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Sonia e Marco bloccati in Colombia da 70 giorni. L’appello al Ministro degli Esteri

Insieme a loro, altre quattro famiglie italiane sono bloccate in Colombia senza sapere quando potranno far ritorno in Italia

Avrebbe dovuto essere una tra le esperienze più belle della loro vita, sarebbe stato il ricordo più emozionante mai raccontato prima. E invece, il viaggio in Colombia, si sta trasformando in un infinito calvario. Sonia e Marco, già genitori di Diego (7 anni) sono partiti alla volta di Bogotà lo scorso 5 marzo, con un volo già in tasca fissato per il successivo 10 aprile, allo scopo di riportare in Italia Lucy, la piccola che i due genitori di Colli Aniene hanno adottato nel Paese estero. Il loro viaggio sarebbe durato poco più di un mese, il tempo necessario per svolgere tutte le pratiche burocratiche legate all’adozione, invece, il giorno successivo al loro arrivo è stato accertato il primo caso di Covid-19 in Colombia. Con questa notizia è iniziata la loro avventura e ad oggi, non si sa ancora quando finirà. Attraverso il nostro giornale, un appello al Ministro degli Esteri perché possa riportare a casa le famiglie italiane bloccate in Colombia.

Abbiamo raggiunto mamma Sonia e papà Marco a Bogotà, dove si trovano ora insieme ai loro due figli: “Siamo arrivati qui il 5 marzo. Avevamo l'incontro con Lucy fissato dall'ICBF per il 10 marzo a Cali. Infatti ci siamo spostati con un volo da Bogotà a Cali l'8 marzo – ha detto Sonia spiegando - L'iter adottivo in Colombia prevede l'incontro con il bambino, una settimana di integrazione (convivenza) con relazione finale dei servizi sociali. Poi ci si sposta a La Mesa (nei pressi di Bogotà) dove un Giudice di Famiglia emette la sentenza di adozione. Poi si torna a Bogotà per fare il passaporto della bambina e attendere l'autorizzazione della CAI (Commissione Adozioni Internazionali). Il tutto in genere dura circa 30 giorni”. La chiusura dei tribunali in Colombia: “Il giorno in cui abbiamo avuto la relazione positiva dei servizi sociali, avremmo dovuto spostarci a La Mesa (Bogotà) per la sentenza, invece i Tribunali hanno chiuso per l'emergenza Covid-19 (era il 16 marzo). E così siamo rimasti bloccati a Cali. 

A complicare ancora di più la situazione, l’annuncio del lockdown. “E’ iniziato il 20 marzo. Ma già con la chiusura del Tribunale e il conseguente blocco dell'iter adottivo abbiamo capito subito che ci aspettava un periodo lungo e difficile in questo Paese – ha aggiunto mamma Sonia - La difficoltà più grande è stata vivere nell'incertezza, e restare bloccati con due bambini in un piccolo appartamento, che non ha certo i comfort della nostra casa. Abbiamo dovuto cercare di rassicurare i bambini e far vivere loro una apparente "normalità" senza poter uscire mai di casa”. 

Dopo 42 giorni a Cali la famiglia ha avuto il permesso dalle autorità colombiane di poter rientrare a Bogotà, con un viaggio in auto di 11 ore, a causa del blocco di tutti i voli nazionali e internazionali. “Il tribunale di famiglia ha riaperto lavorando in modalità telematica il 27 aprile e in pochi giorni abbiamo avuto la sentenza, fatto il passaporto a Lucy e ottenuto l'autorizzazione della CAI per il rientro in Italia. Quindi da circa una settimana abbiamo concluso tutto l'iter e saremmo pronti per rientrare, ma non ci sono voli che possano riportarci a casa”.

Sonia e Marco sono a Bogotà insieme ad altre quattro famiglie adottive italiane, sono pronte per tornare a casa, ma per loro non ci sono voli. “Siamo in contatto quotidiano con l'ambasciata italiana a Bogotà, ma i pochi voli disponibili, organizzati dagli altri Paesi, riservano pochissimi posti agli italiani e hanno dei costi proibitivi: 1000€ a persona compresi i bambini, più il costo di un altro volo per raggiungere l'Italia una volta arrivati in Europa” ha spiegato ancora Sonia.

“Non pretendiamo un volo gratuito, ma solo che il nostro Governo acceda al meccanismo europeo di Protezione Civile, per realizzare voli a prezzi ragionevoli. La Germania ha realizzato così 147 voli, l'Italia solo 1 (a febbraio, per i crocieristi della Diamond)”. Infine l’appello: “Chiediamo al Ministero degli Esteri che si attivi per noi e per le altre 4 famiglie adottive bloccate come noi qui in Colombia. Siamo qui da 70 giorni, pensiamo che sia giunto il momento per i nostri figli di tornare a casa”.

A Colli Aniene tutti aspettano il ritorno di Marco e Sonia e dei loro bambini Diego e Lucy. Alla loro storia è stata dedicata anche proiezione dai "Proiezionisti anonimi": un faro sulla facciata di un palazzo e la scritta: "Marco e Sonia, Colli Aniene vi aspetta".

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