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Municipio VII: i giovani e la scuola, una scommessa da vincere

L'Assessore Antonelli spiega il rapporto tra scuola e territorio, filtrato da una ventennale esperienza a contatto con i giovani del Tuscolano: "Puntiamo molto sulla messa a rete delle buone pratiche"

Loris Antonelli è il neo Assessore alle Politiche Educative,Scolastiche, Giovanili e Formazione. Con quasi vent’anni di esperienza nel settore scolastico, Antonelli ha costruito il suo curriculum, tra i primi ad esser pubblicato online, proprio all’interno del territorio municipale.

Assessore Antonelli, come si fa a gestire un territorio così ampio, sul piano delle politiche scolastiche?
Io sono uno psicologo dell’età evolutiva  e dell’educazione. Ho lavorato tanti anni con le scuole di ogni ordine e grado di questo territorio e non solo, stimolando e favorendo la nascita di progetti di rete per la messa in comune di buone pratiche, soprattutto nel contrasto alla dispersione scolastica.
L’obiettivo è sempre stato di favorire tra le scuole, e nelle scuole,  le pratiche di collaborazione, formazione reciproca ed empowerment. Questo fa sì che ogni singola scuola entri in contatto territorio circostante, creando  una comunità più accogliente e solidale con i ragazzi, le famiglie, ma anche con il personale che ci lavora.

 

A quando risalgono le sue prime esperienze professionali in questo territorio e quali risultati hanno prodotto?
Ho iniziato con i primi laboratori didattici nel 95/96, quando c’era l’allora XI Dipartimento che promuoveva tantissimo le politiche di integrazione delle scuole. Poi negli anni gli investimenti per la scuola sono stati soggetti a ripensamenti e tagli che non hanno reso facile collaborazioni stabili. Fortunatamente in questo territorio si è riusciti a creare, negli anni, una rete, grazie anche ai dirigenti scolastici, che ha permesso di operare sinergicamente, ottimizzando le poche risorse. Ne è risultato un lavoro che rimane come humus in questo territorio, e che ha permesso di concentrarsi su tematiche quali la prevenzione della dispersione scolastica.
Io ho operato in maniera massiccia nel territorio dell’ex X, iniziando nella seconda metà degli anni 90 con dei progetti  finanziati dalla legge 285, che mi hanno consentito d’occuparmi di ludoteche e centri di aggregazione giovanile, in collaborazione con le scuole. Devo dire che abbiamo fatto una forte pressione  per fare in modo che questi non fossero stanziali sul territorio, accogliendo solo un bacino d’utenza circostante, ma che portassero proposte laboratoriali, di prevenzione primaria e di formazione a tutte le scuole del territorio,  affinchè gli effetti di questi finanziamenti fossero capillari e non circoscritti ai soli quartieri in cui erano presenti.
Negli anni si sono costruite tante attività, anche sulla prevenzione delle dipendenze giovanile e devo riconoscere che nel X municipio la mia esperienza  è molto consolidata, anche dal punto di vista culturale e forse anche per questo ho avuto la delega alle politiche giovanili. Mi sono occupato anche di questioni più  legate al mondo giovanile, con organizzazioni di concerti, iniziative estive, la notte bianca, iniziative sulla Memoria. Ho collaborato molto con questo municipio, direi a 360° rispetto al mondo giovanile.

Quali sono le criticità più importanti che ravvisa nel settore scolastico?
Le criticità sono varie. La più urgente ha a che fare con la messa in sicurezza degli edifici scolastici, oltre alla buona qualità e alla capacità d’accoglienza degli edifici scolastici. Nel Municipio VII vi è una situazione paradossale per cui le scuole che insistono sull’ex IX  che sono state costruite precedentemente, fanno parte più evidente della città consolidata e quindi questo le mette in una condizione strutturale più solida. Di contro hanno bisogno di più manutenzione: sul piano degli infissi, come per le vie di fuga, limitandoci a due esempi, rispondono a dei criteri un po’ datati. Le scuole che insistono nell’ex X, invece, sono di più recente  costruzione e questo le mette in una condizione tale per cui, nel periodo in cui sono state realizzate, si sono avute speculazioni che non badavano tanto alla qualità degli edifici. Il risultato è presto detto:  si presentano in apparenza migliori, ma rischiano poi di avere dei difetti strutturali dovuti alla cattiva qualità dei materiali, che si traducono in infiltrazioni, problemi idraulici e poi anche in necessarie manutenzioni. La questione dell’edilizia scolastica è urgente e drammatica perché non abbiamo risorse per affrontarla. C’è invece una questione educativa che è il motivo per cui io sono stato molto felice di accogliere la delega alle politiche educative scolastiche ed a quella giovanili,  ed è relativa alla condizione dei giovani. Probabilmente negli ultimi 10/15 anni è venuta meno l’idea che affrontare con successo un percorso scolastico avrebbe aperto le porte ad un futuro lavorativo collegato con quello che i giovani avevano studiato ed imparato. Adesso è tutto abbastanza provvisorio e precario. Viene meno l’idea che il sacrificio scolastico possa poi tradursi in forme di successo nella vita. Questo fa sì che il tasso di dispersione scolastico sia alto e drammatico. Ma anche il modo in cui si affronta la scuola è diverso. I ragazzi riconoscono poco il valore dell’educazione e dell’istruzione e c’è un po’ uno stato di frammentazione dei saperi e delle conoscenze che  lede il senso di comunità. C’è più distanza tra le famiglie e la scuola, mentre gli insegnanti hanno a disposizione delle risorse minime per affrontare dei ragazzi sempre più difficili. Tutto questo fa sì che il problema educativo sia serio. La sfida è quella di mettere insieme le competenze e le energie dei tanti insegnanti e dirigenti scolastici conosciuti in questi anni per creare un modo di essere comunità educante un po’ più diffuso e capillare.

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