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Tor Bella Monaca, ancora senz’acqua le famiglie di viale Santa Rita da Cascia. Asia presenta esposto ai carabinieri

Un esposto ai carabinieri e la richiesta, inviata a mezzo mail, alle autorità comunali perché si prendano le proprie responsabilità

Sono decine e decine le famiglie che dallo scorso mese di ottobre vivono senz’acqua negli appartamenti delle torri di viale Santa Rita da Cascia a Tor Bella Monaca: una condizione che in un momento particolarmente delicato come l’emergenza per contrastare il contagio del coronavirus, mette in ginocchio molti inquilini. Il sindacato Asia-Usb ha presentato un esposto ai carabinieri contro il Comune, contro Ater e contro Acea per segnalare il rischio della salute pubblica. 

Il distacco degli allacci abusivi in viale Santa Rita da Cascia

Ad ottobre dello scorso anno, durante i blitz delle forze dell’ordine erano stati staccati gli allacci abusivi. In quei giorni un’inquilina raccontava ai nostri taccuini: “Siamo consapevoli di aver sbagliato, io credevo che l’acqua fosse inserita nel canone d’affitto come accade in altre case popolari. Qui no, ma dell’allaccio abusivo non ne ero a conoscenza. Detto questo, sono andata subito da Acea per regolarizzare la posizione di mia madre ma senza un contratto aggiornato non mi permettono di farne uno nuovo per l’acqua. Il contratto di casa è ancora oggi intestato a mio padre, venuto a mancare anni fa e su cui c’è una richiesta di subentro per mia madre, che attendiamo da anni”. 

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L'esposto di Asia-Usb ai carabinieri

A distanza di mesi, la condizione per le famiglie delle torri di viale Santa Rita da Cascia non è ancora cambiata. Abbiamo raggiunto Maria Vittoria Molinari, tra i responsabili di Asia-Usb che ha commentato: “E’ evidente il senso di irresponsabilità delle istituzioni che non solo lasciano le famiglie senz’acqua ma subiscono anche un danno economico – ha aggiunto citando il decreto Lupi - Secondo il decreto se non si ha un contratto di affitto non si può avere luce, gas e acqua e quindi, si dovrebbe restare al buio, al freddo, assetati e sporchi. Può accadere, allora, che chi vive in una casa popolare non abbia il contratto perché Comune e Ater sono in ritardo di decenni nel lavorare le pratiche. Può accadere anche che, per problemi economici, non sia stata pagata la bolletta e quindi si è tolta l’erogazione del servizio senza lasciare il deflusso minimo vitale e pur pagando il debito, non avendo contratto, non riallacciano l’utenza”. 
 

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