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Il centro antiviolenza di Tor Bella Monaca sotto sfratto, il Campidoglio: "Non rispetta gli obblighi di legge"

La replica del centro: "Siamo un'associazione di volontariato, restiamo fino alla scadenza del pagamento del canone di locazione: gennaio 2019"

“Il centro non rispetta gli obblighi previsti dalla legge ed è aperto solamente su appuntamento o in rari momenti della settimana”. Non è tardata ad arrivare la posizione del Campidoglio sullo sfratto al centro antiviolenza di Tor Bella Monaca che dopo una  prima avvisaglia nel marzo dello scorso anno sta per essere portato a compimento. A parlare è Agnese Catini, consigliera capitolina a cinque stelle, presidente della commissione politiche sociali, che ha affidato ad un post su Facebook le motivazioni del governo grillino rispetto alla “cacciata” del “Marie Anne Erize” dal civico 393 di via Aspertini. La consigliera ha proseguito: “L’associazione Cespp a cui erano stati originariamente assegnati i locali in via Amico Aspertini 393 non risulta essere un Centro Anti Violenza e l’assegnazione stessa dell’immobile è scaduta e non rinnovata. E ancora: l’associazione non risulta avere contatti con i servizi sociali, possedere le caratteristiche previste dalla Legge Regionale del 19 marzo 2014 né aver vinto un bando con tale oggetto”.

Il centro antiviolenza replica al Campidoglio

Stefania Catallo, presidente del centro ha replicato al governo grillino: “Mi preme ricordare alla signora Catini che, da sempre, ci siamo dichiarate contrarie all'iscrizione nei registri regionali, in quanto siamo convinte che solo la reale autonomia dalla partitica possa garantire il giusto ed equo sostegno alle vittime di violenze – ha aggiunto - Vorrei inoltre focalizzare che, oltre alle attività di counselling e ascolto svolte nel centro, siamo state le ideatrici del Modello Erize già presentato e adottato in numerose realtà sociali e didattiche".

“Siamo un’associazione di volontariato, non siamo tenute a rispettare giorni e orari fissi”

Sulla disponibilità del centro ha continuato: “Essendo associazione di volontariato, non siamo tenute a rispettare giorni o orari fissi, basta fare una ricerca sul web per constatare quanto lontano ci porti il nostro lavoro, addirittura in Argentina e in Romania, dove non ci pare di avere incontrato le realtà riconosciute di cui parla. Catallo ha voluto puntualizzare anche in merito alle motivazioni che i cinque stelle del Municipio VI hanno dato allo sgombero nel corso di questi mesi, a partire dalla mozione del 16 marzo 2017: “Il continuo cambiamento delle motivazioni relative alla nostra uscita mi sembra invece nascondere una volontà diversa: quella di affittare i locali a canone corrente, magari a qualche realtà "iscritta" oppure di allontanare le realtà non allineate”. Il regolare pagamento dei bollettini ha portato dunque il Marie Anne Erize a proseguire: “Attendiamo la fine della copertura garantita dal canone di locazione, ossia gennaio 2019, termine dopo il quale sarà possibile iniziare le regolari procedure di sfratto. E, aggiungiamo, la psicologia o il counselling di Stato, sono appannaggio Delle dittature, non di una Repubblica”.

“Nessuna campagna elettorale”

“Inoltre, vorrei specificare che non ho fatto alcuna campagna elettorale né mi sono candidata e gli unici contatti diretti e regolari con le istituzioni, sono quelli con le ambasciate di Francia e Argentina, vista l'intitolazione del centro ad una desaparecida –ha concluso - Il riconoscimento ci è stato dato dalle migliaia di persone che ci hanno espresso solidarietà, dalle cariche istituzionali alla gente comune. Noi  non abbiamo bisogno di altro. L'amministrazione capitolina, forse si”. Intanto al centro antiviolenza è giunta anche la solidarietà della Casa Internazionale delle Donne. 

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