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Mercoledì, 26 Gennaio 2022
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Tor Vergata: Fonti: “Ecco la verità sul ‘fagiolo’ di viale della Sorbona”

La storia dell'intervento in progetto su viale della Sorbona, raccontata dall'ex presidente della Commissione Lavori Pubblici, che precisa: "Sarebbe stato meglio costruire un cavalcavia nei lavori di realizzazione della grande viabilità universitaria"

È stato oggetto di dibattito, la settimana scorsa, della Commissione municipale Lavori Pubblici: il progetto del cosiddetto “fagiolo” di viale della Sorbona, che prevede una corsia di accumulo con impianto semaforico in direzione di via Stanford e verso le complanari del grande raccordo anulare. In quel tratto, ogni mese, si verificano numerosi incidenti, in particolare di lieve entità, che non vengono segnalati ai vigili urbani. Secondo i dati della Polizia municipale infatti, i sinistri rilevati, dal 1 gennaio 2013 ad oggi, sono solo dodici.

“Inizialmente si trattava di un progetto che comprendeva una rotatoria con un innesto su viale della Sorbona di via Giovanni Duprè –spiega Massimo Fonti (FdI), ex presidente della Commissione municipale Lavori Pubblici e presidente, nel 2005, del comitato della borgata Carcaricola –: doveva essere realizzata come opera a scomputo dalla società Sogecar del gruppo Caltagirone, che ha costruito lo stabilimento a viale di Torre Maura. Interpellando questa società, nel primo progetto preliminare, incontrammo difficoltà per la realizzazione della rotatoria: era previsto infatti il corridoio della mobilità per il passaggio della linea 20 express e, pertanto, il progetto non era attuabile. L’ U.i.t.s (Ufficio Interdisciplinare Traffico e Segnaletica) della Polizia municipale elaborò un’ipotesi di progetto che comprendeva una corsia di accumulo all’interno dell’area a forma di ‘fagiolo’, con l’istituzione di un impianto semaforico. Da questa proposta, nel 2010, la Sogecar predispose, a sua volta, un nuovo progetto, rifiutando però di realizzarlo, come era stato richiesto dall’allora Amministrazione di centro-sinistra come opera a scomputo e di versare gli oneri concessori al Comune di Roma. 

La Commissione municipale Lavori Pubblici presentò prima una risoluzione per la realizzazione dell’opera con l’impianto semaforico da parte della Sogecar, poi, la stessa società propose a noi di costruirla: loro avrebbero versato i soldi nelle casse del Comune di Roma. A quel punto presentai in aula una seconda risoluzione, ma non passò. Pertanto siamo rimasti al primo indirizzo politico. Viste le ostilità, per due anni, ho attivato un accordo con la Sogecar e, sollecitando il Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica e, a seguito di tre conferenze dei servizi, raggiungemmo un’intesa. La Sogecar si impegnò a versare i soldi per l’opera, inserita nel Piano Investimenti 2012 del Comune di Roma. Pertanto, quei fondi sono vincolati a quell’opera: parliamo di 550 mila euro. La Sogecar consegnò la planimetria del progetto al Municipio, ma i soldi non furono versati subito. Se oggi occorre un’integrazione, come dicono i tecnici, forse la volontà attuale è quella di seguire il vecchio piano di aprire via Duprè.

La situazione attualmente è molto grave a livello di sicurezza stradale: chi abita lì, conoscendo le difficoltà di quella viabilità, percorre altre arterie per raggiungere la zona della Romanina. Il problema è soprattutto per i giovani, che rischiano molto immettendosi nella carreggiata verso quell’area: ogni mese si verificano numerosi incidenti, come tamponamenti, molti dei quali non vengono ‘denunciati’. Sarebbe stato meglio costruire, anni fa, un cavalcavia nell’ambito dei lavori di realizzazione della grande viabilità universitaria”.

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