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Coronavirus, a Casal Bruciato la spesa popolare tra vademecum, richieste e dati

Il numero più alto di richieste arriva dalle donne, non ci sono necessità per gli abitanti under 35

Casal Bruciato - Immagine di archivio

Si sono autotassati perché hanno deciso che nessuno avrebbe dovuto essere lasciato solo. La storia di solidarietà degli attivisti della Casa del Popolo di via Satta a Casal Bruciato, è iniziata due settimane fa quando hanno iniziato ad affiggere le prime locandine per le strade del quartiere in cui annunciavano la possibilità di ricevere un pacco alimentare, poi il passaparola. “Abbiamo contattato una salumeria di quartiere e abbiamo iniziato a rispondere alle prime chiamate che inizialmente non erano tantissime, quando il numero si è incrementato ci siamo rivolti a un supermercato” hanno spiegato al nostro giornale. Già perché due settimane fa, la condizione di molte famiglie di Casal Bruciato (secondo quartiere a Roma per reddito pro capite più basso) non era ancora così drammatica come oggi. Da qualche giorno gli attivisti hanno avviato una raccolta fondi necessaria per far fronte alle numerose richieste.

La squadra vanta un numero di 18 volontari che si alternano nel ritiro della spesa e della consegna in base alle indicazioni che vengono fornite da tre attivisti che rispondono alle telefonate. “Abbiamo fornito a tutti un vademecum per seguire i comportamenti da adottare rispettando tutte le norme di sicurezza e muniti e di tutti i dispositivi necessari – hanno continuato – Cercheremo di provvedere anche all’acquisto di tute”. All’interno di ogni pacco che viene consegnato una volta al mese (o in casi di necessità con maggiore frequenza), oltre a olio, pasta, pelati, legumi, tonno, biscotti e latte, anche una mascherina realizzata in maniera artigianale. 

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C’è tanta difficoltà da parte delle famiglie a chiedere il pacco, come se si provasse imbarazzo” hanno spiegato ancora. In soli dieci gironi (dal 1 al 10 aprile) sono state ricevute 52 richieste (136 persone). Di questo totale, il 71% sono donne e il restante 29% uomini. Gli attivisti che compilano una scheda per ogni richiedente, hanno individuato in questi numeri: 25% di famiglie composte da una sola persona, 46% di famiglie con uno o più figli, 29% coppie. Non ci sono richiedenti di età inferiore a 35 anni, il 40% è di età compresa tra i 50 e i 65 anni e il 35% over 60. Di questi il 27% sono pensionati, il 36% disoccupati e il 32% ha perso il lavoro con l’emergenza Covid-19. Infine, l’83% del totale ha chiesto che il pacco venga consegnato non una tantum ma in maniera continuativa. “Lo Stato, deputato a risolvere i problemi di queste famiglie non lo sta facendo – hanno detto gli attivisti – C’è timore e preoccupazione, nessuno sa se riceverà i buoni spesa e quando”. 
 

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