TiburtinoToday

San Basilio ricorda Ceruso e si mobilita: "Periferie abbandonate, lottiamo per casa, scuola e sanità"

Oggi il ricordo alla lapide e un'assemblea cittadina. Sabato la manifestazione. Giovedì presidio per la sanità pubblica

Come ogni anno, anche nel 2020, San Basilio e Roma ricordano Fabrizio Ceruso, il giovane di 19 anni rimasto ucciso durante le battaglie per la casa scoppiate nel quartiere popolare dopo il tentativo di sgombero da parte delle forze dell’ordine di una serie di palazzine occupate da famiglie indigenti. Le giornate commemorative scattano oggi, 8 settembre 2020, a 46 anni dalla sua morte, con la deposizione di un fiore alla lapide di via Fiuminata alle ore 17 e un’assemblea cittadina alle ore 18. La manifestazione, sempre con appuntamento alla lapide, sarà invece sabato pomeriggio alle ore 16.  Al centro delle rivendicazioni: casa, lavoro, scuola, periferie, sanità.

Proprio quest’ultimo tema, rilevante in tempi di emergenza sanitaria, sarà al centro di uno degli appuntamenti legati al ricordo di Fabrizio Ceruso, promosso dal Coordinamento cittadino sanità. Giovedì pomeriggio alle 17, al ‘Punto Gemelli’, l’ambulatorio ‘esterno’ del policlinico Gemelli di via Pollenza 4 aperto circa un anno fa, si terrà un presidio per rivendicare la riapertura di strutture pubbliche nella zona della Tiburtina.

Quest’anno, spiegano gli attivisti, la mobilitazone sarà “particolarmente importante” perché “la crisi dovuta al Coronavirus ha fatto venire al pettine le criticità della società in cui viviamo. Ci dicevano di restare a casa, quando in questa città il diritto a una casa dignitosa è ancora un miraggio per molti. Le periferie sono state abbandonate a loro stesse e sono aumentate all’improvviso le persone che non solo facevano fatica a riempire il frigorifero, ma che non riuscivano a mettere insieme il pranzo con la cena”.

Con la quarantena, infatti, migliaia di lavoratori hanno perso nel giro di poche ore un reddito. I lavoratori in nero sono rimasti senza niente, tutti gli altri, in varie misure, hanno dovuto attendere contributi e ammortizzatori sociali che sono arrivati solo mesi più tardi. A tutto questo si sono aggiunti i ritardi e il caos dei buoni spesa erogati dal Comune. Solo la reazione solidale di associazioni e realtà di quartiere, ha permesso a migliaia di famiglie di non rimanere senza cibo, soprattutto nei quartieri popolari. “La distribuzione alimentare dal basso è stata fondamentale nei quartieri della Tiburtina, così come in tutta la periferia di Roma, per non lasciare solo nessuno”, continuano gli organizzatori. “Ma la solidarietà non può bastare: serve ricostruire una mobilitazione sociale contro le disuguaglianze, per i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, per il riscatto delle periferie sociali e geografiche di questo paese, per il diritto all'abitare e per una sanità gratuita, universale, umanizzata”.

Così il ricordo di Fabrizio Ceruso diventa “un’importante opportunità per mettere in connessione lotte, movimenti, organizzazioni che agiscono dal basso nei territori, nei posti di lavoro, nelle scuole e nelle università di questa città”. Dalle “politiche abitative pubbliche” alla “sanatoria regionale”, dallo stop “alla speculazione edilizia” alla “sanità pubblica, territoriale e umanizzata”.

A riguardo alle ore 17 di giovedì scatterà il presidio di fronte al ‘Polo sanitario Gemelli’ dove già il 25 giugno scorso il Coordinamento cittadino sanità aveva protestato distribuendo volantini ai passanti e attaccando qualche striscione. “Un' iniziativa che era stata preceduta e seguita da innumerevoli altre mobilitazioni simili davanti ad altre strutture sanitarie per ottenere una Sanità pubblica, gratuita, universale ed umanizzata e non ad esclusivo beneficio di chi può permettersela economicamente”. In via Pollenza è andata diversamente: venti persone identificate e, per tre di loro, è seguita “l'apertura di procedimenti penali per manifestazione non autorizzata”.

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Così giovedì scatta un'altra mobilitazione per rivendicare una sanità pubblica: “Mentre spuntano come funghi ambulatori, laboratori, privati, convenzionati, tutte le prestazioni e visite inevase in seguito al blocco Covid sono praticamente ferme. Le strutture pubbliche vengono chiuse e/o ridimensionate, rivolgersi a loro diventa un percorso ad ostacoli per evitare il quale bisogna rivolgersi al privato. La politica sanitaria della Regione Lazio è direttamente responsabile di questo. Quello per cui stiamo lottando è che ogni territorio abbia strutture sanitarie pubbliche in grado di rispondere ai bisogni sanitari degli abitanti senza essere obbligati a ricorrere al privato”.
 

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