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Lunedì, 23 Maggio 2022
San Basilio

Altra vittima dei tagli del Comune di roma: chiude il Progetto Piazzando

"L'unica certezza che avevamo e che non volevamo darci per vinti. E la rivendichiamo ancora oggi con determinazione"

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di RomaToday

Vogliamo iniziare la nostra riflessione con le parole di Salman Rushdie dai "Figli della mezzanotte"

"Sono tutto quello che accade dopo che me ne sono andato e che non sarebbe accaduto se io non fossi venuto."

Cosa saremmo oggi se non avessimo agito collettivamente questa sperimentazione ? Come si è trasformata la nostra "pratica militante"? Guardiamo con gli stessi occhi di tre anni fa, ciò che ci circonda ? A partire da queste domande, pensiamo che la giornata di oggi è solo l'inizio di una riflessione, perché siamo convinti che ragionare su questi tre anni non si possa esaurire con una giornata. Proveremo sinteticamente a ripercorrere a ritroso l'esperienza comune fin qui fatta, e poi per ultimo vorremmo rivolgere una domanda alle istituzioni.

L'avvio del progetto Piazzando arriva in una fase molto difficile nella vita di molte associazioni del territorio, tra cui la nostra. Le trasformazioni sociali culturali economiche avevano già mostrato nel quartiere i primi segni devastanti. Una comunità che aveva perso la sua identità, la sua voglia di protagonismo, senza più la spinta nel provare ad investire nelle scelte, più che essere investiti dalle scelte. Sentimenti come la paura, lo smarrimento, il senso di solitudine e di abbandono, determinato da un crollo generale di valori della nostra società, votata sempre più all'individualismo, hanno preso il posto di un sentimento collettivo che era stato maggioritario nel nostro territorio. Riattualizzare perciò il nostro intervento a san basilio ci sembrava una impresa troppo grande per noi.

Sapevamo di non potercela fare da soli, sapevamo che dovevamo allargarci a nuovi orizzonti, che dovevamo trovare i ponti per unire l'arcipelago fatto di associazioni, volontari. L'unica certezza che avevamo, risiedeva nel fatto che non volevamo darci per vinti, e ancora oggi lo vogliamo rivendicare con determinazione.Ed è qui che arriva la proposta di mediazione sociale e di lavoro di comunità. Questo progetto ci ha costretto a misurarci con metodologie, linguaggi, pratiche per delineare e costruire insieme (passateci il termine) una "democrazia nuova". Così nasce la rete San Basilio bene comune, lo sforzo collettivo di passare dall'IO al NOI. La rete come un luogo dove tutti e tutte possono partecipare con la stessa dignità, dove il confronto sulle idee,anche aspro in certi momenti, ha contribuito a rimettere in moto conoscenze, saperi ed esperienze, non più individuali ma diventate collettive. Abbiamo anche agito momenti di conflitto nei confronti della latitanza delle istituzioni, mantenendo sempre alto il livello della protesta e contemporaneamente della proposta.

Una rete che è stata il ponte che ha unito l'arcipelago, che ha unito i tanti diversi, ma tutti uguali nella voglia di cambiamento. Non è stato facile, e il percorso non è ancora concluso perché si è iniziato un processo culturale e per quello che ci riguarda non siamo ancora nelle condizioni di poterci ritenere soddisfatti. Però abbiamo ritrovato collettivamente il bandolo della matassa. Questo è il valore aggiunto che, in una situazione di "crisi", il progetto con la sua dinamicità, la sua capacità di relazione e anche la caparbietà con la quale gli operatori hanno lavorato, ha saputo portare a san Basilio. Siamo cresciuti, ed insieme a noi i ragazzi e le ragazze del progetto Piazzando. E deve essere chiaro a tutti che da qui non si può tornare indietro. Non siamo disponibili a disperdere questo patrimonio, e dobbiamo utilizzare la nostra intelligenza affinché questo non avvenga.

E per finire vorremmo fare alcune considerazioni.

Perché alla luce di questa ed altre le Istituzioni non hanno voluto, fino ad ora, far proseguire questa sperimentazione, rifinanziandola e rafforzandola ? E' davvero così preoccupante che una comunità provi a ricostruire la propria identità, la propria percezione di sé ? La crisi della Polis non ci chiama tutti a far si che si debbano sperimentare nuove forme di partecipazione ? Può il lavoro di comunità aiutarci ad affrontare e superare le paure e la percezione di insicurezza che viviamo oggi nelle nostre metropoli ? Se, come pensiamo, la risposta a queste domande è si, dateci una ragione perché non avete rifinanziato il progetto, altrimenti ancora una volta il vostro assordante silenzio non farà che aumentare la nostra rabbia e la vostra distanza dal mondo reale.

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