Martedì, 22 Giugno 2021
Tiburtino San Lorenzo / Via Tiburtina, 450

Via Tiburtina, negozi chiusi o in affitto: per colpa di chi?

Vetrine vuote, serrande abbassate, cartelli "affittasi". Nel lungo tratto di strada dopo il ponte della stazione Tiburtina il commercio è in affanno: colpa della crisi o degli ambulanti?

Allarme rosso per i commercianti di via Tiburtina: è la sensazione che si avverte passeggiando lungo il gran canyon di negozi e palazzi nella zona ad altissima densità abitativa nei pressi della stazione da poco ristrutturata. Alle due del pomeriggio il fruttivendolo ambulante su via Beniamino de Ritis, una traversa di via Tiburtina, ha già venduto tutto: l'inserviente straniero smonta la panca in legno e accatasta le decine di cassette di plastica che poche ore prima accoglievano frutta e verdura di stagione. Finocchi e uva da tavola, un euro e cinquanta al kilo. Lì a pochi passi, intanto, i dipendenti del supermercato MA, armati di stivali, cercano di rimettere in sesto i locali allagati del grande magazzino, dopo le piogge scroscianti di giovedì scorso. Anche la filiale della Banca Sella, in quel tratto, ha dovuto chiudere per inagibilità. Il supermarket, peraltro, espone lungo tutta la facciata delle grosse scritte “Affittasi”. “Saranno almeno 9-10 anni che la società proprietaria di questi spazi sta cercando di affittare i locali – dice un dipendente del magazzino -. L'altro giorno è arrivato  un cinese, un tipo distinto ed elegante. Sembrava realmente interessato, ma è andato via, pare, senza aver concluso nulla. D'altronde, da quello che sappiamo, il prezzo richiesto per l'affitto mensile è di circa 10 mila euro e non credo che con questa crisi imperante ci sia qualcuno disposto ad assumersi un onere del genere”.

Anche la profumeria poco distante ha le serrande abbassate. Proprio di fronte, invece, il bazar gestito da due fratelli cinesi è aperto con orario no-stop dalle 8 alle 20, offrendo a prezzi modici oggetti e cianfrusaglie di ogni genere. A ben guardare, poi, sono davvero tante le bancarelle ambulanti lungo il marciapiede. Jeans e magliette proposti  a 10 euro, libri e dvd a 5, così come gli anelli e le collane dai colori sgargianti. Pensionati, signore e adolescenti si fermano per un po' di tempo a mercanteggiare coi “negozianti” magrebini o bengalesi, anche solo per strappare lo sconticino ulteriore sulla sciarpa o il braccialetto.

La loro attività ha delle ripercussioni sulle vendite dei commercianti? Il titolare di un negozio di intimo ha le idee ben chiare: “Gli ambulanti sono troppi e invadenti. Non potrebbero appendere le loro mercanzie e lo fanno; non potrebbero occupare quasi tutto il marciapiede e lo fanno. Dovrebbero avere degli spazi ben circoscritti e regimentati, ma questo non avviene”. E prosegue: “Noi commercianti, in questo periodo di crisi, potremmo essere il vero settore trainante per la ripresa economica nella capitale, invece nessuno ci aiuta, comprese le istituzioni. I vigili urbani, per esempio, sono intransigenti con i clienti che entrano da noi e parcheggiano in doppia fila per 5 minuti e chiudono sempre un occhio con gli ambulanti”.

C'è anche chi la pensa diversamente e connette la questione degli ambulanti con problematiche differenti, molto più allarmati dal punto di vista sociale: “Gli ambulanti non danno fastidio in sé e per sé – afferma il socio di un negozio di scarpe della zona -, anche se rappresentano una sorta di “sporcizia sociale”. Il problema reale è che molti di questi banchi itineranti  servono da copertura ad attività non del tutto lecite e limpide, peraltro anche con il placet di certi ambienti istituzionali".

Troppi o troppo pochi, innocui o invadenti, crisi o non crisi, l'anziana signora residente al civico 437 di via Tiburtina non ne può più: “Gli ambulanti? Che li mandino via!”.

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