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Tor Fiscale: un parco diviso tra storia e degrado

Il Parco di Tor Fiscale versa in buona salute, nonostante l’inciviltà di quanti vorrebbero utilizzarlo come una discarica

Il Parco di Tor  Fiscale, rappresenta uno delle aree archeologiche più vaste presenti nel tessuto cittadino. In un certo modo, l’acquedotto che lo attraversa rappresenta, come accade anche in via del Mandrione, parte integrante dell’architettura contemporanea. Fortunatamente solo in parte.

Il Parco, oggi, è tenuto in condizioni più che decorose. L’erba del prato è curata, come anche le piante. Le fontanelle sono tutte in funzione, pensiline e gazebo sono manutenute e ben frequentate. C’è anche un servizio che consente, durante il fine settimana, di poter affittare delle biciclette. Niente male, dunque, se si considera che l’area è stata salvata dall’urbanizzazione selvaggia che da una parte e dall’altra l’hanno seriamente danneggiata.

Tuttavia, permangono delle piccole, circoscritte sacche di degrado che ci riportano immediatamente con i piedi per terra. Sotto l’acquedotto Felice, infatti, abbiamo rinvenuto una sorta di giaciglio, in realtà consistente in un mucchio d’erba e di piante sfalciate e poco diligentemente lasciate lì a seccare. Poco male, poiché ormai disidradate non emanano cattivo odore. La vera ragione del nostro disappunto risiede invece in un’altra scoperta.

Appena quattro arcate dopo i resti d’una fontana in travertino, realizzata sull’acquedotto stesso, abbiamo individuato una serie di lavandini e lavatoi. Contemporanei. Segno che qualcuno deve aver preferito gettare i propri sanitari lì, piuttosto che conferirli nella più vicina isola ecologica. O forse è stata la provocazione di qualche buontempone, che ha voluto accostare delle fontanelle moderne, a quella ultracentenaria sopra descritta. E tuttavia l’unico risultato ottenuto è stato quello d’aver degradato un’area, che invece si sta cercando di rendere godibile per i romani. Romani che, in forza della propria origine, non dovrebbero incedere in comportamenti barbarici. Almeno non all’interno d’un parco archeologico.
 

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