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Basf, è ancora scontro: i comitati contestano e smontano lo studio dell'Istituto Superiore di Sanità

I comitati di Case Rosse e Settecamini e le associazioni Crescere Insieme, Forno Casale e Raggio Verde hanno stilato una dettagliata relazione con la quale smontano lo studio dell'Istituto superiore di Sanità

Relazioni e controrelazioni. Studi e smentite. Ricorsi e controricorsi. La battaglia tra la Basf e i cittadini di Settecamini, Case Rosse e Ponte di Nona è lunga e va avanti ormai da anni. Dopo la vittoria davanti al Tar che dava ragione ai cittadini con il conseguente stop a nuove autorizzazioni, subito dopo Natale sono arrivati gli esiti dello studio disposto dalla Provincia e realizzato dall'Istituto Superiore di Sanità. Uno studio partito a novembre e già allora criticato dai cittadini. Gli esiti parlavano di aria inquinata sì, ma non più del resto di Roma. Colpa del traffico in sostanza e non dello stabilimento Basf di via di Salone.

I comitati di Case Rosse e Settecamini e le associazioni Crescere Insieme, Forno Casale e Raggio Verde, in prima linea per chiedere la delocalizzazione dell'impianto, non si sono persi d'animo ed hanno stilato una dettagliata relazione con la quale smontano lo studio dell'Istituto superiore di Sanità.

POCHE CENTRALINE - Innanzitutto si contesta la presenza di poche centraline: "Le poche centraline di monitoraggio sono state collocate in luoghi inadeguati, o per eccessiva distanza dallo stabilimento, o perché la direzione dei venti le ha tipicamente escluse dalle ricadute delle BASF" .

CENTRALINE LONTANE - Secondo la relazione "la strumentazione più sofisticata per il rilevamento delle polveri ultrasottili è stata installata nella postazione di monitoraggio più lontana dallo stabilimento ed è stata utilizzata per poco più di un mese. Agosto 2014, un periodo in cui l’inceneritore BASF risulta spento per metà del tempo, per l’altra metà con polveri quasi sempre azzerate, e in cui è noto il fenomeno della maggiore dispersione degli inquinanti atmosferici".

ANOMALIE NEL FUNZIONAMENTO DELL'INCENERITORE - La relazione, evidenzia anche anomalie di funzionamento dell'inceneritore tra il periodo dei controlli e quello immediatamente successivo a questi: "Per la durata del monitoraggio le emissioni degli inquinanti misurate al camino della BASF, in particolare le polveri, si sono ridotte drasticamente, per poi crescere subito dopo i controlli. I Comitati hanno più volte segnalato tale anomalia alle Istituzioni senza avere risposte; hanno quindi ipotizzato che la Basf avesse adottato azioni mirate nel periodo dei “controlli”, tra cui l’aumento delle temperature dei forni che, come descritto in letteratura, comporta la riduzione delle polveri grossolane e l’emissione di nanoparticelle non monitorabili ed estremamente nocive".

100.000 EURO - Secondo i cittadini "i Cittadini hanno diritto di sapere che 100.000€ sono stati spesi dalla Provincia per misurare il nulla! I dati sulle Diossine e sul Palladio, portanti valori più elevati nelle postazioni più vicine allo stabilimento, avrebbero dovuto essere oggetto di un'analisi, che invece non è avvenuta".

COMITATI CONTRO QUESTO TIPO DI CONTROLLI - I Comitati avevano presentato negli anni scorsi due memorie e una petizione con oltre 3000 firme con le quali "i Cittadini si sono opposti da subito ed in maniera chiara ed inequivocabile a tali controlli, provvisori e parziali, evidenziandone le carenze e facendo le loro contro-proposte".  E mentre avviene tutto questo, secondo gli autori della relazione "appare naufragato il tavolo della delocalizzazione, vengono disattese le prescrizioni dell’AIA, un laghetto di pesca sportiva antistante la BASF è chiuso per inquinamento da maggio 2014, dirigenti della BASF e della Provincia vengono indagati a vario titolo, un’inchiesta giudiziaria è ancora in corso, e il tempo inesorabile trascorre con quella colonna di fumo bianco del camino BASF che svetta nel cielo di Case Rosse".

L'APPELLO A MARINO - "Fino a quando dobbiamo andare avanti così?", si chiedono i cittadini. "Intanto, come contribuenti, chiediamo che i soldi pubblici percepiti dall’ISS vengano restituiti e che i funzionari della Provincia si assumano le loro responsabilità davanti alla collettività, alla Corte dei Conti ed alla Magistratura, sospendendo l’Autorizzazione Integrata Ambientale alla BASF". Inoltre i Cittadini aspettano risposte dal Sindaco  Marino "che ha l’obbligo di salvaguardare la nostra salute, installando subito una centralina di controllo polifunzionale permanente nell’area attigua allo stabilimento BASF (area artigianale), in attesa che venga attuata la delocalizzazione dell’inceneritore e del reparto di lavorazione delle ceneri della BASF".

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