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Emergenza scuola a Castelverde, la rabbia di genitori e comitati

Una convergenza di forze, dai comitati ai cittadini e genitori, affinchè l'emergenza scuola rientri al più presto perché qui "E' necessario costruire nuove strutture"

E’ tornata puntuale, come ogni anno, l’emergenza scuola nella periferia Est della città. Ad indignarsi, come avvenuto anche nel marzo scorso, i residenti del quartiere Castelverde. All’epoca alcune mamme si sono incatenate dinanzi ai cancelli della scuola perché 71 bambini erano rimasti fuori dalla graduatoria. Una vera e propria forma di protesta che ha poi portato all’ampliamento della struttura, ricavando altre tre aule e esaurendo così la richiesta. A settembre 2016 quindi tutti i bambini sono riusciti ad avere un banco e una sedia. Ma non è bastato. L’istituto comprensivo Castelverde in via Massa San Giuliano, ha esaurito la disponibilità dei posti per le iscrizioni alle classi prime “non avendo capienza strutturale”. Si tratta di un’emergenza che purtroppo non è circoscritta.

“Viviamo in una zona completamente dimenticata – ha commentato Andrea De Carolis, membro del comitato di quartiere e del QRE – le proposte di nuovi istituti comprensivi sono state bocciate dal Campidoglio, 1500 bambini delle scuole dell’obbligo sono fuori, non è presente nessun istituto nonostante fosse previsto dalla normativa dei piani di zona”. Ha concluso: “E’ necessario iniziare le procedure per l’ampliamento”. E dal comitato di quartiere di Castelverde hanno annunciato battaglia: “Insieme ad altre realtà del quartiere – hanno fatto sapere – ci stiamo mobilitando perché l’emergenza scuola rientri, lotteremo insieme a comitati e cittadini per dare al nostro quartiere un nuovo istituto e ai ragazzi il diritto allo studio”.

Tanta la rabbia dei genitori: “Qui si tampona sempre – ha commentato una mamma – nelle strutture scolastiche ogni vano diventa un’aula, ma non si può continuare così, non ci sono abbastanza scuole per le case che esistono sul territorio”. Ha continuato: “Hanno costruito tanto ma ci hanno lasciato senza le strutture fondamentali come le scuole”.

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