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Il centro culturale Ferri ritorna ai cittadini: "Un amore rubato" registra il tutto esaurito

Un lungometraggio girato tra le vie di largo Beltramelli e zone limitrofe che racconta l'amore, lo sradicamento e l'integrazione con un cast di giovani esordienti

Dopo poco più di un mese di chiusura, il centro culturale Gabriella Ferri torna tra la gente. Già perché, nella serata di ieri, domenica 20 marzo, alla proiezione del lungometraggio "Un amore rubato", è intervenuta gran parte della cittadinanza, facendo registrare il tutto esaurito.

Un viaggio tra una delle periferie del Municipio IV, largo Beltramelli, appunto, con l'amore come colonna portante, senza dimenticare la multiculturalità e l'integrazione, è questo l'intreccio del lungometraggio diretto da Leonardo Bonetti. Alla proiezione, oltre il regista e il cast, anche Emiliano Sciascia, presidente del Municipio Roma IV e parte dalla rappresentanza istituzionale del parlamentino, tra cui Marina Aquilanti, Fabiana Germanò e Nicolò Corrado. 

Periferia, amore, integrazione, multicultura, famiglia e anche il rovesciamento degli stereotipi, senza dimenticare saggezza e filosofia. "Un amore rubato", ambientato tra le strade di largo Beltramelli e delle zone limitrofe, racconta la storia di diversi personaggi, ognuno a modo suo, ama, crede e porta con se dei valori. 

Gli interpreti, tre giovanissimi esordienti, sono i classici ragazzi della "porta accanto". Nessuno ha studiato recitazione ma tutti, forse, sognano di farlo. Sono Pastim e Medina Kadriu, fratelli origine montenegrina, adolenscenti e Chiara Bonetti, di appena tredici anni. "Un'esperienza emozionante e divertente - hanno commentato i giovani attori a margine dell'evento - è stata faticosa ma - aggiungono - forse da grandi faremo gli attori". Sono entusiasti per il successo, le strette di mano e i complimenti che giungono dalla platea.

"Il film racconta come lo sradicamento non sia un ostacolo alla nascita di un amore o di sentimenti", commenta Loenardo Bonetti, già autore di romanzi. "Il film non nasce da un'idea ma dalle espressioni di ognuna delle persone che mi circonda, l'origine delle relazioni umane". Il senso del lungometraggio, in tre parole cantate dal protagonista in un brano rap: "Amore, colore, dolore - spiega ancora Bonetti - Per la realizzazione del lungometraggio - continua - mi sono messo in ascolto e ho lasciato che i personaggi si riflettessero".

Entusiasmo per la riuscita dell'evento anche dal presidente Emiliano Sciascia: "E' una soddisfazione vedere la sala piena, soprattutto di domenica e in una giornata di festa - continua - a poco più di un mese dalla chiusura siamo riusciti a realizzare un evento importante che mette al centro le periferie e fa capire come queste raccontino storie belle e non vengano associate solo al degrado". 

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