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Inceneritore vicino all'asilo nido: delocalizzare la Basf

Audizione presso il V municipo sul tema della presenza dell'industria Basf Italia srl e la necessità di delocalizzarla. Bucci (IDV): "Necessità di tutelare la salute di ambiente e cittadini, all'insegna di uno sviluppo ecosostenibile"

Ricordate l’inceneritore a due passi dall’asilo nido? Al Consiglio del V Municipio si è tenuta un’audizione in merito alle questioni legate alla presenza dell’industria Basf Italia srl e alla necessità di una sua delocalizzazione a causa dei pericoli per cittadini ed ambiente connessi alla sua attività. L’incontro, condiviso da tutte le forze politiche, è stato promosso dal Consigliere del V Municipio e Presidente della Commissione Assetto del territorio, Paolo Francesco Pantano. Alla seduta del Consiglio municipale erano presenti anche l’assessore della Provincia di Roma Michele Civita, il responsabile della Asl RmB Magrelli e l’assessore comunale all’Ambiente Fabio De Lillo.

Claudio Bucci, Presidente della Commissione Ambiente e Cooperazione tra i Popoli al Consiglio Regionale del Lazio, ha sottolineato la “necessità di tutelare la salute di ambiente e cittadini, all’insegna di uno sviluppo ecosostenibile”. Pantano ha spiegato che “la Basf ha un’autorizzazione, prolungata obbligatoriamente fino all’autunno, per bruciare sostanze chimiche ad elevata tossicità”.

“Nel 2003, il Dipartimento epidemiologico RME ha riscontrato una mortalità per tumori superiore al 30% rispetto ad altre aree limitrofe dell’area urbana, prevalentemente linfomi tipici di zone adiacenti ad inceneritori. Successive indagini ambientali, condotte dalla ASL RMB, hanno evidenziato una concentrazione di diossina, il composto più tossico che esista, 10.000 volte più pericoloso del cianuro, da 5 a 20 volte superiore rispetto ad altri siti romani. Tutto ciò si accompagna a conseguenze non solo sull’atmosfera, ma, attraverso l’immissione delle acque reflue, sullo stato di salute dell’Aniene”.

La richiesta fatta alle istituzioni è di “un tavolo tecnico sulla questione”, spiega Pantano, “arrivando alla delocalizzazione dell’industria: esiste infatti dal 2006 un protocollo di intesa tra l’azienda prelevata dalla BASF, l’Engelhard, che lo prevedeva, ma che la nuova proprietà sembra ignorare. Questa necessità diventa oggi ancor più sentita, visto lo sviluppo urbanistico della zona e la presenza addirittura di un asilo nido a 300 metri dallo stabilimento”.

“Occorre intervenire per individuare una soluzione a questa che sembra essere una minaccia per ambiente e persone: la vicenda è ormai annosa e bisogna intervenire subito attraverso un crono-programma che veda la partecipazione di tutti gli organi istituzionali competenti” aggiunge Bucci. “Degna di nota è poi la dichiarazione del direttore dello stabilimento che, in un’intervista rilasciata a ‘Le Iene’, ha dichiarato che non manderebbe i suoi figli nell’asilo che sorge vicino all’industria chimica in questione”.

“La volontà non è però quella di demonizzare” conclude Bucci “E’ nostro dovere contribuire ad uno sviluppo ecocompatibile, a tutela della salute dei cittadini. Per questo, in accordo con quanto emerso nella riunione consiliare odierna, proporrò una serie di audizioni congiunte tra la Commissione che presiedo, la Commissione Lavoro e la Commissione Sviluppo economico affinché, ascoltate tutte le parti in causa, si arrivi alla migliore delle soluzioni per questa importante e delicata vicenda”.

Nel frattempo, i Comitati dei Cittadini di Case Rosse e di Settecamini, che più volte hanno denunciato il problema, fanno sapere di aver “scoperto l'esistenza di una nuova tecnologia denominata “AquaCritox/AquaCat“ che può sostituire l'inceneritore della Basf azzerando le emissioni in atmosfera e le acque reflue di lavaggio dei fumi che vengono attualmente versate nell’Aniene”. Nel documento inviato dai Comitati a tutte le autorità competenti, riportano che AquaCritox/AquaCat, tecnologia “indipendente dalle condizioni climatiche esterne”, recupererebbe il “100% dei metalli preziosi”, con “nessuna emissione nociva di prodotti di scarico o diossine”. Porterebbe alla “conversione del 99.9999% dei contaminanti”, e alla trasformazione del carbone organico in CO2, senza emissioni di Ossidi di Azoto (NOx ) né di Zolfo (SOx). Non ci sarebbero necessità di ridurre e di controllare i gas di scarico, e neeppure produzione di acque reflue contaminate con il lavaggio dei fumi. Catalizzatori omogenei ed eterogenei potrebbero essere trattati nello stesso impianto, non producendo odori. “Il processo, esotermico, costituisce una possibile fonte di energia rinnovabile”, e si tratterebbe si una “soluzione di lungo termine”, 10-20 anni.



 

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