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Rocca Cencia, 150 famiglie tra miasmi e rifiuti tossici: "Così il Comune ci ha abbandonato"

La scoperta di una discarica di rifiuti speciali ha messo in allerta in residenti costretti da anni a fare i conti con gli effluvi dell'impianto Ama e l'assenza di servizi. "Per il Comune non esistiamo, siamo solo un puntino molto dopo il Gra"

Per un alloggio popolare hanno aspettato anche quindici anni. Hanno vissuto in sistemazioni di fortuna, in occupazioni o pagando affitti insostenibili, rincorrendo il sogno di una vita, una casa. Loro sono i residenti di Rocca Cencia, i "fortunati" assegnatari degli appartamenti che nel 2011 il Comune ha acquistato - a prezzi tutt’altro che convenienti - dalla ditta Marronaro per farne alloggi popolari.

Palazzine costruite a due passi dalla discarica di Rocca Cencia, la nuova Malagrotta della Capitale, "oltre il confine della periferia in un deserto di servizi, di mezzi pubblici adeguati, di segnaletiche stradale e di illuminazioni”, scrivono gli inquilini del Comitato Case popolari di Rocca Cencia in un’accorata lettera arrivata in redazione.   

VELENI - La loro pazienza è finita ieri, quando gli agenti dello Spe della Polizia Locale di Roma Capitale hanno scoperto una discarica di scarti ospedalieri e rifiuti speciali in un appezzamento di terra che circonda le villette dove abitano circa 150 famiglie. La denuncia è partita proprio dagli inquilini che hanno notato la presenza di materiale sospetto e boccette di medicinali.

"Il sequestro di ieri - scrivono gli abitanti - dimostra l’ipotesi di avvelenamento dell’aree agricole che circondano le nostre case. La cosa preoccupante è che si tratta di terreni agricoli in cui pascolano le pecore e coltivano il grano che poi finisce in commercio. Per anni siamo stati ignorati da tutti. Ora pretendiamo verifiche approfondite sui terreni, sull’acqua che beviamo e sull’aria che respiriamo". 

MIASMI - Quella dei rifiuti speciali del resto è solo l’ultima di una lunga serie di tribolazioni che i residenti hanno dovuto patire pur di avere un tetto sopra la testa. "Quando nel 2011 ci siamo trasferiti qui ci hanno detto che i miasmi provenienti dall’impianto Ama erano sopportabili e che comunque con il tempo si sarebbe sistemato tutto", racconta Simona, inquilina in uno degli stabili di Rocca Cencia.

Le cose poi non sono andate esattamente così. Tutt'altro. Dallo scorso luglio l’attività di tritovagliatura è stata intensificata e gli effluvi sono diventati più frequenti. "È un lezzo pungente e acido che ti prende alla gola. Quando il vento soffia verso ovest siamo costretti a chiudere le finestre e barricarci in casa. Continuano a dirci che si tratta solo di cattivi odori e non di inquinamento, senza però fornirci informazioni certe sulla qualità dell’aria". E poi c’è il problema dei rifiuti, che può sembrare paradossale vista la vicinanza della discarica. "Di sera è tutto un via vai di autoarticolati dell’Ama che perdono immondizia. È un inquinamento costante". 

ECODISTRETTO - E in futuro non andrà meglio. Proprio a Rocca Cencia verrà infatti inaugurato il primo ecodistretto della Capitale. Un impianto in grado di smaltire oltre 400 mila tonnellate di rifiuti l’anno per un costo di 100 milioni di euro. Eppure nessuno si è preoccupato di fornire rassicurazioni  sui rischi per la salute. "A noi non dicono mai nulla. Anzi, quando abbiamo provato a protestare davanti alla sede Ama ci hanno trattato malissimo. Per il Comune non esistiamo, siamo solo un puntino molto dopo il Gra. I servizi non ci sono, abbiamo due sole linee di autobus e anche per avere una pensilina dobbiamo sgomitare..."

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