Torri Torre Angela / Viale Duilio Cambellotti

Torri, c'era una volta la maggioranza. Il 'niet' alla sfiducia a Scipioni solo dai fedelissimi

Valter Mastrangeli: "E' giunto il momento che questa situazione venga chiarita una volta per tutte. Noi non firmeremo la mozione di sfiducia e non ci dimetteremo. Combatteremo fino alla fine per portare avanti la vera tradizione democratica"

Non hanno ceduto al 'ricatto'. I consiglieri che restano di quella che fu la maggioranza al Municipio delle Torri, hanno consegnato, a Filippo Sensi, portavoce del premier, un documento con cui spiegano le ragioni del loro 'no' alla sfiducia di Scipioni. 

'Opacità in atti amministrativi'. Con questa motivazione il commissario del Partito Democratico, Matteo Orfini, chiedeva le dimissioni di Marco Scipioni, minisindaco al Municipio delle Torri. Una richiesta che, però, il numero uno di via Cambellotti, ha declinato invitando i vertici del pd ad un confronto. Nessun confronto, però è stato messo in atto, solo 'botta e risposta' a mezzo stampa. Al diniego di Scipioni, Orfini ha chiesto ai membri del pd di firmare una mozione di sfiducia nei confronti del presidente delle Torri: o la firma o la tessera. Chi non avesse firmato, infatti, sarebbe stato sospeso dal partito. A questo diktat sono seguiti giorni concitati tra silenzi e dichiarazioni a mezza bocca. E mentre qualcuno lasciava la poltrona, accogliendo la richiesta di Orfini, come Daniele Palmisano, vice presidente del municipio e assessore al bilancio e al commercio, arrivano anche le prime firme e il partito democratico si spacca al monìto di Orfini.

Cinque i consiglieri che hanno firmato in favore delle dimissioni di Marco Scipioni, tra questi Mariano Angelucci, Fabrizio Compagnone, Gianfranco Gasparutto, Daniele Grasso e Rosario Onorati.

A sostegno del presidente Scipioni, gli altri: Ambra Consolino, Pasquale Gidaro, Carmine Giammarini, Stefano Criscuolo, Stefano Pelone. Al documento hanno aderito anche gli assessori Vittorio Alveti, Valter Mastrangeli e Andreina di Maso. 

"Siamo indignati per i toni e i contenuti delle richieste che sono state rivolte sino ad ora. Senza che nessuno di noi abbia alcun procedimento a carico, senza che vi siano coinvolgimenti nell’inchiesta “Mafia Capitale” o in altre inchieste, a noi consiglieri viene richiesto di sfiduciare il Presidente pena l’esclusione dal PD". Con queste dichiarazioni, i 'fedelissimi' di Scipioni hanno consegnato 'brevi manu' a Filippo Sensi, portavoce del segretario Pd, duante la festa de L'Unità, il documento con cui spiegano le ragioni della loro contrarietà ad adempiere alle dimissioni richieste. In forze al 'niet' consegnato al portavoce di Matteo Renzi, i consiglieri riportano i numeri: "Il partito che noi rappresentiamo dovrebbe sentire e far proprie le nostre ragioni, ovvero le ragioni di chi ha risollevato la percentuale di votanti dal misero 17% a cui l’avevano portato i nostri predecessori fino a farle toccare il 38% e vincere alle amministrative con il 62%". E se la maggioranza è ormai divisa e il partito democratico alle Torri non è più compatto, i consiglieri chiedono chiarezza, annunciando battaglia: "E’ giunto il momento che questa situazione venga chiarita una volta per tutte. Noi non firmeremo la mozione di sfiducia e non ci dimetteremo. Combatteremo fino alla fine per portare avanti la vera tradizione democratica, ovvero quella tradizione politica che trova nell’azione in difesa della giustizia il suo punto di origine da piu’ di un secolo a questa parte". 

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