Tor Bella Monaca Torre Angela / Via Bruno Cirino

Casa dei Teatri, D’Elia: “La Provincia di Roma non aderisce”

Palazzo Valentini ha scelto di non aderire al progetto del Comune di Roma: "Ci si allontana dal concetto di partenza di teatri di cintura quali Tor Bella Monaca e Quarticciolo"

Si perde quella forte valenza di raccordo culturale con i comuni della prima periferia che i teatri di cintura avrebbero dovuto rappresentare”, questa una delle principali motivazioni che hanno portato l’assessore alle Politiche culturali della Provincia di Roma, Cecilia D' Elia e l’amministrazione di Palazzo Valentini a non aderire al Progetto della Case dei Teatri e della Drammaturgia approvato ieri dall’assessorato capitolino di Dino Gasperini: “Il sistema dei teatri di cintura è stato il frutto di un protocollo di intesa condiviso tra Regione, Provincia e Comune, scaduto 31 dicembre scorso, e voleva essere un innovativo e coraggioso progetto di diffusione sul territorio delle politiche culturali. Affidava al teatro stabile della Capitale, del quale la Provincia è socia, tre spazi teatrali decentrati”.

TEATRO PARTECIPATO - Assessore provinciale che prosegue: “L’innovazione era proprio in questa sinergia tra esperienze territoriali e Teatro di Romaspiega ancora D’Elia - e nella scommessa di teatro partecipato, di formazione del pubblico, di promozione delle esperienze di giovani artisti. Il progetto della Casa dei teatri, approvato ieri dalla giunta capitolina, ma di cui non abbiamo mai potuto vedere un testo definito, se non una memoria di giunta che in origine affidava il progetto a Zetema, non ci è mai apparso chiaro nelle sue finalità culturali e negli strumenti scelti”.

TEATRI DI CINTURA - Un sistema che si allontana dal concetto dei teatri di qualità quali ad esempio Tor Bella Monaca e Quarticciolo: “Come ente di area vasta, interessato allo sviluppo di una forte area metropolitana integrata, abbiamo considerato che i teatri inclusi nel progetto sono teatri con vocazioni culturali molto differenti tra loro e in gran parte ubicati nel centro di Roma. Si perde pertanto quella forte valenza di raccordo culturale con i comuni della prima periferia – conclude D’Elia - che i Teatri di cintura avrebbero dovuto rappresentare. Appare inoltre singolare, in un momento di forti risparmi e in cui si tende a semplificare, che si vadano invece a creare un nuovo direttore e nuovi organismi dirigenti. Noi abbiamo creduto in una direzione culturale che aveva il suo perno nello Stabile della città e ci siamo impegnati affinché lo Stabile si aprisse sempre più alle esperienze territoriali. Ci sono state luci ed ombre, ad esempio la mai risolta situazione del teatro Lido di Ostia, con la sua peculiarità di spazio restituito al quartiere da varie realtà associative, ma certamente le ultime stagioni del Teatro Quarticciolo e del Teatro Tor Bella Monaca sono state un esempio di teatro di qualità, innovativo e partecipato. Ci auguriamo ora che questo patrimonio non vada disperso”.

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