Sabato, 31 Luglio 2021
Casal Bertone Casal Bertone / Via Galla Placidia

Microcitemia: la replica del centro studi alla risposta di Zingaretti

Antonio Amato, responsabile centro studi microcitemia: "Oggi non si effettuano esami di II livello in alcuna struttura sanitaria pubblica nel Lazio, perché da sempre ospedali e università si sono serviti esclusivamente dei nostri servizi specialistici"

Oltre cinquemila le firme raccolte per scongiurare la chiusura del centro studi microcitemia in via Galla Placidia, nel quartiere Casal Bertone, a causa della mancata erogazione di fondi dalla Regione Lazio. Una petizione che Antonio Amato, responsabile del centro ha consegnato personalmente al presidente Zingaretti. All'appello il numero uno della Regione ha risposto con una lettera indirizzata ai firmatari della petizione. Tra le spiegazioni del presidente, una su tutte: "La vicenda del Centro studi sulle microcitemie è stata trattata attentamente dalla Regione che ha garantito la copertura assistenziale ai pazienti e offerto garanzie occupazionali a tecnici e biologi".

La risposta, però, non placa la rabbia e la delusione degli operatori del centro, primo tra tutti, il dott. Amato che risponde: "La vicenda del Centro Studi Microcitemie di Roma è stata purtroppo trattata molto superficialmente dalla sua Amministrazione e la risposta al Programma di Attività del 2015, con la negazione del relativo contributo, è arrivata a ben sette mesi dalla presentazione dello stesso, dopo molti solleciti e dopo aver portato di fatto al fallimento l'ANMI Onlus che ha dovuto chiudere i servizi e licenziare tutto il personale".

Inoltre, riferendosi alla prospettiva occupazionale, risponde: "Per i dipendenti e i collaboratori del Centro non c'è stata alcuna 'garanzia occupazionale' e sono attualmente tutti disoccupati. Con la negazione del contributo è stato di fatto impedito al Centro ogni percorso di accreditamento istituzionale, per mancanza di risorse".

Sull'importanza del ruolo che il centro svolge, i cui locali dovranno essere consegnati e quindi sgomberati da macchinari e strumenti il 30 luglio, Amato precisa: "Oggi non si effettuano esami di II livello in alcuna struttura sanitaria pubblica nel Lazio, perché da sempre ospedali e università si sono serviti esclusivamente dei nostri servizi specialistici".

Un disagio vero per chi in anni di attività ha potuto avvalersi dei servizi del centro per gli esami di diagnostica emoglobinica. "Oggi i pazienti vengono quindi mandati fuori Regione. Delle sette strutture sbandierate come sostitutive del Centro, alcune hanno negato pubblicamente l'esecuzione del test mentre le altre, pur con la buona volontà dei colleghi ematologi, non sono in grado di fornire un servizio diagnostico completo come quello da noi offerto sino all'inizio di maggio" - continua Amato. 

"Solo nella giornata di oggi abbiamo ricevuto 43 telefonate di pazienti che sono allo sbando, non sanno a chi rivolgersi" - conclude amareggiato il responsabile del centro. 

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