostruzione, avvenuta lo scorso 13 ottobre, “è stato ottenuto un annullamento". Ad annunciarlo è l'avvocato Marco Lucentini, che sta seguendo la pratica per conto del centro sociale. "Questo è quanto  si evince dal dispositivo, anche se non ho ancora letto le motivazioni, poiché non sono state depositate”spiega l’avvocato. Nel dispositivo infatti “sono stati annullati i reati  contestati negli articoli che fanno riferimento all’occupazione, alla violazione dei sigilli ed alla somministrazioni di alimenti scadenti”. 

CONTESTATO L'ABUSO EDILIZIO - Resta in piedi la questione relativa alla costruzione abusiva della struttura in legno ed in paglia. I sigilli preventivi però, per gli attivisti del Corto, non hanno ragione di essere. Ed infatti è stato presentato un apposito ricorso al Tar. “Abbiamo tirato fuori dai cassetti una proposta che rea stata fatta al Dipartimento Patrimonio nel lontano 2014. Vi si chiedeva di realizzare una costruzione, per sostituire il padiglione andato a fuoco. L’amministrazione capitolina non ha però risposto – ricorda l’avvocato Lucentini – ed invece avrebbe dovuto farlo. C’è un dispositivo del 2011, contenuto nello Sblocca Italia, che prevede un termine temporale, prima di sessanta poi di trenta giorni, all’interno del quale l’amministrazione deve dare una risposta. In caso contrario vale il silenzio assenso”. Un motivo in più, secondo gli attivisti del Corto, per far partire quell’interlocuzione che il Campidoglio e la Giunta Raggi ha per ora soltanto promesso.

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