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Lunedì, 27 Giugno 2022
Tor Bella Monaca Tor Bella Monaca / Via dell'Archeologia

Coronavirus, senza più il lavoro con un bambino di due anni da crescere. La storia di Alessandro

Lavorava in nero in una ditta di ristrutturazione edile, ha un passato nella ristorazione. Vive in via dell'Archeologia con sua moglie e suo figlio

Alessandro vive insieme a sua moglie e il loro bambino che ha due anni in via dell'Archeologia, a Tor Bella Monaca. Con l’entrata in vigore del decreto governativo per combattere l’emergenza Covid-19, ha smesso di lavorare. Svolgeva un lavoro in nero ma il guadagno, seppur piccolo, gli permetteva di badare al fabbisogno della famiglia. Alessandro vive in periferia, una di quelle lande più ai margini della città perché oltre il GRA gli abitanti spesso diventano solo numeri, freddi e dimenticati, utili per stilare statistiche ma non per raccontare storie di vita vissute ai margini. La sua storia non è diversa da quelle di altre migliaia di persone che dall'alba al tramonto, dalla periferia al centro, hanno lottato per arrivare a fine mese senza non pochi sacrifici. Raccontare la sua storia significa dire che Alessandro non è solo un numero, è un papà, un marito che da settimane fa i conti con la sua disperazione.

Ho 39 anni, sono considerato vecchio per il mondo del lavoro e adesso non so che fare, non so cosa dare da mangiare a mio figlio, non so come pagare le bollette” ha detto avvilito al nostro giornale. Dopo uno sfratto dalla sua vecchia casa, ora vive in un appartamento di via dell’Archeologia: da qualche tempo aveva deciso di riprendere in mano la sua vita, di rimboccarsi le maniche.

Ero felicissimo quando ho trovato questo lavoro, sì certo era un lavoro in nero ma mi permetteva di respirare” ha detto ancora ricordando dell’impegno in una ditta di pitturazioni iniziato solo due settimane prima che l’Italia venisse “chiusa”. “Da due mesi ho sospeso il reddito di inclusione, percepivo 180 euro mensili, adesso neanche più quelli”. Come altre migliaia di famiglie, anche Alessandro ha presentato domanda per il “buono spesa” ma non ha avuto più nessuna notizia: “Non mi dicono se la domanda è stata accettata, quando avrò i buoni, non so nulla”.

Per ora vive con i “pacchi” che le realtà solidali hanno messo a disposizione delle famiglie meno abbienti che in queste settimane di emergenza vivono situazioni drammatiche. “Il parroco, la Caritas, ci consegnano i pacchi di pasta, le bottiglie di olio ma poi? Come facciamo a pagare le bollette che continuano ad arrivare?”.  
 

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