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Discariche abusive in via delle Cerquete: in arrivo una seconda videocamera e fototrappole

Complice la mancata urbanizzazione dell'area, gli spazi adiacenti alla via restano terra di nessuno e luogo di sversamenti abusivi

Immagine di archivio

Materassi, rifiuti ingombranti ma anche carcasse di auto. E come se non bastasse anche una fogna di liquami a cielo aperto: tutto questo a poche decine di metri dalle abitazioni. Siamo a Roma, anno domini 2019 in uno dei tanti piani di zona della città dove le opere di urbanizzazione non sono ancora state realizzate dopo anni di richieste da parte dei residenti ormai esasperati. Via delle Cerquete, a Castelverde B4, la condizione in cui versano le aree verdi (per usare un termine convenzionale ma sono molto lontane da poter essere considerate tali) peggiora di giorno in giorno. “Le discariche si allargano di continuo” ha denunciato nei giorni scorsi al nostro giornale Giusy Rotunno, presidente del comitato “Cerquete 2003”.

Abbiamo raggiunto Katia Ziantoni, assessora all’ambiente del parlamentino di viale Cambellotti a Tor Bella Monaca e le abbiamo chiesto cosa sta facendo il municipio per arginare il fenomeno. 

L’installazione delle telecamere è stato un inefficace strumento di contrasto. Si sta pensando ad alternative? Se si quali?
Sì, al momento c’è una sola videocamera istallata per cui basta abbandonare i rifiuti fuori il suo raggio di azione per spostare il problema. Abbiamo ipotizzato l’istallazione di una seconda videocamera, ma comunque il tratto di strada incompleto e privo di servizi è lungo. In questa variazione sono stati messi a bilancio i fondi per il noleggio di alcune fototrappole ovviando anche al problema della elaborazione delle immagini spesso sollevata dalla polizia locale.

La commissione ambiente ha effettuato un sopralluogo per la fogna a cielo aperto a marzo. A distanza di mesi quali provvedimenti si intende attuare?
Il sopralluogo è stato fatto congiuntamente dalle commissioni ambiente e lavori pubblici e dagli assessorati competenti proprio perché il problema ambientale è legato alle opere di urbanizzazione incomplete e/o mai realizzate il cui controllo spetta al Dipartimento PAU. La strada più veloce indicata e sollecitata al Dipartimento era e resta l’intervento tramite ACEA per il quale persino la polizia locale ha scritto più volte. Insieme all’Assessore ai lavori pubblici del Municipio, infatti abbiamo presenziato ai diversi tavoli convocati in merito alla problematica delle pompe, ma ad oggi nessun intervento è stato eseguito.

Le opere di urbanizzazione sono vincolanti al prosieguo di molti lavori. In assenza di questi però i residenti non possono vivere in una discarica. Quali passi si intendono fare per restituire ai cittadini la dignità di vivere in questa zona?
Lo scandalo dei piani di zona è proprio legato a questo aspetto: le opere di urbanizzazione primaria erano vincolanti proprio in virtù della concessione del diritto di superficie. Comune di Roma e Regione Lazio avrebbero dovuto vigilare e non lo hanno fatto lasciando interi quartieri privi dei servizi essenziali. Molti di questi fanno capo a cooperative fallite ed ecco perché abbiamo interi quartieri abitati senza strade, luci o, peggio ancora costruiti su discariche di rifiuti. Per quanto riguarda le pompe invieremo diffida formale agli organi competenti, per inadempienza degli uffici dando 30 giorni di tempo per intervenire. Pare che sia lo strumento più efficace per far intervenire i dirigenti.
 

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